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Il bosco alpino e il fuoco: come tornano le piante dopo un incendio

di Francesco Taurisano

Il larice, la betulla, il castagno, il frassino e il faggio compongono un mosaico ecologico che occupa fasce altitudinali diverse, dal fondovalle fino ai boschi di montagna. Dopo il passaggio delle fiamme non reagiscono nello stesso modo. Alcune piante possono ricacciare dalla base; altre hanno bisogno dei semi prodotti dagli alberi rimasti vivi. E, nello stesso bosco, la risposta cambia anche in base a quanto il fuoco ha danneggiato alberi e terreno.

Il castagno può ricacciare dalla ceppaia

Il castagno ha una risorsa che può sopravvivere anche quando la parte aerea è stata distrutta: le gemme alla base del tronco e nella ceppaia. Se restano vitali, da lì possono partire nuovi polloni. Anche la corteccia degli alberi adulti offre una certa protezione ai tessuti sottostanti, ma la sopravvivenza dipende dalla severità dell’incendio.

La vulnerabilità di un castagneto non si esaurisce nel momento in cui passa il fuoco. Dove la gestione è stata abbandonata, il recupero può essere più difficile: gli alberi danneggiati, la competizione con altre piante e le condizioni del suolo influiscono su ciò che crescerà negli anni successivi.

Leggi anche: Quando il bosco brucia cosa succede davvero durante e dopo

Betulla e frassino non partono dalle stesse condizioni

 foto di Franscesco Taurisano incendi in Valsesia

La betulla produce piccoli semi alati che il vento può trasportare fino alle superfici aperte dal fuoco. È una delle vie con cui può tornare nelle zone bruciate; in alcuni casi può anche ricacciare dalla ceppaia. Sono due possibilità diverse, che dipendono dagli alberi sopravvissuti nelle vicinanze e dalla vitalità delle piante colpite.

Un frassino giovane, con il tronco ancora sottile, è più esposto al calore perché la corteccia protegge meno i tessuti sottostanti. Per capire se una pianta potrà riprendersi, però, non basta guardare il colore delle foglie o del tronco subito dopo il passaggio delle fiamme.

Per il larice contano gli alberi rimasti vivi

Il larice affida gran parte della propria rinnovazione ai semi. Quelli degli alberi superstiti, dentro o ai margini dell’area bruciata, possono raggiungere il suolo rimasto scoperto. Qui la luce favorisce la crescita delle nuove piante, ma servono anche condizioni adatte di umidità e una fonte di semi abbastanza vicina.

Non tutti i larici colpiti dal fuoco muoiono. Gli alberi adulti possono resistere a incendi meno severi, mentre i giovani sono più vulnerabili. Studi condotti nelle Alpi occidentali mostrano che la ricrescita del larice varia con la severità del fuoco e con la distanza dagli alberi che producono semi. Alle quote più basse, inoltre, il caldo e la scarsità d’acqua possono rendere più difficile la sopravvivenza delle piantine.

Il faggio può tornare dai semi

Nelle faggete il fuoco è stato a lungo un disturbo meno frequente che in altri ambienti. Un faggio adulto danneggiato non ricaccia dalla ceppaia con la stessa facilità del castagno. La ripresa può arrivare soprattutto dai semi degli alberi rimasti vivi: negli anni di forte fruttificazione, le faggiole trovano spazio sul terreno aperto e possono dare origine a molte nuove piante. Anche qui, però, bisogna osservare la risposta del bosco negli anni successivi prima di decidere come intervenire.

Che cosa decide se un albero sopravvive

 foto di Franscesco Taurisano incendi in Valsesia

Negli alberi uno dei tessuti più delicati è il cambio, un sottile strato sotto la corteccia da cui dipende la crescita del tronco. Se il calore lo danneggia gravemente, la pianta può deperire anche dopo che l’incendio è stato spento. Lo spessore della corteccia aiuta a proteggerlo, ma contano anche la durata dell’esposizione al calore e le condizioni dell’albero.

Quando il fuoco raggiunge le chiome, la perdita degli alberi che producono semi può rendere più lenta la rinnovazione. Non significa però che siano scomparse tutte le possibilità di ripresa: alcune ceppaie possono restare vitali e i semi possono arrivare dalle piante sopravvissute nelle vicinanze.

Per questo il bosco non torna tutto insieme. Castagno, betulla, larice e faggio seguono strade diverse, e persino due parti dello stesso versante possono riprendersi con tempi differenti. Prima di parlare di un bosco perduto o di piantare nuovi alberi, vale la pena vedere che cosa la stagione successiva farà ricomparire.

Francesco Taurisano
Fotografo specializzato in progetti outdoor, documentari ed editoriali

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