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A Trivero una conferenza sulle “Streghe” tenuta da Piera Mazzone

Streghe, il mistero delle donne indomabili: conferenza di Piera Mazzone.

L’’Associazione La finestra sull’arte ha organizzato a Trivero “I venerdì letterari”,otto incontri  che si tengono dal 6 maggio al 1 luglio, curati da Lelia Zangrossi, Giancarlo Crosa, Franco Bianchini. A Piera Mazzone, Direttore della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo, è stato proposto un intervento sulle streghe, suggerito dalla lapide alla Stria Gatina, posizionata nel 2005 dall’allora Sindaco, Gianluca Buonanno: “In memoria della Stria Gatina ultima strega massacrata in Italia trucidata a Cervarolo di Varallo il 22 – 1 – 1828 custode dell’antica sapienza montanara”: Margherita Degaudenzi non fu proprio l’ultima: Roberto Gremmo ricorda che nella primavera del 1863la quarantasettenne contadina Anna Bondesio di Fobello, venne processata dal Tribunale del Circondario di Varallo perché esercitava pratiche guaritrici reputate pericolose per l’equilibrio sociale montanaro e lo stesso studioso nel 2006 pubblicò: “L’ultima strega”, l’omicidio di una donna avvenuto in Val Susa nel 1946.

Margherita Guglielmina De Gaudenzi, aveva 64 anni, e non era una persona facile. Povera e dal carattere difficile, era definita petulante, invadente, scorbutica verso i vicini, e inoltre aveva un aspetto cupo, era alta, non bella, e il suo volto era scuro e spesso accigliato. I ragazzini le urlavano “Strega!” e poi scappavano eccitati e impauriti al contempo, e i compaesani non la vedevano di buon occhio. Così la descrisse il medico Gerolamo Lana in “Gli errori della fisica”, un’opera pubblicata nel 1830, due anni appena da quel barbaro omicidio. Ma lei non era malvagia, aveva una figlia debole e malata, e faceva quel che poteva per sopravvivere. Dopo aver venduto, a malincuore, un terreno di sua proprietà per poter mettere da parte qualche soldo, la donna si oppose con tutte le sue forze quando i nuovi proprietari decisero di abbattere un grande e vecchio albero di noce, che era stato suo, e al quale lei era di certo molto affezionata. La sua rabbia per quel gesto fu tale che scagliò una maledizione sui due responsabili del taglio dell’albero, i quali non tardarono a subirne le conseguenze. Uno dei due uomini morì dopo pochi mesi, mentre l’altro si ammalò gravemente.

Quella fu la prova inconfutabile, agli occhi dei superstiziosi compaesani, che la donna era realmente una strega, e pertanto andava eliminata. La massacrarono a bastonate, e quando questa morì non si fermarono, ma continuarono a batterla finché il suo volto fu irriconoscibile e il suo corpo martoriato.

Non si era nel Medioevo, era il 22 Gennaio 1828.

La caccia alle streghe portò all’uccisione di un milione di donne in Europa tra il 1450 e la metà del Settecento, poi l’attività dell’Inquisizione andò esaurendosi, ma non cessarono i pregiudizi e le violenze rivolte contro donne “singolari” per i loro atteggiamenti o per le loro capacità di utilizzare la medicina naturale. “Custode dell’antica sapienza montanara”: le “streghe” erano spesso donne “colpevoli” di tramandare antiche tradizioni erboristiche e naturali.

Nel corso della storia non vi furono soltanto roghi celebri come Giovanna d’Arco e Giordano Bruno, ma innumerevoli aneddoti di sventurate creature bruciate con l’accusa di presunta stregoneria. Oggi è facile giudicare quei comportamenti come oscurantisi, dettati dalla superstizione e dall’ignoranza, ma si deve ricordare che alla soglia del Quattrocento tutti credevano nella magia: dalla povera gente ai dotti, dai sovrani ai papi. Per riflettere su queste donne, tenendo conto del cambiamento del ruolo femminile nelle varie epoche, sono state scelte altre due figure di “streghe” emblematiche: Giovanna Monduro la strega di Salussola, arsa viva a Miagliano,il 17 agosto 1471, e Antonia, l’esposta della Chimera, bruciata nel 1610.

A Salussola, nella chiesa dei santi Gervasio e Protasio il 21 gennaio del 1470 ebbe inizio l’istruttoria nei confronti di Giovanna, moglie di Antoniotto Monduro di Miagliano, abitante a Salussola, accusata di stregoneria.  Giovanna non era molto ben vista, né dai parenti né dai vicini di casa, a causa della sua loquacità ed è forse per questo motivo nacquero le prime accuse di maledizioni lanciate dalla donna che portarono alla morte di alcuni bambini

Interrogata dal tribunale dell’Inquisizione, l’Inquisitore e Vicario per la Diocesi di Vercelli era Nicola de Costantinis di Biella, dell’ordine dei frati predicatori di S. Domenico. Giovanna continuò ad affermare che le accuse erano false, che non era una strega, non aveva mai praticato la magia e non si era unita al diavolo, ma, sotto tortura, confessò raccontando la sua iniziazione alla magia e ammise tutte le accuse del folklore stregonesco.

Antonia Renata Giuditta Spagnolini è la protagonista de La Chimera, il romanzo storico scritto da Sebastiano Vassalli che nel 1990 ottenne il prestigioso Premio Strega. La vicenda è ispirata ai documenti processuali che portarono alla condanna al rogo per stregoneria dell’esposta adottata dai coniugi Nidasio di Zardino. A quei tempi si riteneva che un’esposta fosse portatrice di sventure, una poco di buono, perché nata da una relazione carnale e non riconosciuta. Del caso di Antonia, denunciato al tribunale ecclesiastico dal parroco del paese, si occupò con grande fervore l’inquisitore Manini, che, approfittando dell’assenza del vescovo Bescapè, cercava di ridare importanza al Tribunale. Manini procedette ad interrogare diversi testimoni che affermarono la colpevolezza della strega. Antonia troppo bella e quindi maligna, con la sua arte magica seduceva gli uomini e, quando questi erano completamente impazziti per amore, li abbandonava, aveva avuto l’ardire di farsi ritrarre da un pittore di Madonne e di Santi nei panni della Madonna del Divino Soccorso, peccando quindi di superbia, aveva osato ridere del vescovo Bascapè durante una sua visita a Zardino, aveva ballato in piazza con i lanzi, era stata sorpresa di notte sul dosso dell’albera dove le streghe tenevano il loro sabba. Dopo essere stata rinchiusa durante il processo nellaTorre dei Paratici, torre del palazzo del Comune di Novara, venne bruciata sul rogo con l’accusa di essere una strega

Qualche volta degli uomini rimangono le storie, se c’è qualcuno che le racconta: conclude amaramente Vassalli.

Qualche anno prima, nel 1985, Leonardo Sciascia, aveva pubblicato a puntate sul Corriere della Sera: La strega e il capitano, ricostruendo la vicenda di Caterina Medici, condannata al rogo nel 1617 per stregoneria, il cui processo viene citato da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi e in Storia della colonna infame.Caterina era rea di avere più cultura e dei costumi maggiormente disinvolti rispetto a quelli delle donne della sua epoca.

L’ultima parte della serata è stata dedicata alle streghe nelle leggende valsesiane raccolte da Costantino Burla e da Pietro Casaccia, che presentano tratti comuni con le streghe di altre regioni italiane e anche di altre nazioni europee, e ai pregiudizi popolari, raccolti dall’abate Carestia tra il 1880 e il 1890, in un quadernino manoscritto, conservato in Biblioteca a Varallo, pubblicato dalla Società Valsesiana di Cultura nel 1952 con il titolo: Pregiudizi popolari della Valsesia.

Il prossimo appuntamento con “I venerdì letterari” sarà venerdì 17 giugno, ore 21, presso la Biblioteca di Trivero: Fulvio Conti parlerà di “Massime di vita e principi di sapienza del messaggio di Epicuro”.

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