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A Ferrera di Cravagliana un pomeriggio tra fotografie dal mondo e sculture dedicate alle donne

Ci sono pomeriggi un po’ grigi in cui il tempo sembra fatto apposta per restare in casa.

Quelli in cui, se ci si lascia andare alla pigrizia, la tentazione è accendere la televisione, leggere qualche pagina di un libro… oppure semplicemente non fare nulla e lasciare scorrere la giornata.

Io, che solitamente vivo meglio con le giornate piene di sole e magari anche un po’ più calde, ho dato un’occhiata – come spero facciano molti di voi – agli eventi che pubblico su questo sito o nel gruppo Facebook.

Tra le varie opzioni che mi si presentavano ho deciso di raggiungere la frazione Ferrera di Cravagliana, in alta Valsesia.

Qui, nell’ ex scuola elementare del paese, ha sede il gruppo incontro che da tempo organizza momenti culturali e iniziative dedicate alla storia, alle persone e alle tradizioni locali.

Sabato pomeriggio era stata organizzata una mostra dal titolo “Donne… l’altra faccia della Luna. Un viaggio tra le donne del mondo.”

Le fotografie di Claudia Crolla: uno sguardo sulle donne dell’Asia

Protagonista della parte fotografica della mostra è Claudia Crolla, fotografa borgosesiana che tra il 1987 e il 2019 ha viaggiato in molte zone dell’Asia.

I suoi scatti nascono da esperienze vissute in paesi come Bhutan, Pakistan, India, Afghanistan, Yemen e Birmania, lungo il Gange e in villaggi lontani dalle mete più turistiche.

Attraverso la fotografia ha cercato di raccontare l’essenza della vita delle donne incontrate lungo il suo cammino. Donne legate a tradizioni molto forti e a condizioni di vita difficili, ma capaci di esprimere una straordinaria dignità.

Le fotografie erano esposte lungo le pareti della grande sala che ospitava la mostra e il pubblico, composto da donne e uomini di diverse età e che ascoltava con attenzione i racconti di Claudia.

Storie di viaggi non sempre semplici, di incontri inattesi, di momenti di imbarazzo ma anche di grande complicità con le persone incontrate.

Nei suoi scatti si vedono volti di donne impegnate nelle attività quotidiane: alcune con occhi pieni di speranza o di malinconia, altre segnate da rughe profonde che raccontano non solo gli anni ma anche una vita di fatica.

I colori sono intensi, quasi vivaci, e spesso contrastano con la durezza della vita che certe immagini raccontano.

Per un pomeriggio, vite lontanissime dalla nostra si sono trovate sorprendentemente vicine.

Le sculture lignee di Dino Damiani

Accanto alle fotografie erano esposte anche le opere dello scultore grignaschese Dino Damiani.

Le sculture di Dino Damiani nascono da una lunga esperienza e da una profonda conoscenza del legno, materiale che l’artista lavora con pazienza e sensibilità.

Un tratto distintivo delle sue opere sono le lunghe mani delle figure e l’assenza dei piedi, un dettaglio simbolico che richiama il momento in cui la creazione prende forma.

Durante l’incontro qualcuno gli ha chiesto se avesse delle modelle di riferimento.

Damiani ha risposto con semplicità: «Non ho modelle precise ma osservo molto le modellle vere. Non mi piace riproporre quelle figure con le gambe lunghissime che arrivano quasi sotto il seno. Perciò, preferisco allungare le mani, anche in modo esagerato. È una scelta estetica, perché non mi piace fare figure schiacciate.»

Un modo personale di interpretare la figura femminile che rende le sue sculture immediatamente riconoscibili.

Ogni opera prende forma lentamente, partendo da un semplice blocco di legno che, attraverso il lavoro dello scalpello, diventa una presenza viva. È un’arte fatta di tempo, di tentativi e di continua ricerca, proprio come lo stesso Damiani ha raccontato durante l’incontro.

A prima vista queste sculture sembrano semplici, ma come ha spiegato lo stesso Damiani durante l’incontro, l’arte della scultura richiede anni di studio e pratica.

Non basta avere talento: bisogna sbagliare molte volte, ricominciare e imparare da ogni tentativo, proprio come gli ha insegnato il suo maestro.

Un omaggio ai due artisti

Il centro incontro, al termine della chiacchierata, ha voluto omaggiare i due Artisti con un libro dal titolo “Fili di memoria. Storie di genti e mestieri della Val Mastallone”. Frutto di un progetto iniziato nel 2022 e incentrato sulla raccolta di memorie relative a cultura, storia, attività economiche, antichi mestieri, folclore della comunità della Valmastallone, una delle valli laterali del Sesia.

Un pomeriggio di racconti, domande e condivisione

Tra racconti, curiosità e domande del pubblico, il pomeriggio è proseguito in un clima molto piacevole.

Alla fine dell’incontro, tutti siamo stati invitati a condividere una merenda con torte e dolci preparati dalle donne del gruppo incontro.

A tutte le donne presenti è stato inoltre donato un rametto di mimosa accompagnato da una poesia, un gesto davvero gentile che ho gradito moltissimo.

Un luogo che sa di comunità

Sono uscita da questo incontro con il cuore pieno di gratitudine.

Ho conosciuto persone davvero belle, ascoltato storie intense e visto fotografie e opere che lasciano il segno.

Questo luogo ha qualcosa di speciale: sa di casa, di comunità e di amicizia.

Sono certa che tornerò presto in occasione di altri eventi culturali.

Prima di andar via ho fatto una domanda a Claudia: se potessi partire domani, quale dei luoghi visitati sceglieresti per tornare?

La sua risposta è arrivata senza esitazione: India. Sempre e soltanto India.

Per chi desidera osservare dal vivo le opere dello scultore Dino Damiani, sarà possibile incontrarlo prossimamente a Varallo in Fiore, l’11 e 12 aprile, e successivamente a Lozzolo verso la fine di aprile.

📷Il borgo di Ferrera di Cravagliana

Ferrera è una piccola frazione del comune di Cravagliana a 615mt di altitudine, situata in Val Mastallone, una delle vallate laterali della Valsesia.
Questo borgo conserva ancora l’atmosfera tranquilla dei paesi di montagna, con case in pietra e vicoli silenziosi.

Un tempo queste località vivevano soprattutto di agricoltura, allevamento e lavoro nei boschi. Oggi rimangono luoghi dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Fortunatamente la comunità locale è molto unita e nascono iniziative culturali e momenti di incontro come quello che ho avuto il piacere di raccontare.

È proprio in contesti come questo che si percepisce quanto i piccoli paesi sappiano ancora essere luoghi di relazione, memoria e condivisione.

Prima di tornare a casa ho fatto due passi per il borgo di Ferrera ed ho scattato qualche foto che vi lascio qui sotto.

Come raggiungere Ferrera

  • In Auto: Da Varallo, si risale la val Mastallone per circa 15-20 minuti. Dopo aver superato il suggestivo Ponte della Gula, (in questo periodo è in corso un’opera di ristrutturazione, quindi non visitabile) si prosegue lungo i tornanti che costeggiano il torrente fino a incontrare le indicazioni per Ferrera. Il borgo è piccolo e raccolto; è  possibile lasciare l’auto nel parcheggio all’ingresso della frazione per poi proseguire a piedi tra i vicoli.
  • In Autobus: La zona è servita dalle linee extraurbane che collegano Varallo con l’alta Val Mastallone. Si consiglia di verificare gli orari aggiornati sul sito dell’Unione Montana Valsesia
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