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Bilancio del Presidente del Parco Nazionale Val Grande

Dopo 5 anni alla guida dell’Ente che gestisce l’area selvaggia più vasta d’Italia, Massimo Bocci traccia un bilancio del suo mandato.

Nel mese di dicembre 2015 l’allora Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nominò Massimo Bocci nuovo presidente del Parco Nazionale della Val Grande.

«Oggi racconto con piacere la strada che abbiamo percorso in questi cinque annidichiara il Presidente dell’Ente Parco, Massimo Bocci – e voglio farlo partendo dall’idea e dalla visione con cui ho voluto guidare la Val Grande. Il punto di partenza è stata la legge 394 del 1991, che regola la vita dei parchi nazionali: da qui abbiamo voluto allineare le nostre politiche di tutela e valorizzazione, anche creando reti virtuose di sinergia con tutte le comunità del Parco. Per fare questo è stata fondamentale la collaborazione di molti soggetti, che voglio ringraziare: i sindaci della comunità del Parco, il consiglio direttivo e la giunta, il personale del Parco, i carabinieri forestali, le Donne del Parco, tutte le associazioni del territorio che collaborano da anni con noi».

La visione di gestione di un Parco come la Val Grande non può che partire dai preziosi beni che questa area selvaggia custodisce: i boschi, le acque, le specificità ambientali, il patrimonio storico e culturale… beni da
preservare e rispettare. E tutte le iniziative del Parco hanno sempre raggiunto con successo l’obiettivo di coniugare la tutela ambientale allo sviluppo economico sostenibile.

«Questo è stato uno degli obiettivi primari del mio mandatoconferma il Presidente Boccila Val Maira ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un esempio d’eccellenza nella gestione del patrimonio naturale in
equilibrio tra protezione e valorizzazione delle economie locali. Se penso a questi cinque anni, immagino le molte attività portate avanti come fossero un fiore con al centro la nostra visione, circondata da quattro petali. La cultura, fatta di territorio, storia e comunità; lo sviluppo locale, raggiungibile solo attraverso la condivisione e l’ascolto; le infrastrutture, implementate e manutenute grazie a investimenti sostenibili; infine la ricerca, cuore pulsante – anche se un po’ nascosto – delle attività del parco».

«Dovremo riuscire ad coniugare nel migliore dei modi le azioni di tutela e di valorizzazione dell’ambiente, la promozione dell’agricoltura, del turismo sostenibile con l’obiettivo di costruire un modello di sviluppo “su misura” per il nostro territorio»: queste le dichiarazioni che Massimo Bocci rilasciò nel momento della sua nomina alla guida del Parco, cinque anni fa.

Le prospettive nella gestione di un’area protetta sono, oggi come allora, le medesime: proseguendo su questa strada la necessità è sempre più quella di garantire un continuo contatto con le comunità, affinché le stesse prendano sempre più consapevolezza del loro valore e possano così costruire un futuro sostenibile.

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Quel che è certo è che il Parco della Val Grande, in questi ultimi anni, è stato “riscoperto”: tanto dagli Enti del territorio, quanto dalle persone che risiedono nel Verbano-Cusio-Ossola.

«Questo è avvenuto grazie ad un lavoro costanteconferma Boccii passi da compiere sono ancora molti, ma la strada è quella giusta. In questi anni diversi scrittori hanno pubblicato libri ambientati o dedicati al Parco, due film sono stati girati nella nostra area selvaggia, abbiamo potuto contare su prestigiose uscite mediatiche (tra pochi giorni Sky Arte inizierà le riprese per un documentario dedicato alla Val Grande): raccogliamo così i frutti di un lavoro lungo e faticoso, anche di chi mi ha preceduto alla guida del Parco, ma estremamente importante. E questa – sia chiaro – è una “promozione rispettosa”: rispettosa delle diverse anime del Parco, ma anche delle persone che nel Parco vivono e vogliono continuare a farlo. Sono convinto che la Val Grande sia per tutti: ci sono angoli del Parco perfetti per gite semplici, ci sono i paesi e i piccoli borghi, ci sono le aree quasi inaccessibili, che richiedono cautela e l’aiuto delle nostre guide. La Val Grande è, in questo senso, per tutti».

È difficile condensare in poche righe il bilancio di cinque anni di attività all’interno di un Parco Nazionale, ma il Presidente Massimo Bocci ricorda due aspetti, un cruccio e un grande risultato: «Fare una c ssifica dei
progetti più importanti e segnalare un’iniziativa particolarmente complicata non è facile. Certamente mi sarebbe piaciuto vedere già completate le nostre due grandi vie storiche: il Sentiero Bove e la Traversata bassa della Val Grande. Le procedure burocratiche e la pandemia ancora in corso hanno purtroppo rallentato i lavori; la buona notizia è che i due percorsi vedranno comunque la luce nel corso del 2021. Un risultato importante? Certamente l’aver terminato il processo di ampliamento del Parco, con
l’inclusione di tre nuovi Comuni: Mergozzo, Ornavasso e Verbania. L’ufficialità arriverà con il decreto ministeriale, ma la soddisfazione di aver portato a compimento un processo iniziato dieci anni fa è grande».

Massimo Bocci, forte di un’esperienza “profondamente arricchente”, per usare le sue parole, ha dato disponibilità a proseguire per altri cinque anni il percorso alla guida del Parco Nazionale della Val Grande. Ora la decisione spetta al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. 

«Undici Comuni sui tredici facenti parte del nostro Parcodichiara Massimo Boccihanno voluto sostenere ufficialmente la mia (ri)candidatura e il loro messaggio mi ha riempito d’orgoglio e gratitudine: è
un segno tangibile di apprezzamento da parte del territorio e rappresenta un tassello fondamentale al termine di un’esperienza di governo dell’Ente Parco.
A questo aggiungo un personalissimo bilancio di questi cinque anni: ho imparato moltissimo, ho cercato di dimostrare vicinanza al territorio, ho voluto camminare nei boschi e nei paesi della Val Grande.
Quest’ultimo aspetto può risultare secondario, ma per quanto mi riguarda è stato fondamentale: camminare nel Parco significa entrare in contatto e in sinergia con il territorio e con le persone che lo abitano e che investono per continuare a viverci. Il futuro del nostro Parco è proprio il cammino, lento,
consapevole: lo stesso cammino che dovremo consentire – anzi, agevolare – a tutte le attività economiche che sono nate e nasceranno ancora nei paesi del nostro Parco».

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