Alta ValsesiaReportage eventiVarallo

Varallo Sesia: Convegno e mostra sulla “Beata Panacea”

Venerdì 7 settembre, alle ore 21, a Palazzo Racchetti, sede della Biblioteca civica Farinone-Centa di Varallo, in occasione delle celebrazioni organizzate dalla Parrocchia di Quarona per la V traslazione dell’urna della Beata Panacea da Ghemme a Quarona, nel 650° anniversario della nascita, si è tenuto un convegno intitolato: “Sono una Donna e sono una Santa, per far conoscere e attualizzare la Beata valsesiana. La presenza di un pubblico molto numeroso ed attento rifletteva l’interesse dei temi trattati e la trasversalità di una figura come la Beata Panacea, patrona della Valsesia e l’interculturalità, come dimostrava la presenza di Zeinab Gadallah, una donna mussulmana molto attiva nel promuovere occasioni di incontro e di dialogo tra fedi diverse. Hanno partecipato all’incontro anche i sacerdoti varallesi, alcune suore e l’Assessore alla Cultura Alessandro Dealberto, con Enrica Poletti e Mara Frigiolini. Erano presenti la priora della Compagnia di San Gaudenzio e della Beata Panacea fra i Valsesiani residenti in Torino, Marisa Brugo, accompagnata dal Segretario Luciano Zambruno e in sala c’erano altri valsesiani che avevano svolto l’incarico di priori:Gianni Bonaccio, Mario Remogna e la stessa Rosangela Canuto.

Claudia Manzoni, a nome dell’Associazione “Centro Libri Punto d’Incontro”, ha presentato la serata illustrandone le finalità. Padre Matteo Borroni, parroco di Quarona ha spiegato come la mostra e il convegno fossero il preludio all’arrivo della Beata a Quarona, sabato 15 settembre, quando l’urna sarà accolta anche dal Vescovo.

Rosanna Virgili, biblista e docente di Esegesi presso l’Istituto Teologico Marchigiano, che nel 2011 era già stata ospite a Varallo in occasione della Festa della Donna e al Centro Giovanile Pastore, ha affrontato il tema:“La Santità al Femminile”, facendo una premessa volutamente provocatoria: “La Santità non tollera le ripetizioni ed è per sua natura profetica, cioè è un modo di vivere intervenendo nella storia che progredisce ed evolve: così la storia della Beata Panacea va letta per comprenderne l’attualità, infatti  proprio oggi che ci sono tante famiglie aperte, di separati e di risposati, l’esempio di questa fanciulla che ha vinto il male con il bene, potrebbe diventare la santa protettrice,colei che porta luce a queste famiglie nuove. Panacea si pone quindi sul percorso della nuova catechesi proposta da Papa Francesco per queste “seconde famiglie”, rispondendopienamente ai bisogni di oggi”.

Nel Primo Testamento, a differenza del Nuovo Testamento, è difficile trovare esempi di santità al femminile, perché le donne vivevano in un mondo androcentrico, dove le cariche, la responsabilità, il potere erano in mano agli uomini,il sangue le rendeva impure, così come la malattia rendeva impuri. Nel Nuovo Testamento si assiste ad un capovolgimento di valori: l’alleanza tra Dio e il suo popolo porta Dio a proporre all’uomo la santità: “Siate santi perché io sono santo”, e a questa santità tutti hanno accesso e quindi anche le donne: il concetto di “purità” è sostituito da quello di “purezza” e Gesù utilizza le maniper fare questo passaggio, toccando il lebbroso, l’emorroissa,la donna peccatrice, che dal contatto con Gesù viene resa santa, perché è l’amore che rende puri, la purezza è l’abbraccio, è qualcosa che abbatte i muri. Papa Francesco ha fatto tante Sante, invitando a seguire la via della santità nel quotidiano, creando una: “classe media della santità”, senza bisogno di gesti eroici, perché la santità è un processo che si perfeziona, e oggi c’è un grande bisogno di santità per purificare la chiesa, riconciliarla. Le donne in particolare possono rifiutare quel linguaggio competitivo e vendicativo, che fa parte della peggiore natura maschile. Panacea è stata una donna vittima di una donna, la matrigna, cosa singolare, ma proprio per questo è un grande esempio di accettazione consapevole e di rifiuto della violenza.

Piera Mazzone, Direttore Biblioteca Civica “Farinone-Centa” ha parlato della Vita della Beata dal punto di vista bibliografico, tracciando un profilo della ricca bibliografia fiorita nei secoli e soffermandosi sulla Vita scritta da Silvio Pellico, che fu ospitato a Varallo nella casa Chiara e, colpito dalla figura della giovane martire di Quarona, pubblicò nel 1837, in forma anonima, una Vita della Beata, che fu poi ripubblicata in moltissime edizioni, con il nome dell’autore.

La fonte più antica che possediamo riguardo la vita di Panacea è di carattere iconografico, ed è costituita da tre affreschi dell’antico oratorio di San Pantaleone in località Oro di Boccioleto, eseguiti nel 1476 da Luca De Campis. Tra i pittori contemporanei il quaronese Ermanno Zamboni è il solo valsesiano ad aver affrontato in modo del tutto personale questo soggetto, in una tela del 1982, presente nella chiesa parrocchiale di Crevola, dal caratteristico cromatismo, che quasi crea un’aura alle spalle della Beata rappresentata con il fuso in mano, con uno sguardo carico di triste consapevolezza, ma determinato.

Rosa Angela Canuto, Presidente del Centro Libro Punto d’Incontro, ha letto alcune pagine tratte da: “Le mie prigioni” e dallaVita della Beata di Silvio Pellico.

Durante la serata sono state proposte alcune riflessioni con accompagnamento musicale di Asia Borotti, che ha suonato il prezioso violino De Barbieri appartenente al Fondo Rag. Mittino della Biblioteca Civica.

Al termine degli interventi, tutti molto applauditi, è stata inaugurata la mostra allestita nel portico del Cortile d’Onore della Biblioteca che resterà aperta fino al 15 settembre 2018 e sarà visitabile negli orari di apertura della Biblioteca: dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 18.30, martedì anche al mattino: 9 – 12. Sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, domenica dalle 15 alle 18.30.

Il corpo principale della mostra è costituto dalle oltre cinquanta foto inedite scattate da Piero Masseroni, che prosegue ampliandole le ricerche di Andorno e Don Perotti 1983 e di Primo di Vitto 2000, evidenziando nuove forme iconografiche

Nella parte bibliografica la mostra ospita la prima edizione Marietti 1837 della Vita della Beata scritta da Silvio Pellico, appartenuta alla Biblioteca dello Storico Valsesiano Federico Tonetti, poi acquistata da Alberto Durio e numerose ristampa successive. Compaiono anche due copie dell’opera di Sebastiano Rovida, pubblicata presso la stamperia novarese Francesco Cavalli, nel 1765: “Istoria della pastorella valsesiana la Beata Panacea da Quarona che si venera in Agamio volgarmente Ghemme novarese – Compilata e divisa in due parti. Si dà nel Proemio della seconda parte un Saggio dell’antico stato Agamino idolatra e cristiano” (una nel Fondo Durio, l’altra appartenente ai Fondi antichi della Biblioteca) e tutto il materiale bibliografico antico e moderno presente nei Fondi della Biblioteca, integrato con alcune pubblicazioni e oggetti devozionali messi a disposizione dal Franco Cameroni.

Un manichino riveste il costume delle “beatine” con indumenti originali indossati da Severina Pettegazzi in occasione di una “gita” a Venezia delle Beate avvenuta nel 1928.

E’ esposta la riproduzione di due incisioni settecentesche, una dell’incisore valsesiano Gaudenzio Sceti, l’altra di Simone Durello,delle quali gli originali sono conservati ai Musei Civici di Monza.

Al centro della mostra si può ammirare una riproduzione dello storico stendardo della Compagnia di San Gaudenzio e della Beata Panacea fra i Valsesiani residenti in Torino, che data dal 1726. Lo stendardo fu rifatto nel 1926 e restaurato recentemente dalle Benedettine di Orta. E’ stata esposta anche la riproduzione del quadro raffigurante la Beata realizzato dal pittore Reffo che si trova nella Chiesa della SS Trinità in Via Garibaldi a Torino,

Chiude la mostra l’altorilievo in gesso dello scultore quaronese Costantino Barone, concesso in prestito dal Parroco di Agnona Don Giovanni Bossi con la sua duplice storia studiata dal Professor Franco Cameroni: il marmo è in chiesa a Quarona, mentre il gesso fu destinato alla chiesa di Agnona.

Custodito in una grande bacheca di cristallo c’è un quadro che raffigura la Beata, della seconda metà del Settecento, di proprietà del Professor Casimiro Debiaggi, attribuito alla scuola del Peracino.

Tags

Commenta

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker