Bassa ValsesiaGhemme

Ghemme: inaugurata la V^ edizione della collettiva d’arte “Arte da indossare” presso Spazio E

Venerdì 19 novembre a Ghemme, nelle articolate sale di Spazio E, si è aperta la V Edizione della Collettiva d’Arte: “Arte da indossare” con l’intervento dello storico e ricercatore Sergio Monferrini, dedicato a: “Abiti e gioielli nella seconda metà del Settecento”, quando Novara passò dal Ducato di Milano al Ducato di Savoia e dovette “prendere le misure” con la nuova corte, “carpirne” usi e costumi per ricollocarsi nel nuovo potere.

Più dei documenti ufficiali raccontano la “novità” le lettere intercorse tra personaggi della nobiltà novarese, che dovevano riposizionarsi nella nuova corte subalpina ed il valsesiano Giovanni Castellani Tettoni, la prima persona delle terre di nuovo acquisto del novarese, che Carlo Emanuele III di Savoia promosse a cariche superiori, il quale raccontava cosa succedeva a Torino, sempre denominato “questo Paese”, per sottolineare l’alterità rispetto al Novarese, che pure da una decina d’anni era diventato Piemonte.

Il Tettoni consigliava gli acquisti più convenienti da farsi, ma soprattutto informava sulle “usanze” praticate alla corte piemontese, in cui la moda risentiva dell’influenza francese, ed era molto più “libera” di quella milanese, per non incorrere in “gaffes” che avrebbero denunciato un’insopportabile provincialismo. Ai Deputati di Ghemme che dovevano recarsi a corte a Torino per giurare fedeltà, si consigliava dunque la realizzazione di nuovi abiti,
adatti per non sfigurare.

Alla Collettiva d’Arte hanno partecipato artisti provenienti da tutta ItaliaAndrea Zanierato, Anna Maria Scocozza, Cate Maggia, Daniela Spagnoli, Enrica Pedretti, Florine Offergelt, Francesca Crespi, Francesco Campanella, Michelle Hold, Rea Rossi, Rossana Girotto, Silvia Brambilla, Soheila Dilfanian, Walter Passarella – coniugando: “Forme d’arte che indossate evolvono in una metamorfosi coinvolgendo chi le indossa in un sogno che vive”.

Il designer milanese Andrea Zanierato crea utilizzando materiali poveri: bronzo, rame, argento, tenuti insieme da pochissime saldature, ma unite da un gioco di intrecci che plasmano forme geometriche e poetiche, come i flessuosi gatti sdraiati, o la solitaria Casa sulla luna.

Rossana Girotto, “poetrice”, come l’aveva definita lo scrittore Andrea G. Pinketts, ha proposto una serie di creazioni-gioiello ispirate a Josephine Baker, prodotti utilizzando ambra nera africana e ambra gialla del Baltico.

“Gioielli poetici” sono stati definiti quelli realizzati con la carta da Anna Maria Scocozza di Roma.

I Cerchi della vita di Enrica Pedretti, in “ferro contaminato dal puncetto”, esposti in teche trasparenti, riprendono la valenza di sculture, mentre indossati si trasformano in gioielli che coniugano la forza del ferro con la geometria ascetica del puncetto, riproponendo il binomio terra e spiritualità. “Prato di Primavera alla Piana di Sotto”: è il titolo di una giacca fucsia sulla quale sboccia la fioritura del titolo.

Francesca Crespi, discendente della dinastia che ha dato il meglio nei tessili, che sta recuperando l’archivio di famiglia con l’obiettivo di renderlo conosciuto e fruibile, oggi a Milano lavora sulle piante tintorie, che utilizza per dare colore alle sue creazioni. Stimolata da Enrica Pedretti ha realizzato, appositamente per questa mostra, una camicia in lino che assume colore con l’Indigofera Tinctoria, in un processo di sapore alchemico, enfatizzato con l’uso di perline-amuleto.

Rea Rossi espone stampe botaniche su seta, Cate Maggia offre cappelli e mantelle nei colori naturali amplificati da intersezioni di cucito creativo.

Francesco Campanella riproduce i suoi quadri a colature su tessuti jeans trasformati in camicie, Florine Offergelt espone due borse che viaggiano attraverso le mille applicazioni di ricordi di vita, Michelle Hold, pittrice, in collaborazione con la stilista Cinzia Sassone, ricrea i quadri sulle stoffe che diventano abiti sinuosi.

In mostra ci sono gioielli realizzati a più mani: Enrica Pedretti, Walter Passarella, Silvana Marra, Florine Offergelt, che ripensano in modo elegante ed essenziale la funzione del monile. Silvia Brambilla si serve del metallo bruciato, mentre Daniela Spagnoli, crea esclusivamente con oggetti di riuso: bottoni, pezzi di stoffa, perline.

L’artista di origine iraniana Soheila Dilfanian, specializzata nella lavorazione del vetro artistico, riproduce le sue vetrate artistiche nei gioielli.

La mostra rimarrà aperta fino al 15 gennaio 2022: il giovedì, ore 16-22, da venerdì a domenica, dalle 11 alle 22.

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