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“Alagna e dintorni. Racconti ed emozioni”. Quando la montagna è memoria viva.

Entrare nelle pagine di Alagna e dintorni. Racconti ed emozioni non è stato certo difficile per me.
Mettermi nei panni dell’autrice e immaginare le emozioni che vive — e che rivive — ogni volta che torna ad Alagna Valsesia mi è sembrato naturale fin da subito.

Sono emozioni intense, profonde, che credo possano essere comprese davvero solo da chi ha un amore autentico per la natura, per le tradizioni e per quella cultura alpina che non è folklore, ma vita vissuta.

Devo ammetterlo: leggendo, ho provato anche un pizzico di invidia.
L’invidia buona, quella che nasce sapendo che Simona ha potuto attingere a ricordi familiari veri, concreti, a memorie di persone che la montagna non l’hanno solo amata, ma l’hanno abitata nei suoi aspetti più duri e più sinceri.

Nel libro, tra i ricordi, affiorano quelli della nonna, le giornate di lavoro e quelle rare, preziose giornate di festa. Racconti che ben descrivono il ritmo di una montagna fatta di sacrifici, di attese e di piccoli momenti condivisi.

Si parla di tradizioni forti e radicate, come la festa della Madonna delle Nevi a Otro: l’unico giorno dell’anno in cui le mucche venivano fatte pascolare solo al mattino e poi tenute in stalla, per permettere alle persone di concedersi un giorno di festa. Un dettaglio semplice, ma potentissimo, che racconta molto di come veniva vissuto il tempo.

Viene ricordato anche il Rosario Fiorito, una tradizione che fortunatamente è stata ripresa nel tempo e che, pur svolgendosi oggi in un periodo diverso rispetto all’origine, continua a coinvolgere molte persone, anno dopo anno, mantenendo e rafforzando il legame dei Walser. Un legame fortemente custodito e valorizzato anche da un’altra tradizione che coinvolge tutte le comunità walser delle Alpi: il Walsertreffen, il raduno delle genti walser che si tiene ogni tre anni, a rotazione, in una delle colonie che rappresentano la cultura, l’architettura e l’ambiente walser.

Tra le pagine emergono poi riferimenti a documenti storici che testimoniano una solidità etica e morale non scontata: la nascita della Società Gioventù Alagnese o quella dell’Eco del Monte Rosa, realtà nate come forme di mutuo soccorso, quando aiutarsi non era un concetto astratto, ma una necessità concreta.

libro di Simona Giardino

 

L’autrice racconta quanto ami salire sulle vette del Monte Rosa e le forti emozioni che le regala la salita alla Capanna Regina Margherita. Facendo un salto nel passato, ripercorre il momento in cui venne presa la decisione di costruire la Capanna-Osservatorio sulla Punta Gnifetti, inaugurata nel 1893 e costata 51mila lire, fino alla scelta della Regina Margherita — alla quale il rifugio è dedicato — di volere un edificio nuovo ed esclusivo. Il compito fu affidato all’impresario alagnese Antonio Carestia, anche lui lontano parente di Simona. Ed è anche per questo che il legame con Alagna e con il Monte Rosa diventa, per lei, ancora più forte e sentito.

Nel libro trova spazio un’interessante cronistoria della costruzione del rifugio.

A rendere questo racconto familiare ancora più intenso sono le fotografie, molte delle quali scattate dalla stessa autrice durante le sue numerose escursioni.

Trovano spazio anche alcune pagine dedicate alle meridiane: quei segni discreti dipinti sui muri di chiese e case, diffusi in tutta la valle, che raccontano il tempo in un modo diverso, più lento, più umano.

Verso la fine, il libro riporta una conversazione tra Simona e un’amica, che non riesce a comprendere il suo bisogno di trascorrere ore sui sentieri, camminando in montagna. È un dialogo semplice, quasi quotidiano. Eppure, attraverso le parole e l’amore che traspare per questa terra, qualcosa si muove anche nell’interlocutrice. Nasce un dubbio: che forse tutto ciò che Simona racconta possa essere vero. Ed è proprio lì che il libro colpisce nel segno.

Perché chi legge — anche chi pensa di “non capire” la montagna — si ritrova, almeno per un momento, a guardarla con occhi diversi.

Chiude il libro un immaginario dialogo tra Simona e i suoi scarponi. “Amici” cari e preziosi delle sue tante avventure sui sentieri di montagna. Instancabili quanto la sua voglia di viverla e di riviverla, ogni volta che le è possibile farlo.

Forse non tutti sentiranno lo stesso richiamo.
Ma a qualcuno, queste pagine lasceranno il dubbio che la montagna abbia ancora molto da raccontare.

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