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Aosta 1 Ottobre 2021-13 Febbraio 2022: apre la mostra “Racconti scolpiti”

Apre ad Aosta la mostra Fernando Casetta, Enrico Massetto. Racconti scolpiti: 1° ottobre 2021 – 13 febbraio 2022, Chiesa di San Lorenzo, Aosta

L’Assessorato Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio della Regione autonoma Valle d’Aosta comunica che venerdì 1° ottobre 2021, alle ore 18, sarà inaugurata la mostra Racconti scolpiti. Fernando Casetta, Enrico Massetto alla Chiesa di San Lorenzo di Aosta.

L’esposizione, realizzata dalla Struttura Attività espositive e promozione identità culturale e curata da Daria Jorioz, propone un progetto inedito che accosta le opere dei due scultori valdostani, mettendo a confronto due diversi modi di narrare la Valle d’Aosta e le sue peculiarità.

Fernando Casetta di Villeneuve scolpisce scene di vita contadina legate alla tradizione, Enrico Massetto di Saint-Pierre ci racconta con sguardo ironico e contemporaneo la montagna e i suoi abitanti.

L’esposizione permette il dialogo tra due generazioni, evidenziando i loro diversi e complementari approcci creativi.

L’Assessore Jean-Pierre Guichardaz afferma: “Anche in questa occasione, come avviene da moltianni, la sede espositiva della Chiesa di San Lorenzo ad Aosta ospita un’iniziativa che promuove la cultura alpina, presentando due scultori del legno molto noti nel contesto della millenaria Fiera di Sant’Orso. È con piacere che inauguriamo nell’ambito del programma espositivo annuale dell’Assessorato questa nuova mostra, che potrà essere ammirata nel corso di tutto l’inverno dai Valdostani e dai turisti, che invitiamo a scoprire e a riscoprire la creatività dei nostri scultori”.

Scrive la curatrice Daria Jorioz in catalogo: “Le narrazioni scolpite nel legno di Casetta e
Massetto intrecciano passato e presente, ricordi d’infanzia e aneddotica, esperienza quotidiana e immaginario, tradizione e invenzione creativa. Il noce è l’essenza prediletta da entrambi, in omaggio alla consuetudine della migliore scultura lignea valdostana. La montagna e la Valle d’Aosta costituiscono l’ambientazione privilegiata dei loro racconti. Non si tratta di una montagna austera o misteriosa, ma di un territorio alpino vivacemente antropizzato: protagonisti dei loro racconti sono coloro che abitano i villaggi, coltivano campi e frutteti, percorrono boschi e costeggiano torrenti, lavorano la vigna e producono il vino (…).”

Fernando Casetta, più conosciuto come Nino, nasce a Villeneuve nel 1933. Per lungo tempo è stato albergatore, poi antiquario e restauratore, ambiti che gli hanno permesso di affinare la passione per il legno e il gusto del bello. Autodidatta, comincia a scolpire nel 1998 seguendo un suggerimento di Dorino Ouvrier. Dal 2001 inizia un’intensa attività realizzando mostre e partecipando a concorsi di artigianato ad Aosta, Donnas, Courmayeur, Saint-Vincent, Valgrisenche, in cui riceve l’apprezzamento del pubblico. Il suo atelier si trova a Champlong di Martignon, una frazione di Villeneuve, all’interno del borgo dove un tempo viveva la sua famiglia, un luogo ricco di ricordi e fonte di inesauribile ispirazione.

Enrico Massetto è nato a Torino nel 1976. Diplomato all’Istituto di Arti applicate di Aosta, ora
Liceo Artistico, inizia a lavorare nell’ambito della computer grafica e dei prodotti multimediali.
Nel 1999 si trasferisce a Milano per frequentare i corsi allo IED, l’Istituto Europeo di Design, e
lavora come grafico pubblicitario. Diventa character designer presso la Playstos Entertainment per sviluppare un videogame per consolle (PS2 e XBOX) e art director. Nel 2005 torna ad Aosta e apre un laboratorio di scultura a Saint-Pierre. Ha portato in Valle d’Aosta la tecnica del disegno caricaturale nel contesto dell’artigianato, con uno sguardo innovativo e dinamico, raggiungendo in breve tempo un brillante successo di pubblico, a partire dall’invenzione di un personaggio di fantasia diventato una vera e propria star, il Greundzo. Espone alla Fiera di Sant’Orso dal 2005, nel cui ambito ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti.

Orario di apertura: martedì-domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. La mostra è a ingresso gratuito e sarà aperta al pubblico fino al 13 febbraio 2022.

Per l’accesso alla sede espositiva è necessario il Green pass. I visitatori dovranno indossare la
mascherina e fruiranno di entrate e uscite differenziate. Sarà fatta rispettare la distanza minima di oltre un metro e l’afflusso sarà regolamentato in modo da evitare assembramenti.
Per informazioni:

Regione autonoma Valle d’Aosta Assessorato Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio
Soprintendenza per i beni e le attività culturali. Struttura Attività espositive e promozione identità culturale.
Tel. 0165.275937
u-mostre@regione.vda.it
Chiesa di San Lorenzo
Piazza Sant’Orso – Aosta
Tel. 0165. 238127
www.regione.vda.it


Racconti scolpiti recensione di Daria Jorioz.

Questa mostra è un racconto a due voci scolpito nel legno. I narratori appartengono a due diverse generazioni.
Fernando Casetta è uno scultore di Villeneuve che porta brillantemente i suoi anni: nato nel 1933, quando gli si chiede l’età dichiara orgogliosamente questa data, lasciando a noi il compito di contare quanto tempo sia passato.

Enrico Massetto, pecora in fuga (particolare), 2021, bassorilievo in noce policromo, 28x110x8 cm

Enrico Massetto, quarantacinquenne dallo sguardo acuto e ironico, dopo la formazione all’Istituto Europeo del Design, l’esperienza a Milano di grafico pubblicitario prima e di art director nel campo della creazione di videogames poi, sceglie di cambiare completamente vita e di tornare in Valle d’Aosta, a Saint-Pierre, dove apre un laboratorio di scultura.
Le loro narrazioni scolpite nel legno intrecciano passato e presente, ricordi d’infanzia e aneddotica, esperienza quotidiana e immaginario, tradizione e invenzione creativa.
Il noce è l’essenza prediletta da entrambi, in omaggio alla consuetudine della migliore scultura lignea valdostana. La montagna e la Valle d’Aosta costituiscono l’ambientazione privilegiata dei loro racconti. Non si tratta di una montagna austera o misteriosa, ma piuttosto di un territorio alpino vivacemente antropizzato: protagonisti dei loro racconti sono coloro che abitano i villaggi, coltivano campi e frutteti, percorrono boschi e costeggiano torrenti, lavorano la vigna e producono il vino, trascorrono le serate d’inverno giocando a carte, si riuniscono nel corso delle feste patronali, ballano al suono della fisarmonica, si incontrano in occasione degli spettacoli di teatro popolare, convivono in armonia con gli animali domestici, conoscono la fauna selvatica.

Fernando Casetta predilige la narrazione della vita contadina e i temi della religiosità

Fernando Casetta, Il Volo degli Angeli (particolare), 2018, legno di noce, 85x56x40

popolare, a cui è legato dai ricordi d’infanzia impressi nella memoria. La sua cifra espressiva conserva la freschezza naïf dell’autodidatta, facendo emergere dal legno figure solo sbozzate, che affollano scene di vita quotidiana colte con semplicità e coinvolgimento emotivo.
Approdato tardi alla scultura, Fernando Casetta nel corso degli anni ha affinato, grazie all’attività più che ventennale di antiquario e restauratore, la capacità di riconoscere a prima vista la qualità delle essenze lignee e di guardare all’iconografia religiosa antica quando decide di cimentarsi nella realizzazione di una Madonna in trono di ascendenza duecentesca o di decorare una scena di Natività con angioletti che ricordano i puttini settecenteschi dell’arte sacra popolare.
La semplicità delle sue figure scolpite convive con “la maturità delle sue composizioni, semprericavate  da un unico blocco di noce rovesciato, lavorato sulle radici centenarie”, come ricorda Marina Mojana.

Le sculture di Nino Casetta, questo è il nome con cui è conosciuto da tutti in Valle d’Aosta, a volte inducono qualche perplessità negli amanti delle composizioni realistiche più tradizionali per la sproporzione delle figure, ad esempio un grande contadino accostato a un piccolo albero di quercia. In realtà queste opere hanno un fascino che mi richiama alla mente alcuni esiti della scultura espressionista svizzera, e penso a Hermann Scherer (1893-1927), pittore e scultore di lingua tedesca. D’altra parte sono certa che questo riferimento non è né voluto né cercato dall’artigiano di Villeneuve, che rivela un approccio libero e spontaneo all’arte, privo di sovrastrutture teoriche. Si potrebbe obiettare, inoltre, che nello scultore di Villeneuve non vi sono tracce dell’inquietudine e della drammaticità insiti nell’espressionismo del primo Novecento e non si può che concordare. Lo sguardo di Casetta è sereno e solare, ma ritengo sia comunque interessante cogliere le affinità formali e le declinazioni espressive nei diversi contesti della scultura lignea europea, considerando la storia dell’arte un ambito osmotico e dialogante, anche diacronicamente.
Venendo ora più puntualmente alle sue opere selezionate per la mostra alla Chiesa di San Lorenzo, vi troviamo le varie declinazioni di soggetti che elogiano la cultura alpina, dalla Fēta de Cogne (2008) alla Transumanza a Valtournenche (2015), scultura a tuttotondo in cui il gregge di pecore affolla lo spazio scultoreo suggerendo un movimento ondivago di grande suggestione.
Con le sue opere Fernando Casetta consegna al pubblico il suo personale omaggio alla cultura immateriale della nostra terra, descrivendo i mestieri della montagna, scolpendo il falegname e il boscaiolo, raccontando la vita semplice di un pastore con il suo agnellino e lo scorrere delle stagioni legato ai lavori di mietitura e alla fienagione. Ci offre un’unica divagazione iconografica con la scultura Torero (Tauromachia), databile al 2010, che pare quasi un omaggio nella scelta del soggetto all’artista per antonomasia, Pablo Picasso.
Quando descrive il suo approccio alla scultura Fernando Casetta si appassiona e si infervora,
gesticola e sorride, poi scherza e ride di gusto, mostrando la saggezza di chi non si prende troppo sul serio.

Enrico Massetto è molto amato in Valle d’Aosta per le sue creazioni artistiche originali e ironiche che, partendo dagli stilemi dell’artigianato di tradizione, hanno esplorato e percorso nuove strade raggiungendo in breve tempo un entusiastico consenso e un brillante successo di pubblico, a partire dall’invenzione di un personaggio di fantasia diventato una vera e propria star, il Greundzo.
Nato dalla rivisitazione del leggendario dahu, animale mitico simile allo stambecco, ma dalle
zampe di diversa lunghezza per poter raggiungere i luoghi più impervi delle montagne valdostane, il Greundzo creato da Enrico Massetto, sin dalla scelta del nome in francoprovenzale, getta le sue radici nella tradizione orale, con cui gioca utilizzandone i luoghi comuni e gli stereotipi, che sovverte in modo leggero e divertito. Così, suggerendo il riferimento al carattere schivo, scontroso e irascibile del vero montanaro, che nasconde sotto l’apparenza rude un animo buono, Massetto ci ha regalato un personaggio con cui ognuno può giocare a proprio piacimento.
Nell’atto creativo Enrico Massetto deve molto alla formazione di grafico e alla capacità narrativa che gli deriva dal fumetto. Il suo atelier di Saint-Pierre è disseminato di disegni e schizzi, appunti di lavoro che si trasformano poi in creature di legno, prevalentemente di noce, ma anche di cirmolo, il pino cembro. Si tratta dunque di uno scultore del legno atipico rispetto alla tradizione artigianale valdostana, ma i temi di questa tradizione restano per lui preziose fonti di ispirazione, punti di riferimento ineludibili. Così nascono i suoi giocattoli della tradizione contadina, dall’aria stralunata e ironica, il Tatà Reina, il Tatà Lupo, il Tatà Riccio, assolutamente riconoscibili e molto ambiti dai collezionisti, ma anche scene legate alla quotidianità della vita in montagna, raccontata con divertita partecipazione e resa accattivante dai colori con cui arricchisce la superficie lignea.
Oltre agli animali rappresentati nelle sculture in noce a tuttotondo, dal cervo allo stambecco,
all’ariete, creature appartenenti ad un universo situato sul confine tra immaginario e realtà, tutte un po’ sovrappeso e dallo sguardo bonariamente stupito, raffigurate in pose scomposte e buffe, incontriamo in questa esposizione alla Chiesa di San Lorenzo anche narrazioni realizzate in bassorilievo, dalla Volpe a caccia nella neve (2015) al maestoso Bosco sotto la Grivola (2017), fino alla colorata e leggiadra Cinciallegra (2018).
Poi Enrico ci stupisce con un’opera inattesa, Lo train (2016), bellissimo trenino in betulla, un
omaggio sincero agli antichi giocattoli della società contadina di un tempo, in cui l’autore
abbandona la sua consueta vena ironica per un approccio più legato alla ricerca filologica nel
contesto dell’artigianato di tradizione. Ne deriva un oggetto ricco di un fascino antico, in cui con la mente possiamo tornare ai giochi semplici dei bimbi in campagna, nelle cui mani un tronco di betulla sapientemente scolpito si trasformava in una locomotiva fumante. La magia della scultura è anche qui.

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