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Il Monastero Benedettino di St. Oyen: vivere nella pace, pregare per la pace

I Serravallesi in visita a Suor Letizia

Un’oasi di tranquillità all’inizio della via Francigena: nella valle del Gran San Bernardo, a metà strada tra Aosta e il valico del Gran San Bernardo (Mongiove), si trova il paese di Saint-Oyen, dove, a 1350 m. d’altitudine, sorge il complesso monastico denominato “Château Verdun” una casa forte, sita in mezzo al verde, che dall’ XI secolo, con i terreni adiacenti, è sempre stata al servizio dell’Ospizio del Gran San Bernardo, sia come sosta per viandanti e per muli, sia come cascina per il rifornimento dell’Ospizio stesso.

Nel 2002 il Monastero benedettino Mater Ecclesiae di Orta San Giulio, in provincia di Novara, scelse il Comune valdostano per una sua fondazione: il nuovo Priorato Benedettino Regina Pacis dove vivevano sette suore, che oggi sono diventate una ventina. Dal 12 ottobre 2018 la Comunità benedettina di Saint-Oyen cammina sulle sue gambe: le monache del nuovo monastero, riunite in capitolo elettivo sotto la presidenza del Vescovo, hanno eletto Madre della Comunità suor Maria Agnese Tagliabue.

L’edificio che ospita il monastero nel 2004 venne ampliato una prima volta, ma nel 2014 si rese necessario un ulteriore ampliamento, mediante il restauro e risanamento conservativo del fabbricato denominato “Grange Vieille” ove collocare, principalmente, i locali di uso comune e quelli accessibili anche alle persone esterne. Dal 2012 è attiva la casa vacanze di Chateau-Verdun aperta a tutti, pensata per accogliere pellegrini, viandanti e semplici turisti interessati a godere della quiete e a ritrovarsi nello spirito più autentico del messaggio di San Bernardo. Di proprietà della Diocesi di Aosta, la casa offre la possibilità di trascorre un periodo di riposo e di conforto spirituale in un ambiente rilassante

Ogni anno agli inizi di luglio i Serravallesi si recano in pellegrinaggio a Saint Oyen per incontrare Suor Maria Letizia, al secolo Patrizia Schena, monaca benedettina, che fu operaia per ventuno anni presso la Manifattura Lane di Borgosesia, acquistando anche una piccola casa a Serravalle. Un giorno la “ragazza che stirava cantando”, come la definivano le sue vicine, avvertì la chiamata del Signore, che si manifestò con una sensazione di “soavità”. Fu accolta nel Monastero benedettino Mater Laetitiae, che sorge sull’Isola di San Giulio a Orta: “Avvisai subito Madre Canopi che non amavo studiare e che a fatica avevo conseguito il diploma di terza media, ma volevo seguire il Signore: fui accolta e oggi sono qui con voi a condividere la mia gioia”.  Nel 2024 Suor Maria Letizia ha festeggiato il 25° di Professione Monastica: l’incontro è stato davvero gioioso, e il suo dono prezioso.

Dal monastero di Saint-Oyen giunge la voce delle monache benedettine, che hanno scelto di vivere in comunità una quotidianità scandita dal lavoro (all’interno esistono laboratori di tessitura, stampa, iconografia, creazione di icone artigianali, creazione di candele con i fiori, delle quali è specialista Suor Maria Letizia e preghiera, vita comunitaria e accoglienza) e dalla preghiera.

Entrando in Cappella si è accolti dal suono antico della cetra, che prelude ad un viaggio fuori dal tempo, alla ricerca della più profonda interiorità, accompagnati dalla Madre che, in un mondo dominato dall’immagine, invita all’ascolto, spiegando che la scelta di lasciarsi alle spalle il mondo, non vuol dire rinunciare al mondo: la loro cappella è aperta ai visitatori per condividere preghiera e riflessioni: “Esiste una profonda osmosi tra il monastero e il mondo: noi preghiamo per la Pace, che non vuol dire solo esprimere a parole, ma impegnarsi in prima persona”.

La madre ha condiviso con il gruppo serravallese, guidato dal Parroco Don Ambrogio, da Monsignor Gianluca Gonzino e dal Diacono Emilio Forte, una riflessione sul tema del “Perdono”, sia quello che si riceve, che quello che viene accordato: “Nelle Beatitudini, che possono essere considerate la Magna Charta della vita cristiana, si dice che prima ci si deve riconciliare con il fratello e poi offrire il proprio perdono, parole che sono all’esatto opposto della nostra logica umana. Dobbiamo essere noi a fare il primo passo, liberando il cuore da ogni forma di risentimento o di rancore”. La madre si è poi soffermata sulla differenza tra perdono e riconciliazione. Si può infatti perdonare senza riconciliarsi, ma mai riconciliarsi senza aver davvero perdonato. Chi perdona riesce ad andare oltre la rabbia ed il rancore per un torto subito, il suo atteggiamento alleggerisce in primis la sua persona, non necessariamente colui verso il quale è rivolto. La riconciliazione, diversamente, implica maggiormente l’altro, perché comporta un ristabilimento della relazione, una ripresa dei rapporti, cosa che il perdono non include per forza. Per questo si può perdonare, ma non desiderare più una relazione con qualcuno. “Il perdono è un cammino” disse la consorella di Suor Laura Mainetti, che nel 2000 fu assassinata da tre ragazze durante un rito satanico. Suor Maria Agnese ha poi ricordato che nella Bibbia ci sono versetti che chiedono a Dio vendetta contro il nemico: “Dio sa quello che agita il nostro cuore, che tra i nostri sentimenti alberga anche la volontà di vendetta, e chiede di affidare a lui quel carico, senza vergognarsi, senza farsi giustizia da soli”. Il 5 febbraio del 2006, nella chiesetta di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, noto per il suo impegno nel promuovere il dialogo tra Cristianesimo e Islam, lì nel cuore del Medio Oriente, dove lui stesso era voluto andare come artigiano di pace, costruttore di ponti, venne assassinato a sangue freddo.

Martin Mordechai Buber, filosofo, teologo e pedagogista austriaco, naturalizzato israeliano, invitava a imparare a perdonare se stessi, mettendosi in guardia contro l’autofustigazione. “Il perdono è incondizionato, il male commesso è alle spalle, bisogna dedicarsi a infilare perle per la gioia del cielo” ha concluso Suor Maria Agnese, invitando il gruppo a partecipare alla celebrazione della essa officiata da Don Ambrogio, Monsignor Gianluca e da un sacerdote locale. Nell’omelia Monsignor Gonzino ha ringraziato la Madre e le sorelle per l’accoglienza riservata, ricordando come la pagina del Vangelo citi i nomi e le età degli Apostoli: “Solo Pietro e Gesù avevano più di vent’anni gli altri erano giovanissimi, apriamo con la stessa gioia ed entusiasmo il cuore alla grazia, vivendo questa giornata spirituale, assaporando la forza dello Spirito”.

Nel pomeriggio, dopo l’incontro con Suor Maria Letizia, sulla via del ritorno, è stata fatta una sosta a Verrès, per visitare il castello, la poderosa fortezza degli Challant, un cubo di trenta metri di lato, arroccato su una picco roccioso, in posizione difensiva e strategica, raggiungibile attraverso un sentiero in salita, che nel pomeriggio caldissimo era davvero proibitivo. La faticosa salita è stata premiata perché la guida Brunella ha illustrato e fatto visitare il castello, un capolavoro di ingegneria e di sapienza militare, costruito tra il 1372 e il 1390, rimaneggiato nel Cinquecento dallo spagnolo Pietro della Valle. Nei secoli il castello subì abbandoni e distruzioni, oggi è di proprietà dello Stato ed è stato restaurato, ripristinando le coperture, ricreando gli articolati spazi interni: “E’ l’unico castello valdostano riscaldato e viene utilizzato durante il Carnevale”.

Alle 18.30, puntualmente, il pullman è ripartito alla volta di Serravalle: la giornata si è conclusa lasciando in tutti partecipanti un senso di leggerezza e di pace.

Piera Mazzone

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