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Quando il bosco brucia: cosa succede davvero durante e dopo un incendio

di Francesco Taurisano

Ho seguito da vicino gli incendi di questa estate in Val Mastallone e in Valsessera, documentandoli attraverso la fotografia. Tornare negli stessi luoghi quando le fiamme sono spente da settimane porta a farsi una domanda semplice: cosa rimane di un bosco dopo un incendio, e per quanto tempo?

Da lontano un’area colpita può sembrare tutta ugualmente bruciata. Guardando meglio, però, si possono trovare alberi ancora vivi accanto a quelli morti, tratti di terreno scoperto e zone che il fuoco ha risparmiato. Anche all’interno della stessa area, gli effetti delle fiamme possono essere molto diversi.

Dal fuoco al suolo al fuoco nelle chiome

incendi in Valsesia foto di Francesco Taurisano

Un fuoco che percorre lettiera, erbe basse e arbusti non ha necessariamente gli stessi effetti di uno che raggiunge le chiome. Se la chioma parte bassa e il sottobosco fa da scala verso l’alto, le fiamme possono salire tra gli alberi. La continuità della vegetazione conta, insieme al vento, alla pendenza e all’umidità. Le correnti generate dal calore possono inoltre trasportare tizzoni e accendere nuovi focolai a distanza.

Questo non significa che, dopo un incendio di superficie, tutti gli alberi sopravvivano o che, dopo uno di chioma, il bosco sia perduto per sempre. La severità del fuoco cambia da punto a punto. Gli alberi superstiti e le porzioni non bruciate possono diventare una risorsa per la ripresa.

Leggi anche questo articolo: il bosco alpino dopo un incendio, come tornano le piante

Il terreno continua a cambiare

incendi in Valsesia foto di Francesco Taurisano

Il fuoco non finisce quando si spengono le fiamme, e questo vale anche per il terreno. Dove la copertura vegetale è stata danneggiata, la pioggia può trovare il suolo più esposto, soprattutto sui pendii. Uno studio sull’incendio di Massarosa, in Toscana, ha stimato un forte aumento dell’erosione nelle zone più colpite subito dopo il fuoco. Un anno più tardi la situazione era migliorata, ma il recupero non era stato uniforme in tutta l’area.

Anche la sorte degli alberi richiede tempo per essere capita. Una pianta che sembra sopravvissuta può morire nei mesi o negli anni successivi. È un fenomeno osservato, per esempio, nello studio di un grande incendio del 2021 in Sardegna: ai margini dell’area percorsa dalle fiamme, alcuni alberi hanno mostrato danni che non erano evidenti subito. Una fotografia scattata il giorno dopo, da sola, non può raccontare l’intera storia del bosco.

Chi ritorna nelle aree bruciate

Anche gli animali rispondono, ognuno con i propri tempi. Uno studio condotto per tredici anni sulle Alpi svizzere ha osservato come cambi la comunità degli uccelli dopo un incendio. Alcune specie legate al bosco fitto diminuiscono; altre trovano spazio quando la vegetazione è più rada. Il legno morto rimasto in piedi può offrire risorse a diversi uccelli. Fra le specie osservate nei boschi bruciati ci sono il picchio nero e il torcicollo, ma anche il codirosso comune e lo zigolo muciatto, che frequentano gli ambienti aperti dei primi anni di ricrescita.

La presenza di alberi vivi, margini e piccole zone risparmiate dal fuoco conta anche per gli animali: sono luoghi da cui possono tornare nelle parti bruciate quando l’habitat diventa di nuovo adatto.

Prima e dopo l’emergenza

incendi in Valsesia foto di Francesco Taurisano

Dietro la diffusione di molti incendi ci sono anche la pioggia che manca e la vegetazione che si secca. La siccità non accende il fuoco da sola, ma può renderne più difficile il contenimento una volta che è iniziato. Per questo la prevenzione non riguarda solo il momento dell’emergenza: richiede di conoscere il bosco, valutare dove ridurre il combustibile e proteggere le aree più esposte.

E poi c’è il conto economico.

Per farti capire meglio, un Canadair CL415 costa circa 25 milioni di euro e la sua ora di volo sfiora gli 11.450 euro, mentre un elicottero ad alta capacità come l’Erickson S64F ha costi operativi altrettanto pesanti, giustificati solo quando il fuoco minaccia case e infrastrutture da vicino. Il ricorso ai mezzi aerei cresce anche perché il personale di terra si è ridotto negli anni, e le squadre di volontariato antincendio boschivo, pur essenziali, si scontrano con gli stessi limiti di logistica e mezzi. A questo si sommano il danno al patrimonio edilizio nelle zone di interfaccia tra bosco e abitato, il costo del carbonio rilasciato in atmosfera, che ai prezzi correnti del mercato ETS si aggira sugli 81 euro a tonnellata di CO2, e la perdita dei servizi ecosistemici, legname, protezione idrogeologica, turismo, biodiversità, stimata sul valore agricolo medio dei suoli, tra i 5.000 e i 60.000 euro per ettaro.

È un conto che rende il diradamento dei boschi troppo densi, la pulizia del sottobosco e persino il ripristino della sostanza organica nel terreno molto più economici di qualunque intervento aereo.

Non esiste però un intervento valido ovunque: anche il taglio degli alberi danneggiati o un eventuale rimboschimento vanno decisi dopo aver valutato che cosa è rimasto vivo e come il bosco può rigenerarsi.

Ed è anche il motivo per cui continuo a tornare negli stessi luoghi con la macchina fotografica: ciò che succede dopo le fiamme merita di essere osservato nel tempo.

Francesco Taurisano
Fotografo specializzato in progetti outdoor, documentari ed editoriali

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