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Aosta: apre la mostra “Orizzonti Interiori” dal 9 luglio al 3 ottobre 2021

Apre ad Aosta la mostra Alberto Selvestrel, Alessandra Zucco. Orizzonti interiori 9 luglio – 3 ottobre.

L’Assessorato Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio della Regione autonoma Valle
d’Aosta comunica che venerdì 9 luglio 2021, alle ore 18, sarà presentata, presso la sede
espositiva Hôtel des États di Aosta, la mostra Alberto Selvestrel, Alessandra Zucco.
Orizzonti interiori.

L’esposizione, realizzata dalla Struttura Attività espositive e promozione identità culturale
e curata da Daria Jorioz, propone un progetto inedito che accosta le immagini del giovane Alberto Selvestrel e le opere della scultrice valdostana Alessandra Zucco.

Le fotografie di Alberto Selvestrel sono il frutto dell’osservazione dei luoghi attraversati dalla luce. Si tratta di un approccio che non lascia nulla al caso, che coglie le geometrie impreviste delle ombre e il dialogo dei volumi architettonici con la natura, per comporre immagini raffinate e vicine all’astrazione.

Alessandra Zucco rivela un’impostazione creativa che rende le sue sculture riconoscibili e preziose. Grazie alla linearità delle forme realizza opere dalla grazia essenziale. L’acero
quale essenza lignea privilegiata diventa per lei una cifra espressiva personale. Ma anche
quando scolpisce il noce raggiunge un’efficace sintesi formale.

L’Assessore Jean-Pierre Guichardaz afferma: “La convenzione con il Comune di Aosta
per l’utilizzo della sala espositiva Hôtel des Hôtel rappresenta ormai da molti anni il
risultato virtuoso di una collaborazione istituzionale in ambito culturale. Ci auguriamo
che questa esposizione d’arte dedicata a due interessanti e promettenti autori possa essere
apprezzata dal pubblico dei residenti e dei turisti che frequentano la Valle d’Aosta”.

La mostra è arricchita da un catalogo bilingue italiano-francese, a cura di Daria Jorioz, che contiene le immagini di tutte le opere esposte e un testo di Gianni Nuti, edito dalla
Tipografia Valdostana, acquistabile in mostra al prezzo di 15 euro.

Alberto Selvestrel è nato a Torino nel 1996. Nel 2014, diciassettenne, si avvicina alla
fotografia con una particolare attenzione rivolta al paesaggio. Approfondisce da
autodidatta le sue ricerche e si focalizza sul paesaggio antropico e le sue modificazioni,
sviluppando uno stile personale caratterizzato da composizioni geometriche e minimali. La
sua ricerca è volta a condensare il massimo dell’espressione concettuale nel minimo della
forma. Nel 2017 esce il suo primo libro fotografico, Images, che viene recensito da
importanti riviste e giornali stampati e da testate online di tutto il mondo. Nel 2017 espone
i suoi lavori fotografici in Italia e nel 2018 a Londra e Bruxelles. Nel 2019 pubblica un
secondo volume fotografico, Link, con la prefazione di uno dei maggiori fotografi italiani,
Giovanni Gastel. Partecipa a fiere d’arte internazionali e viene scelto da Fujifilm come
unico testimonial italiano per il lancio della fotocamera X-Pro3. Nel 2020 Automobili
Lamborghini lo ha scelto come fotografo per il progetto With Italy for Italy per la
rivalutazione del territorio italiano post Covid-19.

Alessandra Zucco è nata a Chivasso nel 1972. Dall’età di nove anni vive in Valle d’Aosta,
a Verrès. Laureata in lettere e filosofia, è ispettore della polizia locale. Ha frequentato la bottega artigiana di Franco Pinet, apprezzato scultore del legno valdostano, che nel solco
della tradizione sperimenta anche nuovi linguaggi espressivi di matrice contemporanea.
Dopo questa esperienza Alessandra Zucco intraprende l’attività di scultrice del legno e le
sue ricerche si indirizzano verso l’essenzialità della forma. In Valle d’Aosta Alessandra Zucco si è distinta per uno stile espressivo lineare ericonoscibile e per l’utilizzo del legno d’acero, che con le sue venature e il colore candido rende le sue creazioni eteree e femminili. Negli ultimi anni le sue creazioni sono state apprezzate e comprese, consentendole di ricevere premi e riconoscimenti. Tra questi si segnalano nel 2016 il Premio Don Garino per la migliore opera a soggetto religioso, nel 2017 il premio per l’innovazione alla Fiera di Sant’Orso di Donnas. Nel 2018 ha ottenuto il terzo premio alla 65 a Mostra Concorso dell’artigianato valdostano di tradizione e nel 2019 il Premio Vietti alla Fiera di Sant’Orso.

Orario di apertura: martedì-domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. La mostra è a ingresso gratuito e sarà aperta al pubblico fino al 3 ottobre 2021.

Per garantire la sicurezza sanitaria, si richiede che i visitatori indossino le mascherine.
Nella sede espositiva sarà fatta rispettare la distanza minima di oltre un metro e l’afflusso
sarà regolamentato in modo da evitare assembramenti.

Per informazioni:
Regione autonoma Valle d’Aosta
Assessorato Beni culturali. Turismo, Sport e Commercio
Soprintendenza per i beni e le attività culturali
Struttura Attività espositive e promozione identità culturale
Tel. 0165.275937
u-mostre@regione.vda.it
Sede espositiva Hôtel des États
Piazza Chanoux, 8 – Aosta
Tel. 0165. 300552
www.regione.vda.it

Orizzonti interiori
Recensione di Daria Jorioz

Gustav Klimt, uno dei più significativi artisti della Secessione viennese, amava dire che
“L’arte è una linea intorno ai pensieri”. Ho riletto recentemente questa citazione e mi è parsa
così vicina agli Orizzonti interiori a cui rinvia il titolo di questa mostra da volerla ricordare.
Alberto Selvestrel e Alessandra Zucco sono due artisti senza apparenti punti di contatto.
Fotografo piemontese lui, nemmeno venticinquenne, scultrice valdostana lei, non si sono
mai incontrati. Il dialogo tra le loro opere è il frutto di una scelta curatoriale.
Ho colto nei loro lavori un’affinità di sentire, una sensibilità sobria e acuta, una ricerca della
sintesi nell’atto creativo, che mi hanno suggerito naturali accostamenti.
Sono stata attratta dai loro linguaggi espressivi scevri da accessori. Non esiterei ad accostare
il loro approccio all’arte alla meditazione zen, benché io non ne abbia mai parlato con loro.
La loro dimensione creativa rivela un equilibrio tra ispirazione e disciplina che richiama alla
mente la cultura orientale e un’istintiva fascinazione per alcuni esiti dell’estetica giapponese.
Amo in questi due autori la capacità, tutt’altro che semplice, di creare per sottrazione, così
lontana dalla compulsione all’accumulo propria del nostro tempo.

Le fotografie di Alberto Selvestrel sono il frutto dell’osservazione dei luoghi attraversati
dalla luce. Un’osservazione meditata che non lascia nulla al caso, che coglie le geometrie
impreviste delle ombre e il dialogo dei volumi architettonici con la natura, per giungere alla
composizione di immagini sottilmente raffinate nella loro eleganza e prossime all’astrazione.
Non a caso un grande autore della fotografia internazionale, Giovanni Gastel, ha amato al
primo sguardo le foto di Selvestrel, accostandole alla poesia lirica greca.
Scrive, infatti, Gastel nell’introduzione al secondo volume fotografico del giovane autore,
intitolato Link e datato 2019: “Questo attonito stupore che mi prende davanti alle splendide
solitudini delle foto di Alberto Selvestrel è simile a quello che sempre provo leggendo le
schegge poetiche dei lirici greci…”.

Nelle immagini di Alberto Selvestrel la ricerca della bellezza è ricerca di armonia, che
Giovanni Gastel accosta alla lirica greca, ma che richiama anche l’esito del gesto di un
calligrafo orientale. Il rigore nell’osservazione dello spazio e nella composizione, che
evidenzia effetti inattesi, illusioni ottiche, allineamenti sorprendenti è il frutto di un lungo
lavoro di osservazione. Come diceva lo storico dell’arte Lionello Venturi, nell’arte occorre
“Vedere e rivedere” per comprendere. Per il giovane fotografo piemontese occorre andare
più e più volte nello stesso luogo, nelle diverse ore del giorno, per cogliere gli effetti della
luce sulle superfici, come facevano i pittori impressionisti.
Mi pare, inoltre, di poter osservare come la ricerca di Alberto Selvestrel guardi anche alla
lezione dei grandi maestri della fotografia di architettura, primo fra tutti Gabriele Basilico,
decidendo di escludere la figura umana dall’inquadratura e compiendo così una scelta
formale che sottolinea una visione contemplativa del mondo.

Alessandra Zucco inizia a scolpire nel solco della tradizione valdostana, ma rivela subito un
guizzo creativo che rende le sue opere riconoscibili e preziose. La linearità delle forme
concorre alla creazione di sculture lignee dalla grazia essenziale e silenziosa.
Alessandra guarda con interesse agli esiti della scultura a tuttotondo di un maestro quale
Carlo Gadin di Saint-Nicolas e alle ricerche formali e cromatiche di Franco Pinet di Issogne,
individuando nella linearità e nella sintesi delle forme un riferimento significativo, ma
raggiunge presto una cifra espressiva personale e poetica, femminile nello sguardo e nella sensibilità, elegante nell’equilibrio compositivo e spaziale. Delicatezza di sentimenti, grazia,
una poesia che richiama la dimensione sognante dell’infanzia, abitata dalla fiaba e dal gioco,
sono tratti fondanti della sua arte.
Grazie alla scelta personalissima dell’acero quale essenza lignea privilegiata, Alessandra
Zucco ci consegna sculture di sottile fascino e sobria raffinatezza, che mi richiamano alla
mente le teorie del colore di Wassily Kandinsky: “Il bianco agisce sulla nostra psiche come un
grande silenzio”. Si tratta di un silenzio denso di emozioni e ricco di sfumature, dove i
sentimenti trovano una dimensione in cui specchiarsi e riflettere, ma sempre sottovoce,
seguendo i nostri orizzonti interiori. Nulla è urlato nelle opere di questa sensibile artista,
nulla è di troppo.
Il biancore dell’acero enfatizza le forme aggraziate del Capriolo agghindato con foglie di
acero e sottolinea l’eleganza essenziale di Maternità: due cavalli. Ma anche quando scolpisce
il noce e lo accosta alla pietra, come nel caso dell’Ariete (2014) presentato in mostra,
raggiunge esiti di rara sintesi formale.
Nella scultura di Alessandra Zucco l’elemento autobiografico è fertile ispirazione, come in
Alice, opera dedicata alla figlia. La vita si riflette nell’arte, l’arte diventa desiderio e rinascita.
Il recente utilizzo della foglia d’oro e di colori brillanti, denotando una spinta verso la
sperimentazione dei materiali e il continuo desiderio di percorrere nuove strade, rinvia a
solidi riferimenti culturali di klimtiana memoria, guardando all’arte bizantina ma forse anche
alle lacche orientali, reinterpretati in chiave contemporanea.
In estrema sintesi ho immaginato l’esposizione Orizzonti interiori come un dialogo a due voci
tra un fotografo e una scultrice accomunati dal desiderio di cogliere attraverso l’arte
l’essenza poetica della vita. Lo sguardo limpido di Alessandra Zucco è azzurro come i cieli e il
mare delle immagini di Alberto Selvestrel. Credo convintamente che ogni coincidenza abbia
un’anima, come ci suggerisce il titolo di un romanzo di rara bellezza di Fabio Stassi.

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