Sono entrata alla mostra di Presepi e opere della Natività a Palazzo d’Adda, con la voglia di scoperta e la gioia di un bambino.
Già, perché ogni volta che osservo un presepe torno immediatamente a quando ero bambina e lo costruivo in casa.
Lo facevamo sempre in cucina, il luogo più vissuto, quello che mi permetteva di guardarlo spesso e da vicino. Ricordo bene la ricerca del muschio più verde e compatto, la scelta delle statuine, delle casette, delle lucine e di tutti quei piccoli particolari che lo rendevano quasi reale. Quanto mi piaceva!
Ecco perché adoro vedere i presepi: mi fanno sentire di nuovo bambina e mi tornano alla mente bellissimi ricordi.
Appena entrata nel palazzo, la prima opera che mi ha colpita è stata il presepe meccanico realizzato da Valerio Galletti. Un presepe di 80×120 cm, ricco di soggetti in movimento. Per aiutare il visitatore, l’artista ha posto appeso alla parete, un elenco dei movimenti da osservare, per non perdersi nulla e quindi vivere tutta la magia del presepe.
Tra miniatura, materiali e immaginazione.
La visita è proseguita tra le sale dove ci si rende conto subito di quanto siano diverse le interpretazioni della Natività.
Alcuni presepi sono veri e propri piccoli mondi che sembrano in movimento, la vita quotidiana scorre in miniatura; altri più essenziali, quasi minimalisti.
Alcuni presepi mi hanno sorpresa per l’ambientazione: sono infatti proposti all’interno di oggetti ad uso quotidiano – una cesta, una caffettiera, una botte, una lanterna, un cassetto, un tronco.
Piccoli o grandi, ritagliati nella carta o allestiti con materiali insoliti, come i francobolli, ogni presepe ha il suo perché. Ognuno svela qualcosa di chi lo ha ideato, del suo modo di guardare il mondo e di raccontare questa storia.
Molti materiali utilizzati sono di recupero e trovano una seconda, nobile esistenza. Anche puncetto e macramé, frutto di creatività e abilità manuale, sono parte dell’allestimento: sono stati usati per vestire i personaggi o per arredare le scene, aggiungendo calore e cura ai dettagli.
Tutte le opere invitano silenziosamente a fermarsi, ad osservare, a immaginare.
La Natività come racconto umano.
Famiglie unite, pastori, genti di villaggi, artigiani, agricoltori, animali: tutto sembra riportare a un ricordo lontano, come se ci fossimo stati davvero in quel tempo, o forse come se avremmo voluto esserci.
Si torna bambini, ma da adulti si percepisce forte il senso di comunità e di condivisione che emerge da ogni scena. Ed è proprio questa varietà a rendere la mostra così interessante: non esiste un’unica interpretazione, ma tante sensibilità diverse.
A questo racconto natalizio si aggiungono anche i quadri esposti alle pareti, altri modi personali di interpretare la Natività. Anche qui mi sono lasciata colpire dalla mano degli artisti, che hanno raccontato uno dei doni più grandi della vita attraverso stili, tratti e visioni diverse.
Dietro ogni presepe e ogni quadro, c’è una persona: con la propria sensibilità, il proprio tempo e il proprio modo di raccontare.
Alla Mostra di Presepi e opere d’arte 2025 hanno partecipato:
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Gianna Asietti
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Anna Camosso
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Gianni Cerutti
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Elisabetta Cestaro
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Elisa Cortis
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Jacopo De Dominici
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Nunzia Di Mascio
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Caterina Filice
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Valerio Galletti
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Gianpaolo Gariup
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Gregorio Gianoglio
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Giannina Gobatto
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Piero Lazzarini
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Aldo Marchini
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Romeo Marchini
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Melina Merlino
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Leonardo Pagani
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Nello Palladino
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Roberta Scatt
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Gaetano Scognamiglio
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Luisa Ticozzi
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Claudia Tiramani
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Fiorenza Tiramani
Un invito alla visita.
La mostra di Presepi e opere della Natività a Palazzo d’Adda sarà aperta al pubblico fino al 6 gennaio.
Lasciatevi coinvolgere anche voi da questo racconto fatto di immagini, silenzi e ricordi, e concedetevi il lusso di tornare bambini, anche solo per un momento.
Sono sensazioni belle, che una volta uscite continuano a restare addosso.




















































