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“Genti operose ai piedi del Rosa”: un viaggio nell’Alagna di un tempo

Leggere un libro come “Genti operose ai piedi del Rosa” di Emilio Stainer è davvero come fare un salto nel passato.

Ma non in un passato qualunque.

Non è una storia che potrebbe essere accaduta ovunque, con luoghi e personaggi intercambiabili. Queste pagine appartengono ad Alagna, alla sua gente, alle sue montagne e a un modo di vivere che oggi sembra lontanissimo, eppure ci separano da quell’epoca poco più di cento anni.

Siamo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e, pagina dopo pagina, davanti agli occhi prendono forma mestieri, famiglie, personaggi e piccoli spaccati di vita quotidiana.

Ed è proprio questo che mi è piaciuto tanto del libro.

Non si ha la sensazione di leggere semplicemente la storia di un paese: sembra quasi di poterla guardare.

Riesco a immaginare molto bene le persone al lavoro, le case, le botteghe, i gesti degli artigiani e delle persone citate nel libro. Percepisco, pagina dopo pagina, la fatica e l’ingegno ma anche la capacità di cogliere ogni opportunità che la montagna poteva offrire.

Perché quasi nulla poteva essere sprecato. Ogni risorsa aveva un valore, ogni gesto aveva uno scopo.

Monte Rosa eventivalsesia
Monte Rosa eventivalsesia

La curiosità di scoprire un’Alagna diversa

Ero molto curiosa di leggere questo libro anche per un motivo personale: amo Alagna, la sua storia e la cultura walser.

Mi affascina soprattutto quel forte senso di appartenenza che credo si possa ritrovare in modo particolare nelle vallate alpine.

Luoghi che, a pensarci, potrebbero sembrare difficili e persino ostili nei quali vivere. Eppure, guardandoli meglio, sono territori nei quali la natura ha dato moltissimo: la terra, l’acqua, i boschi, i pascoli, la neve, il sole e la montagna stessa.

Risorse che gli abitanti sin da tempi lontani hanno imparato a conoscere, rispettare e soprattutto utilizzare.

Perché è vero che la necessità aguzza l’ingegno. E la storia dei Walser ne è una dimostrazione straordinaria. Quando, a partire dal Medioevo, si insediarono nelle alte vallate alpine e anche in Alta Valsesia, dovettero adattarsi a un territorio bellissimo ma certamente non facile. Impararono a sfruttarne le possibilità, a organizzare il lavoro e a trovare il modo di sostenere le proprie famiglie con ciò che la montagna poteva offrire.

Non a caso la laboriosità è diventata uno dei tratti che più associamo alla cultura Walser.

Ed è proprio questa laboriosità che Emilio Stainer riesce a riportare alla luce così bene. Attraverso persone che lavoravano, inventavano, commerciavano, partivano, tornavano, affrontavano difficoltà e cercavano, ciascuna a modo proprio pur di mantenere le famiglie e costruirsi un futuro.

Ed è forse questa la cosa più bella di “Genti operose ai piedi del Rosa”: mentre lo leggi, non trovi soltanto date e avvenimenti, ma soprattutto “Persone”.

Il libro si suddivide in tre capitoli: I mestieri – gli ambienti di lavoro e infine professioni e associazioni.

Devo ammettere che tutte le persone menzionate nel libro hanno catturato la mia attenzione ma alcune più di altre. Ad esempio il sig. Guglielmo Guglielminetti, “Il tornitore”, che non nacque ad Alagna ma vi arrivò dopo essersi sposato, in giovane età, con Maria, entrambi originari di Sambughetto, in Valle Strona.

Guglielmo imparò il mestiere di tornitore da un suo zio in tenera età e, grazie alla sua passione e intraprendenza, divenne un bravissimo artigiano in questo settore. Ma non solo!

Mentre viveva ad Alagna e cercava un luogo adatto dove creare il suo laboratorio, intraprese numerose ascensioni sul Monte Rosa. Anche in questo divenne molto bravo, tanto che fu segnalato al CAI e nel 1903 venne iscritto al Corpo Guide di Alagna.

Fu il primo a scalare la parete sud della Punta Gnifetti, impiegando 10 ore, in cordata con Giuseppe Chiara.

Ebbe quattro figli e dovette affrontare anche alcune vicissitudini sfortunate. Nel 1913, essendo ormai noto per le sue capacità, venne chiamato dal CAI insieme alla guida Eugenio Piana per accompagnare un prete salesiano, fotografo e alpinista, nella Terra di Magellano.

Questi voleva tentare la scalata al Monte Sarmiento ma, dopo diverse settimane di tentativi, furono costretti ad abbandonare l’ascesa a soli 400 metri dalla vetta a causa del maltempo. Rientrarono così in patria, un po’ amareggiati.

Guglielmo riprese la sua attività di tornitore, ma compì anche un’altra impresa mai più ripetuta da nessuno: la scalata della cresta nord della Piramide Vincent, insieme alla guida Cerini.

Morì all’età di 95 anni, lasciando un bel ricordo in chi ebbe modo di conoscerlo.

Anche la storia del “Fabbro” Eugenio Debernardi mi è piaciuta. Viveva a Pedemonte con la sua numerosa famiglia, composta dalla moglie Claudina e dai sei figli. Era molto bravo nel suo lavoro e vi si dedicava per tutta la giornata, concedendosi soltanto una breve pausa per il pranzo.

Sapeva fare di tutto con il ferro, ma si era specializzato nella realizzazione di serrature per le porte d’ingresso delle case. Quando venivano costruite nuove case Walser, veniva interpellato e, dopo aver esaminato il progetto, realizzava la chiave di legatura strutturale, un elemento molto importante per garantire la stabilità dell’edificio. Questi ferri si possono vedere ancora oggi all’esterno delle case: sono quegli elementi disposti verticalmente sui muri.

C’è la storia del “Bottaio” Giovanni Bottoni, abilissimo falegname che si era creato un piccolo laboratorio a Otro, perchè qui, secondo la sua esperienza, si trovavano gli alberi adatti per i tipi di secchielli e contenitori in legno che ben sapeva creare. Persona molto stimata anche come guida alpina.

Val d'Otro
Val d’Otro eventivalsesia

E poi… la Tessitrice, la Filatrice, il Pastore, il Tagliapietre, la Mugnaia. Tutte persone che avevano imparato un mestiere dalle proprie famiglie d’origine e che, a loro volta, grazie a quel mestiere riuscivano a sostenere le proprie famiglie e, allo stesso tempo, a offrire prodotti e servizi di cui gli altri avevano bisogno.

Insomma, è un po’ come immaginare una vera e propria economia circolare del paese. Ognuno, con il proprio “saper fare”, permetteva a sé stesso e alla comunità di vivere in modo dignitoso, malgrado le difficoltà del periodo e del luogo.

Il libro racconta anche i luoghi dei mestieri, alcuni dei quali hanno lasciato tracce ancora oggi riconoscibili sul territorio. C’era, ad esempio, la segheria nella frazione Resga, alimentata dalle acque del torrente Otro e ancora oggi visibile nei pressi della bellissima cascata d’Otro. C’erano poi le concerie, dove venivano lavorate le pelli di pecora utilizzate anche per realizzare sacchi destinati al trasporto delle graminacee e di altri prodotti; la cava delle piode, il forno della calce, la fucina, fino ad arrivare al 1926 e alla produzione industriale del tessuto Mezzalana.

Il racconto si sposta infine dalle attività manuali alle professioni, quelle svolte da persone che avevano avuto la possibilità di studiare e che mettevano poi le proprie conoscenze al servizio della comunità: il medico condotto, il parroco e la levatrice.

Figure molto diverse tra loro, ma tutte importanti nella vita quotidiana del paese. Alcune furono anche protagoniste di episodi curiosi, come nel caso del parroco Don Gatti, coinvolto in simpatiche controversie che però si concludevano in modo civile e rispettoso.

Un’altra pagina interessante è quella dedicata all’associazione “L’Eco del Monte Rosa” – Sezione Svizzera, nata per iniziativa di alagnesi emigrati all’estero per lavoro, ma rimasti profondamente legati alla loro terra d’origine. L’associazione aveva innanzitutto una funzione di mutuo soccorso, verso i propri soci in caso di malattia, infortunio o altre difficoltà. Ma il suo ruolo andava ben oltre. Quel legame con Alagna si tradusse in numerose iniziative e progetti destinati a migliorare le condizioni di vita della comunità del paese.

Emilio Stainer – l’autore del libro

A questo punto mi sembra giusto spendere qualche parola anche su Emilio Stainer, l’autore del libro.

Nato nell’ottobre del 1923 nella frazione Merletti di Alagna, Emilio Stainer è scomparso nel 2025 all’età di 102 anni, dopo una vita davvero lunga e ricca di esperienze. Durante la Seconda guerra mondiale fu arruolato nel Corpo degli Alpini e trascorse anche ventidue mesi di prigionia. In seguito conseguì il diploma di perito tessile e si dedicò all’insegnamento, prima a Borgosesia e poi nelle scuole medie di Valduggia e Quarona.

Ma soprattutto Stainer rimase sempre molto legato ad Alagna e alla cultura Walser. Nel corso degli anni ricoprì diversi incarichi e fu tra i fondatori della Pro Loco di Alagna, del Museo Walser di Pedemonte e dell’Associazione Walser Gmai. Conosceva la lingua walser e collaborò anche alla realizzazione del Dizionario Italiano-Tittschu.

Nel 1983 fu tra gli organizzatori del Walsertreffen di Alagna e nel 2007 venne nominato presidente onorario in occasione del Raduno Walser.

Leggendo tutto questo si capisce ancora meglio perché nel libro ci siano così tanti particolari, nomi, luoghi e ricordi. Emilio Stainer non raccontava Alagna da semplice osservatore: raccontava il paese e una comunità di cui aveva fatto parte per tutta la vita e alla quale era rimasto profondamente legato.

A questo punto mi sembra giusto spendere qualche parola anche su Emilio Stainer, l’autore del libro.

Nato nell’ottobre del 1923 nella frazione Merletti di Alagna, Emilio Stainer è scomparso nel 2025 all’età di 102 anni, dopo una vita davvero lunga e ricca di esperienze. Durante la Seconda guerra mondiale fu arruolato nel Corpo degli Alpini e trascorse anche ventidue mesi di prigionia. In seguito conseguì il diploma di perito tessile e si dedicò all’insegnamento, prima a Borgosesia e poi nelle scuole medie di Valduggia e Quarona.

Ma soprattutto Stainer rimase sempre molto legato ad Alagna e alla cultura Walser. Nel corso degli anni ricoprì diversi incarichi e fu tra i fondatori della Pro Loco di Alagna, del Museo Walser di Pedemonte e dell’Associazione Walser Gmai. Conosceva la lingua walser e collaborò anche alla realizzazione del Dizionario Italiano-Tittschu.

Nel 1983 fu tra gli organizzatori del Walsertreffen di Alagna e nel 2007 venne nominato presidente onorario in occasione del Raduno Walser.

Leggendo tutto questo si capisce ancora meglio perché nel libro ci siano così tanti particolari, nomi, luoghi e ricordi. Emilio Stainer non raccontava Alagna da semplice osservatore: raccontava il paese e una comunità di cui aveva fatto parte per tutta la vita e alla quale era rimasto profondamente legato.

Grazie, Emilio, per questi ricordi così belli e intensamente veri!

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