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Ghemme: presentato il libro di Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi

"Dopo la guerra c'è solo la pace, il coraggio e la forza di Norma Cossetto"

Sabato 19 febbraio, a Ghemme, nel salone di Palazzo Gallarati, è stato presentato il volume di Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi: “Dopo la guerra c’è solo la pace. Il coraggio e la forza di Norma Cossetto”.

L’incontro è stato promosso dal Comune di Ghemme in collaborazione con l’Associazione Culturale Novarese “Rinascita”. La Presidente, Delia Leuzzi, ha accolto il pubblico, spiegando che a causa del Covid il Sindaco di Ghemme, Davide Temporelli e l’autrice del libro, Rossana Mondoni, erano in collegamento e non in presenza. Il giornalista Gabrio Mambrini ha condotto il pomeriggio, iniziato con la proiezione di un video di Simone Cristicchi, cantautore, attore teatrale e scrittore italiano, tratto da Magazzino 18, musical scritto in collaborazione con il giornalista Jas Bernas e diretto da Antonio Calenda, sul dramma delle foibe e sull’esodo giuliano-dalmata, portato in scena nell’ottobre 2013 al Politeama Rossetti di Trieste e poi rappresentato in molti teatri italiani.

In questo Magazzino del vecchio porto di Trieste, simbolo di una grande amnesia, ancora oggi giacciono accatastati molti oggetti e fotografie degli esuli istriano dalmati, che li depositarono sperando un giorno di poterli riprendere. “Potrebbe essere un museo che racconta di noi”, di quella tragedia del Novecento troppo a lungo ignorata, in cui 350.000 persone furono costrette a lasciare i loro paesi e in Italia furono spesso accolti con ostilità e diffidenza.

Dopo un’introduzione sul concetto di “foibe”, nato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’esercito italiano si sfaldò e i soldati si trovarono senza comandanti, arrivarono i nazisti, la Risiera di San Sabba divenne un campo di concentramento, i partigiani jugoslavi passarono casa per casa ad arrestare gerarchi e fascisti, ma anche semplici cittadini italiani. Tutto questo avveniva di notte, in un clima di terrore: le persone svanivano nelle tenebre. Si seppe che i loro corpi erano stati buttati nelle “foibe”, cavità naturali a imbuto rovesciato presenti nel Carso e in tutta l’Istria. Per quarantatré giorni si assistette a queste violenze in cui si stima morirono circa un migliaio di persone. Il 5 ottobre, dopo sevizie e torture, fu buttata in una foiba anche Norma Cossetto, una giovane universitaria di ventitré anni, figlia del podestà del suo paese nel cuore dell’Istria: Santa Domenica di Visinada. La stessa sorte toccò al padre.

Il funerale di Norma fu celebrato il 12 dicembre. La sorella Licia per tutta la vita raccontò la storia terribile di Norma, bussò a tutte le porte per essere finalmente ascoltata e far riconoscere la storia del suo popolo, e nel 2006 ricevette la medaglia d’oro al Valor Civile da parte del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Licia era sposata con Guido Tarantola e viveva a Ghemme: la sua vicenda fu resa nota da Rossana Mondoni, allora insegnante presso le scuole medie, che cominciò a interessarsi a quella “fetta di storia italiana rimossa” e a scrivere libri dedicati a quella tragica storia emblematica, che ispirò anche il film “Istria Rossa”, suggerito dal titolo della tesi incompiuta di Norma, nato dalla presenza in Istria della Bauxite, un minerale di colore rosso. Licia morì nel 2013, lo stesso giorno della sorella, felice di essere riuscita a far cadere il muro dell’omertà, di quel silenzio che urlava
più del dolore.

Rossana Mondoni, nel suo intervento di presentazione di questo nuovo libro: “Dopo la guerra c’è solo la pace. Il coraggio e la forza di Norma Cossetto”, ha sottolineato come la storia spesso venga scritta dai vincitori, ma sia un dovere dar voce anche all’altra storia, conoscere le terribili violenze e il dolore per l’abbandono della propria terra da parte degli istriani, giuliani e dalmati: “Queste persone rispettano tutti, anche i giustificazionisti, ma non ammettono i negazionisti: la testimonianza di Licia è un ponte nel ricordo di Norma e con tutti gli esuli sparsi per la penisola, lei sosteneva che la sua storia doveva essere rispettata, ed era giusto che emergesse la verità, dando un nome agli assassini. Il libro è stato scritto per restituire consapevolezza di ciò che è stato per poi
costruire la vera pace”.

Il secondo infoibamento, avvenuto a guerra finita, portò all’esodo di intere popolazioni e si calcola che le persone infoibate siano state 18-20.000, ma è una stima in evoluzione, perché in Slovenia ci sono almeno 1700 foibe. Nel dibattito è poi intervenuta Erminia Dionis Bernobi, ultima testimone diretta dell’immane tragedia del confine orientale, che oggi ha novant’anni, ma ricorda perfettamente la sua fuga dall’Istria a quindici anni, l’arrivo a Trieste, dove la madre poté raggiungerla solo cinque anni dopo, e il dramma di essere “apolide”, cioè di non avere né cittadinanza, né passaporto, e per questo non poteva né studiare, né sposarsi, né lavorare e non aveva accesso ai diritti fondamentali. Il trattato di Parigi del 1947 con cui l’Istria passò alla Jugoslavia (oggi zona divisa tra Croazia e Slovenia), sottolinea Erminia, fu la “pietra dello scandalo”.

La questione di Trieste restò aperta per anni, con sommosse finite nel sangue. Sulle foibe dal 1948 calò un pesante silenzio internazionale. Quel silenzio agghiacciante è ancora più duro da accettare oggi che dai documenti d’archivio emerge che di foibe si parlava già nel 1946. Erminia ha concluso il suo intervento con: “Viva l’Italia e coloro che ci vogliono bene”: la vocazione all’italianità di questa anziana donna era commovente, davvero una lezione di vita. Nella parte conclusiva dell’incontro è stato dato spazio per le risposte alle domande dei ragazzi delle Scuole Medie Curioni, con i quali Rossana si era incontrata il 14 febbraio.

All’incontro hanno partecipato anche Andrea Crivelli, consigliere comunale e consigliere provinciale con delega all’istruzione, che si
prodiga per sensibilizzare su questi temi gli studenti delle scuole superiori, Caterina Zadra, Presidente della Pro Loco di Novara e la
Vice Sindaco di Ghemme, Maria Beatrice Costa, che ha conosciuto bene Licia Cossetto, e la ricorda come una donna risoluta e generosa.

Al termine Gabrio Mambrini ha declamato una poesia per Norma scritta da Alfonso Indelicato e mostrato una lista fitta di nomi di esuli che hanno dato lustro all’Italia: da Nicolò Tommaseo a Uto Ughi, da Enzo Bettiza a Leo Valiani, ma anche le attrici Laura Antonelli e Alida Valli, e gli stilisti Ottavio Missoni e Mila Schön.

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