“Un viaggio fra: libri… volti… gatti… fiori… colori… e…”. È questo il titolo della mostra di Spiros che in questi giorni anima i portici della Biblioteca Civica di Varallo. Un titolo che incuriosisce e che, dopo aver visitato l’esposizione, acquista ancora più significato.
Avevo già pubblicato riguardo a questo evento altri due articoli: uno prima dell’inaugurazione e uno subito dopo. Questa volta, però, volevo raccontare ciò che ho provato io.
Ho avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Spiros, al secolo Dario Bosio, che mi ha confidato quanto ritenga importante essere presente durante le proprie esposizioni. Non solo per salutare i visitatori, ma per dialogare con loro, spiegare le sue opere, ascoltare le impressioni di chi si ferma ad osservarle.
Ed è proprio quello che è successo.
La prima cosa che colpisce sono i colori. Tanti, intensi, vivi. Per me, che amo i colori, è stato un colpo d’occhio bellissimo.
Poi però ho iniziato a guardare meglio.
Perché queste opere chiedono tempo. Non basta uno sguardo veloce. Alcune sono accompagnate da lunghe spiegazioni che aiutano a comprenderne il significato, ma soprattutto raccontano il percorso emotivo che le ha generate.
Dietro ogni quadro ci sono emozioni, esperienze, riflessioni. A volte appartengono direttamente all’artista, altre volte sono storie che lo hanno toccato profondamente.
Parlando con lui mi sono resa conto di avere davanti una persona estremamente sensibile, capace di osservare il mondo con grande attenzione.
A un certo punto mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa.
“I colori sono quelli che ognuno di noi ha dentro di sé. A volte però la vita li spegne. Io provo a riaccenderli.”
Credo che questa frase racconti molto del suo modo di dipingere.
Spiros cerca di trasformare anche il dolore in qualcosa che possa emozionare chi guarda. I colori diventano così uno strumento per dare luce anche alle storie più difficili.
Mi ha parlato delle sue opere dedicate alle donne iraniane, dell’alpino morto nella guerra in Ucraina, della toccante Famiglia nel bosco, che affronta il tema della separazione di una famiglia e delle conseguenze che può avere sui figli.

Argomenti duri, che lui sente il dovere di raccontare attraverso l’arte.
Mi ha anche detto un’altra cosa che condivido profondamente.
Secondo lui nella vita è importante avere sempre delle “proiezioni quotidiane”, piccoli obiettivi che ci aiutino a guardare avanti.
Anche la moglie, presente insieme a lui, ha contribuito a rendere questo incontro ancora più piacevole. Si percepiva la stessa sensibilità, la stessa disponibilità ad accogliere chiunque si avvicinasse alle opere.
E forse è proprio questo il motivo per cui consiglio di visitare la mostra quando l’artista è presente.
Perché un quadro non è soltanto ciò che vediamo.
È anche ciò che ascoltiamo.
È il racconto che c’è dietro.
È l’emozione che nasce quando qualcuno ti spiega perché ha scelto proprio quei colori, proprio quella forma, proprio quel soggetto.
Ogni artista comunica attraverso ciò che sa fare meglio.
Noi, come visitatori, dovremmo concederci più spesso il tempo di fermarci, osservare e, perché no, fare una domanda.
Perché è in quel momento che un’opera smette di essere soltanto un’immagine e diventa un dialogo.
Io, davanti ai lavori di Spiros, ho provato tante emozioni.
Forse quel “…e…” del titolo non è stato scelto a caso. Perché, alla fine della visita, ognuno aggiunge qualcosa di suo: un ricordo, una riflessione, un’emozione. Io sono uscita con la sensazione di aver incontrato non solo un artista, ma una persona capace di trasformare i colori in un linguaggio che arriva dritto al cuore.
La mostra sarà visitabile fino al 26 luglio, sotto i portici della Biblioteca Civica di Varallo, durante gli orari di apertura della biblioteca, da lunedì a venerdì ore 14.30 – 18.30, Martedì ore 9 – 12, sabato ore 9 – 12 e 15 -19 Domenica ore 10-12 e 15-19. In occasione dell’Alpàa anche con Apertura serale dal 10 al 19 luglio dalle 14.30 – 23.00.
foto mostra Spiros
mostra di Spiros a Varallo luglio 2026















