Pochi giorni dopo l’ultimo concerto della 46ª edizione di Musica a Villa Durio, che ha coinciso anche con un traguardo importante come il 25° anno della rassegna varallese, ho avuto il piacere di incontrare il suo direttore artistico per una chiacchierata a mente ancora calda.
Come spesso accade, ero presente anche a questo concerto conclusivo, che ha visto protagonista il Maestro Massimo Giuseppe Bianchi: un’esecuzione di altissimo livello, capace ancora una volta di creare un legame profondo con il pubblico. La sala di Villa Durio, proprio quella dove tutto è iniziato venticinque anni fa, era gremita: un pubblico variegato, attento e partecipe. Un segnale chiaro della qualità di una rassegna che da anni registra il tutto esaurito, lasciando purtroppo fuori molte persone che avrebbero voluto esserci.
Conosco il Maestro Bianchi da qualche anno e ogni incontro conferma ciò che traspare anche dal palcoscenico: una persona squisita, di grande talento e cultura, sempre disponibile al confronto, alla parola scambiata con semplicità, alla riflessione sull’arte della musica senza barriere.
In occasione di questo anniversario così significativo, mi è sembrato naturale porgli alcune domande. Ne è nata così un’intervista che ho il piacere di condividere qui, come racconto di un percorso artistico, umano e culturale che continua a lasciare un segno importante nella vita musicale di Varallo e della Valsesia ma anche ben oltre i confini.
Guardando ai 25 anni di Musica a Villa Durio, che tipo di evoluzione ha visto nel pubblico della rassegna e, allo stesso tempo, nel suo modo di vivere il palcoscenico come interprete?
Il pubblico è cresciuto quantitativamente, ma qualitativamente abbiamo sempre avuto la fortuna di avere un pubblico molto scelto e attento.
Per ciò che riguarda invece il mio rapporto con il palcoscenico, posso dire che l’esperienza mi ha reso più accorto e più abile nell’affrontare le sfide più impegnative; naturalmente questo percorso non è ancora finito.
Nel disegnare una stagione musicale come Musica a Villa Durio, quanto conta per lei il coinvolgimento del pubblico e come si traduce questo nella scelta dei programmi e degli artisti?
Come concertista, i programmi li costruisco partendo da me stesso: rispondono al mio gusto personale e alle mie inclinazioni, prediligendo autori e opere nelle quali sento di avere qualcosa da dire.
Come organizzatore di concerti e direttore artistico, invece, cerco di pensare di più al pubblico: da una parte offrire quanta più varietà possibile, dall’altra bilanciare le opere più impegnative, concettuali e moderne con altre più popolari e consolidate nel repertorio. Sono due atteggiamenti e due approcci diversi e sicuramente la mia esperienza come direttore artistico di Musica a Villa Durio mi ha insegnato molto anche nell’arte di comporre un programma concertistico.
Il mio obiettivo, nel disegnare il tracciato di una stagione musicale come Musica a Villa Durio, è quello di coinvolgere emotivamente il pubblico più che istruirlo. Chiaramente i programmi si compilano di comune accordo con gli artisti che vengono di volta in volta invitati.
Nei nostri concerti abbiamo sempre affrontato repertori molto diversi e accostato anche generi differenti, come per esempio il jazz e la musica classica. Non ho mai privilegiato stagioni settarie, confinate a un genere o a un periodo: preferisco panorami più variopinti.
Da qualche anno il suo lavoro la vede impegnato in Cina: che differenze ha riscontrato rispetto all’Italia nel rapporto del pubblico con la musica? E che riflessioni le suscita questo confronto sul futuro della musica e della cultura, in Italia e non solo?
In Cina l’età media del pubblico ai concerti di musica classica è significativamente più bassa che da noi: questo è l’aspetto che mi colpisce di più.
Il pubblico cinese ama la musica occidentale, il nostro repertorio, e lo conosce ben più di quanto noi conosciamo il loro. C’è una grande attenzione e soprattutto un entusiasmo notevole.
Per quanto riguarda, ad esempio, le giovani generazioni, il pianoforte gioca un ruolo di grande importanza: il proliferare dei concorsi, il desiderio di emergere come solisti attraverso il pianoforte e l’interesse sono molto forti. Negli ultimi vent’anni si sono venduti in Cina milioni di pianoforti e si sono moltiplicate anche le classi di pianoforte nei conservatori. A Chengdu c’è il conservatorio più grande del mondo: un simile scenario era quasi fantascientifico trent’anni fa in quel Paese.
Vedo quindi un futuro, ovviamente lo vedo anche qui, ma più problematico. La sfida è quella di coinvolgere le nuove generazioni nella passione per la musica, in una società nella quale la musica è considerata perlopiù un intrattenimento, uno svago. La musica è anche questo, ma è soprattutto arte, quindi cultura, oggi spesso messa ai margini dell’agenda politica e della vita quotidiana dei cittadini. Ma una società senza arte è una società senza futuro.
Se dovesse raccontare cosa rappresentano per lei la musica e Musica a Villa Durio, dopo 25 anni di concerti, persone e pubblico fedele, cosa direbbe?
Cerco la stessa cosa che ho cercato fin dal primo momento. La musica per me è diventata un lavoro come conseguenza di una passione che un po’ mi è stata trasmessa da mia mamma e un po’ era forse innata.
L’incontro con il pianoforte è stato casuale nella mia vita, ma ha rappresentato il veicolo attraverso il quale ho potuto tradurre questa passione in una vita professionale.
Io dico sempre che, nell’attività artistica, se non si migliora si peggiora: per questo è essenziale, almeno per me, lo studio quotidiano, l’ansia di una perfezione comunque mai raggiunta né raggiungibile e la condivisione. Quest’ultimo aspetto è l’anello che forse lega la mia attività quotidiana all’esperienza di Musica a Villa Durio.
Questa stagione è nata quasi per caso, ma certamente da una volontà non casuale, che è quella di condividere, di fare qualcosa per gli altri. In un certo senso potremmo definire una stagione musicale come un’attività politica, nel senso più nobile del termine: qualcosa che si fa per la propria città, per la propria comunità.
Chiaramente non avrei potuto fare tutto questo da solo. Ho incontrato sul mio cammino persone sensibili e intelligenti che mi hanno supportato nei miei punti deboli e hanno permesso di realizzare qualcosa che credo sia straordinario.
Sono stati anzitutto Lorena Brustio, che ha diretto l’Ufficio Cultura per tanti anni, l’assessore Luigi Carrara e il sindaco Pierangelo Pitto, che furono i primi amministratori a darmi fiducia; il compianto Gianluca Buonanno, che aiutò a dare un impulso straordinario alla stagione; Eraldo Botta, che ha proseguito questa esperienza come sindaco, esperienza che continua oggi con l’attuale amministrazione comunale e il nuovo direttore dell’Ufficio Cultura, Silvio Brentazzoli, che ha raccolto il testimone di Lorena.
Non posso però non citare Pietro Prosino e Alice Aymerich Di Laconi, che sono le colonne portanti dell’associazione 24/7, il braccio operativo di Musica a Villa Durio. Com’è comprensibile, non è sempre facile né possibile occuparsi di tutti gli aspetti pratici legati all’organizzazione di un evento complesso come una stagione musicale; si aggiunga anche il problema del fuso orario. Senza queste persone così competenti non potrei fare nulla.
Venticinque anni sono trascorsi e si sono chiusi, credo, brillantemente. Speriamo nei prossimi.
Vorrei aggiungere una cosa a proposito del pubblico ai concerti di musica classica. È difficile vedere le folle oceaniche che animano i raduni rock o delle popstar pubblicizzate dalla televisione, ma nei concerti di Musica a Villa Durio, che si tengono in sale bellissime e non grandissime, da 25 anni ininterrottamente gli spazi sono riempiti. Lo abbiamo visto anche quest’anno, quando con mio rammarico abbiamo dovuto dire di no a moltissimo pubblico accorso per i concerti, per raggiunta massima capienza della sala.
Mi piacerebbe fare il conto di quante persone, in 25 anni, sono venute a Varallo – che è un luogo bellissimo, ma non tra i più facilmente raggiungibili – per ascoltare i nostri concerti: persone che regolarmente ritornano, a volte senza neppure conoscere il programma o gli esecutori, fidandosi soltanto della nostra programmazione.
Questo è un dato riscontrabile, su cui possiamo produrre una casistica ricca e documentata, ed è la prova che, per chi sa guardare un po’ oltre la superficie e andare più in profondità rispetto alle apparenze, non è vero che la musica classica non è seguita: è invece seguita da un pubblico appassionato e irriducibile, che è anche quello che anima i nostri concerti.
Guardando al futuro, quali sono i suoi prossimi progetti artistici e come immagina l’evoluzione di Musica a Villa Durio nei prossimi anni?
Ho alcune produzioni discografiche in uscita a cui tengo molto e ne darò notizia nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda Musica a Villa Durio, intensificheremo e svilupperemo l’anima divulgativa della nostra programmazione, come ad esempio gli incontri con i ragazzi del liceo classico, che ormai proseguono da qualche anno con successo.
Non sono poche le richieste che ci arrivano anche da altri luoghi: abbiamo programmato, ad esempio, alcuni concerti di particolare successo nel circuito dei Sacri Monti, portando non solo il nome della nostra stagione, ma anche quello della città di Varallo un po’ in giro per il Nord Italia. La cultura deve essere, se è fatta bene, anche un volano economico e, perché no, pubblicitario, e noi abbiamo sempre cercato di valorizzare anche questi aspetti. È molto più facile stare in una nicchia, ma aprirsi alla società e a pubblici diversi è un ossigeno che è sempre bene respirare.
Posso dire che le speranze ci sono e c’è la volontà. Voglio credere che la stagione si svilupperà ancora secondo modalità positive, che magari oggi non conosco ancora e che si riveleranno strada facendo.
Durante questo 2025 abbiamo inoltre creato e inaugurato una collaborazione con il Comune di Sarroch, in Sardegna, per il quale abbiamo commissionato all’artista Matteo Capobianco, in arte UFO5, un’installazione originale nelle sale di Villa Siotto, ottenendo un ottimo coinvolgimento da parte di un pubblico per noi nuovo.
La presenza di Matteo Capobianco è un segno di continuità con quanto realizzato a Varallo nel corso degli anni: UFO5 è infatti l’autore della splendida mappa di Varallo che si trova nel giardino di Villa Virginia. Continuità, quindi, ma anche innovazione nelle forme e nei contenuti dell’esperienza concertistica.
Concludo l’intervista ringraziando di vero cuore il Maestro Bianchi per la sua disponibilità e cordialità.
Musica a Villa Durio continua. Venticinque anni non sono un traguardo ma una tappa di una storia fatta di scelte, di visione e di un rapporto costante con il pubblico, costruito concerto dopo concerto.
Ascoltare le parole del suo direttore artistico significa guardare da vicino il lavoro che spesso resta dietro le quinte, ma che è fondamentale per dare continuità e qualità a una rassegna che, a Varallo, è diventata parte della vita culturale della città ed io ne sono profondamente grata.











