VUOI PUBBLICARE UN EVENTO?

SCRIVICI
Blog

Piera Mazzone: una vita tra libri, cultura e amore per la Valsesia

Era da parecchio tempo che desideravo intervistare Piera Mazzone, direttore della Biblioteca Civica “Farinone Centa” di Varallo.

Ricevo spesso sue notizie riguardo agli eventi culturali, alle mostre, alle presentazioni di libri e alle tante iniziative organizzate dalla biblioteca o alle quali partecipa come relatrice o presentatrice. Eventi che poi trovano spazio anche su questo sito, perché raccontano un territorio vivo ricco di storia e di cultura.

Quando arrivo in biblioteca mi accoglie con il suo sorriso e la sua eleganza.

Entriamo nel suo ufficio. È una stanza che la rappresenta perfettamente: libri ovunque, giornali, accatastati sulla scrivania, appunti, fotografie, quadri alle pareti. Lei è lì, quasi nascosta dietro tutto questo patrimonio di carta, davanti al computer, intenta a preparare l’ennesimo articolo dedicato a un’iniziativa culturale.

Mi accomodo su una sedia Savonarola, una di quelle presenti nella stanza. La ringrazio subito per il tempo che mi dedica, perché so quanto siano fitte le sue giornate.

Accendo il registratore. So già che sarà impossibile prendere appunti alla velocità con cui lei è abituata a farlo. Meglio affidarsi alla tecnologia e ascoltare con calma, senza rischiare di perdere nemmeno una parola.

L’intervista si trasforma presto in una piacevole chiacchierata, tanto che più di una volta mi dimentico perfino di riavviare la registrazione dopo la domanda successiva. Il racconto prosegue spontaneamente, tra ricordi, aneddoti e vicende personali che scegliamo di tenere per noi, proprio come succede tra due amiche davanti a un caffè.

📷foto di Piera Mazzone

“Da bambina mi bastava un libro per essere felice”

Le chiedo quando ha capito che libri, storia e cultura sarebbero diventati una parte così importante della sua vita.

Sorride.

La risposta parte da molto lontano, da quando era ancora una bambina che non sapeva nemmeno leggere.

È la nonna la protagonista dei primi ricordi. Le portava quelle sottili raccolte di fiabe illustrate che molti ricordano ancora oggi. Lei se le faceva leggere una volta, due, dieci volte, fino a impararle a memoria. E se la nonna cambiava anche solo una parola, se ne accorgeva subito.

«No, non è così…»

È uno di quei ricordi che raccontano molto più di tante definizioni.

Poi arrivano gli anni della scuola, i romanzi di Salgari, i libri regalati dai familiari, i viaggi immaginari vissuti tra le pagine, perché le vacanze, allora, non erano un’abitudine.

«Attraverso i libri ho visto posti meravigliosi senza essermi mai mossa da casa.»

Mentre lo racconta si percepisce ancora lo stupore di quella bambina che, grazie ai libri, ha scoperto il mondo molto prima di poterlo visitare davvero.

Ed è forse proprio lì che nasce tutto.

Non una scelta professionale.

Una passione innata.

La cultura è fatta anche di incontri, che restano nel cuore

Quando le chiedo quale ricordo conservi con più affetto tra le centinaia di incontri, mostre e presentazioni organizzati in biblioteca, non sceglie un solo episodio.

Subito ricorda con emozione di quando arrivò in biblioteca molti anni per fare la tesi di laurea e dice:

«Non avrei mai pensato che questo sarebbe diventato il mio posto di lavoro per tanti anni.»

Poi, parla delle persone.

Di artisti che oggi non ci sono più, per i quali il “tempo” era una questione molto importante e quindi bisognava fare qualcosa prima possibile ma che ora continuano a vivere attraverso le loro opere e il ricordo di chi li ha conosciuti.

Ricorda con affetto Franco Pastrello, del quale quest’anno ricorre il decennale della scomparsa, anticipandomi che a breve sarà organizzata una mostra a Cellio, ma anche altri autori arrivati in biblioteca portando con sé storie di vita importanti, a volte anche difficili.

Poi ricorda un nome che oggi conoscono tutti.

«Quando Alessandro Barbero venne a Varallo per Valsesia Libri, per commentare un libro su Fra Dolcino, non era ancora così famoso.»

Sorride.

«Da quell’incontro è nata una bella amicizia. Oggi ci vediamo raramente, ma quando capita ci salutiamo sempre con grande affetto.»

Percepisco che, per lei, organizzare un evento non significa soltanto presentare un libro. Significa creare relazioni che possono durare nel tempo.

I bambini non mentono mai

Se c’è un argomento che la fa parlare con molto entusiasmo sono i bambini.

Li definisce “spugne”, capaci di assorbire tutto e di capire immediatamente se chi hanno davanti parla con sincerità.

Mi racconta un episodio che la fa ancora sorridere.

Aveva allestito una vetrina dedicata agli Alpini. Un bambino la osservò attentamente e poi esclamò:

«Che bella vetrina hai fatto su Robin Hood!»

Per un attimo rimase sorpresa. Poi capì.

Per quel bambino il cappello d’alpino con la penna ricordava quello dell’eroe delle favole.

«Ed aveva ragione lui.»

«È questo, mi dice, il bello dei bambini, guardano le cose senza pregiudizi »

Poi un altro ricordo. Durante una lettura ad alta voce in biblioteca, un bambino dell’asilo rimase immobile fino alla fine del racconto, senza dire una parola. All’invito di Piera ad alzarsi tutti, restò seduto mentre tutti erano usciti.

Avvicinandosi, Piera capì immediatamente il motivo. Avrebbe dovuto andare al bagno..

«Quando gli chiese perché non glielo avesse detto, lui rispose semplicemente: Perché avevi detto di non interromperti mentre leggevi.»

Piera ride ancora mentre lo racconta.

Poi continua..

«I bambini amano ascoltare le storie. Il problema è che spesso li perdiamo crescendo.»

Secondo lei il segreto non è obbligarli a leggere, ma fare in modo che i libri facciano parte della loro quotidianità. Vedere un genitore leggere un giornale, una mamma con un libro in mano o qualcuno che racconta loro una favola può fare molto più di tante raccomandazioni.

E quando le chiedo che ruolo può avere la scuola, Piera osserva con un pizzico di rammarico che il momento più delicato arriva proprio durante gli anni delle scuole medie. È lì che molti ragazzi iniziano ad allontanarsi dalla lettura e, spesso, anche dalla biblioteca.

Secondo lei, uno dei motivi è il continuo alternarsi degli insegnanti, che rende più difficile costruire un percorso duraturo.

«Quando i professori cambiano ogni anno è più complicato creare un legame con il territorio, con la biblioteca, con le abitudini che aiutano i ragazzi a scoprire questi luoghi.»

Per Piera il rapporto tra scuola e territorio dovrebbe essere coltivato con continuità. Le visite in biblioteca, la ricerca di materiali, la scoperta delle fonti, la costruzione di una bibliografia non sono semplici esercizi scolastici, ma occasioni per insegnare ai ragazzi a conoscere e valorizzare il luogo in cui vivono.

«Il rapporto tra scuola e territorio è indispensabile.»

Un artista da scoprire fin da piccoli

La nostra conversazione continua parlando di Valsesia e di bambini. Le chiedo quale personaggio della nostra storia farebbe incontrare a un bambino di oggi.

Sorride.

«Sicuramente Gaudenzio Ferrari.»

Ma subito dopo aggiunge anche Tanzio da Varallo, raccontandolo non come il grande artista che tutti conosciamo, ma come un ragazzo cresciuto in una famiglia numerosa, curioso, capace di imparare un mestiere e di trasformarlo in arte. Di artisti come lui, che sapevano fare un po’ di tutto e questo dimostrava che:

«Un bravo artista è prima di tutto un bravo artigiano.»

Una frase che racchiude il valore del lavoro, dell’impegno e della capacità di imparare.

Sottolinea di come Gaudenzio Ferrari abbia saputo viaggiare, osservare, lasciarsi ispirare dalle novità artistiche del suo tempo e riportarle in Valsesia, trasformandole in opere straordinarie che ancora oggi possiamo ammirare.

Piera mi spiega che i bambini si avvicinano all’arte senza i filtri che spesso hanno gli adulti.

«Per i bambini il linguaggio dell’arte è immediato. Per noi è Gaudenzio Ferrari per un bambino è Gaudenzio e basta.»

ll libro che ha cambiato il mondo

A un certo punto le rivolgo una domanda che immaginavo avrebbe aperto un cassetto pieno di ricordi. C’è un libro che le ha cambiato il modo di vedere il mondo?

Mi aspetto il titolo di un romanzo, di un classico o magari di un saggio. Invece Piera mi sorprende. Non sceglie un libro. Sceglie un’invenzione.

«Sicuramente il primo libro stampato a caratteri mobili.»

Mi racconta di Johannes Gutenberg, che probabilmente non immaginava nemmeno la portata della sua scoperta.

«Ha cambiato davvero la vita del mondo.»

Prima della stampa, mi spiega, i libri erano un privilegio riservato a pochi. Venivano copiati a mano uno per uno, con tempi lunghissimi e con tutti gli errori che inevitabilmente la copiatura poteva introdurre.

La stampa rese invece possibile una diffusione del sapere senza precedenti.

Da lì il suo racconto prosegue fino ad Aldo Manuzio, il grande editore veneziano che rivoluzionò il modo di leggere.

«Mi affascinano i suoi libri tascabili, quelli da viaggio. Pensare che cinquecento anni fa qualcuno potesse portarli con sé è qualcosa di emozionante.»

Mi racconta che anche la Biblioteca Civica di Varallo ne conserva alcuni. Poi il suo pensiero torna al presente. Sorride, ma lascia anche una riflessione che fa pensare.

«Mi chiedo quale sorte avranno i nostri libri, stampati su carta e con inchiostri molto diversi da quelli di allora.Che ne sarà di loro?»

Un libro unico al mondo

Libro dei mIsteri precedente esposizione

Quando le chiedo se esiste un volume custodito in biblioteca al quale è particolarmente affezionata, i suoi occhi si illuminano. Non ha dubbi.

È il Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi.

Più che descrivere un libro, Piera racconta una storia. Una storia lunga oltre cinque secoli, fatta di arte, architettura e persone che hanno contribuito a custodirlo fino ai giorni nostri.

«È un unicum bibliografico» mi spiega. «A rigor di logica non è nemmeno un libro ma un documento d’archivio. Ne esiste una sola copia.»

Mentre parla, sembra quasi sfogliare quelle pagine con la memoria.

Mi racconta di Galeazzo Alessi, uno dei più grandi architetti del Cinquecento, chiamato a progettare il nuovo volto del Sacro Monte di Varallo, che proprio in quegli anni stava assumendo quella forma destinata a diventare un modello per tutti gli altri Sacri Monti.

«Quelle pagine sono veramente emozionanti.»

Ma è la storia del volume ad affascinarla ancora di più. Grazie agli studi più recenti, spiega, oggi sappiamo che quel libro non era il manoscritto destinato agli artigiani del cantiere.

«Era il volume che il milanese Salvaterra teneva nella propria casa e mostrava agli amici più importanti. Era, in un certo senso, uno status symbol.»

Il viaggio del Libro dei Misteri continua nei secoli fino ad arrivare a Varallo, lasciato in eredità al Comune dall’ultimo discendente della famiglia Salvaterra.

Anche la sua preziosa rilegatura racconta una storia.

«Fu realizzata dalle monache di Rosano. Certo, durante la rilegatura qualche dettaglio è andato perduto, ma quel “vestito” così elegante contribuisce ancora oggi alla bellezza del volume.»

Ascoltandola mi rendo conto che, per Piera, ogni libro custodito in biblioteca non è semplicemente un’opera da conservare. È un testimone del tempo. Un oggetto che continua a raccontare storie, non solo attraverso ciò che è scritto sulle sue pagine, ma anche attraverso il percorso che ha compiuto nei secoli per arrivare fino a noi.

Il libro che racconta la Valsesia

A questo punto le chiedo se dovesse consigliare a chi non conosce la Valsesia un solo libro per iniziare a scoprirla, quale sceglierebbe.

La risposta arriva senza nemmeno pensarci:

«La Storia della Valsesia di Enrico Rizzi.»

Me ne parla con grande stima. Non solo per la competenza dell’autore, considerato uno dei maggiori studiosi della cultura walser, ma anche perché è riuscito a raccontare la storia della nostra valle con rigore e nello stesso tempo con un linguaggio comprensibile a tutti. Proprio pochi giorni fa ha presentato, a Palazzo d’Adda, l’interessante mostra “Cammini di devozione e Arte”.

Mentre continua a parlare di libri, autori e letture che l’hanno accompagnata negli anni, Piera si sofferma su una riflessione che va oltre i titoli e le trame.

«Faccio fatica a scindere gli autori dalle loro opere. Ci sono persone di grandissima umanità e questa umanità la ritrovi nelle cose che scrivono. Ci sono persone che invece sono molto fredde e, inevitabilmente non mi parlano allo stesso modo.»

Le chiedo inoltre, se c’è un libro che le piace talmente tanto da poterlo leggere infinite volte senza mai stancarsi.

Mi risponde con un sorriso e con gli occhi che sembrano brillare di emozione.

«Si certamente. E’ un classico che molti di noi hanno letto almeno una volta: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Lo riprendo spesso in mano. Lo possiedo in tante edizioni e in tante lingue diverse. Ogni volta riesce sempre a emozionarmi.»

La soddisfazione più grande

Le domando quale sia il momento più bello del suo lavoro.

Scoprire un documento dimenticato? Organizzare un evento? Vedere un bambino prendere in prestito il suo primo libro?

La risposta mi sorprende. Non sceglie nulla di tutto questo.

«La soddisfazione più grande è vedere gli occhi di una persona illuminarsi.»

Succede quando riesce a capire cosa sta cercando, anche se quella persona non sa spiegarsi bene. Mi racconta che spesso qualcuno entra in biblioteca dicendo di ricordare soltanto un piccolo dettaglio del libro che vorrebbe leggere.

«Non ricordo il titolo… non ricordo l’autore…»

E allora per Piera inizia una sorta di indagine fatta di domande sempre più circoscritte per trovare il libro.

«L’ha visto in un programma televisivo? L’autore è uomo o donna? Di cosa parla? Ha vinto qualche premio letterario?»

Piccoli indizi che, messi insieme, alla fine portano quasi sempre al libro giusto.

«Quando ci arriviamo… siamo felici in due.»

Ed è forse questa la frase che descrive meglio il suo modo di vivere il lavoro. Non limitarsi a consegnare un libro. Ma aiutare una persona a trovare ciò che stava cercando.

L’intelligenza artificiale? Uno strumento, non un sostituto

Prima di salutarci le rivolgo una domanda che guarda al futuro. Oggi si parla sempre più di social network, tecnologia e intelligenza artificiale. Quale ruolo può avere una biblioteca in questo nuovo modo di vivere la conoscenza?

La risposta di Piera è molto più razionale di quanto ci si potrebbe aspettare. Non vede questi strumenti come avversari.

«Possono convivere tranquillamente. Sono strumenti che, per certi versi, possono facilitare la vita, ma non sostituiscono quello che un libro sa dare.»

Mi racconta che, pur appartenendo a una generazione cresciuta prima dell’era digitale, non rifiuta affatto la tecnologia. Anzi, quando viaggia porta con sé un tablet anziché riempire la valigia di libri perchè sarebbe troppo pesante. Ma leggere sullo schermo, per lei, non è la stessa cosa.

«Sfogliare un libro è un piacere diverso. Sul computer, ad esempio, leggo pochissimo. Mi accorgo che faccio anche più fatica a trattenere quello che leggo.»

Lo stesso vale per il giornale cartaceo. Sorride mentre mi racconta che le piace ancora sottolineare gli articoli, ritagliare i pezzi più interessanti e conservarli per rileggerli con calma.

«Sono tutti strumenti utilissimi, se dosati.»

Piera è anche questo: una donna equilibrata, capace di accogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie senza rinunciare al valore e al piacere della lettura tradizionale.

Fuori dalla biblioteca, chi è Piera Mazzone?

Concludo le mie domande chiedendo a Piera di rivelarsi al di fuori del suo ruolo: chi è quando lascia la biblioteca e cosa ama fare nei momenti che riesce a ritagliarsi per sé?

La risposta ci porta nella sua casa, tra i fiori di cui ama prendersi cura e le sue sei gatte.

«Mi piace molto la mia casa, dove ci sono tanti fiori che hanno bisogno di cure e trovo un piacere immenso farlo subito al mattino appena sveglia. Inoltre mi fa molto piacere stare con le mie sei gatte che sono tutte legate a persone particolari ed entrate nella mia vita in periodi diversi. E’ molto bello vederle convivere tranquillamente.»

La mia intervista termina qui, ma la chiacchierata prosegue davanti a un buon caffè. Mi sento bene e sono davvero felice del privilegio di aver avuto un po’ del suo tempo, tutto per me.

Piera è una donna curiosa, appassionata e profondamente legata alle persone, ai libri e alla Valsesia. Forse è anche per questo che, quando avevo annunciato questa intervista sui social, erano arrivati subito tantissimi “Mi piace” e numerosi messaggi pieni di affetto, stima e riconoscenza. Perché Piera Mazzone non è soltanto il direttore della Biblioteca Civica di Varallo. Per molti è un punto di riferimento, una persona che, attraverso il suo lavoro e la sua umanità, continua a lasciare un segno.

Nota dell’autrice: nel corso dell’articolo ho utilizzato volutamente il termine “Direttore” (e non “Direttrice”) della Biblioteca Civica di Varallo, nel rispetto della preferenza espressa da Piera Mazzone.

Guarda tutto

Leggi altri articoli

Pulsante per tornare all'inizio