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L’Archivio storico Chiais raccontato nel libro di Barbara Cavana

La Guida divota e popolare del Sacro Monte di Varallo è stata uno dei libri più ristampati.

Siamo di nuovo bloccati dal Covid: perché non approfittarne per fare un viaggetto che parte dai primordi della stampa?

La lunga storia della Tipografia Chiais comincia proprio nel XVI secolo.

In tanti a Vercelli ricordano la storica cartoleria e tipografia Chiais di Rialto, ma pochi sanno che le cantine dell’antico edificio che la ospitava ne conservano tuttora la preziosa storia, racchiusa nelle opere a stampa realizzate nei secoliil più antico documento a stampa della Tipografia risale al 1531– ma anche nei quotidiani strumenti di lavoro: i cassetti di caratteri in piombo, matrici tipografiche di tutti i tipi e persino una macchina da stampa di inizio Novecento.

In questo museo, non virtuale, ci fa da guida Pierluigi Chiais, un distinto signore che ha nel DNA l’amore per la sua città e per una professione che davvero ha cambiato il mondo. Prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili possedere dei libri era appannaggio dei pochi che potevano concederseli. I testi venivano tramandati ricopiandoli a mano, con i costi gravosi e tutti gli “incidenti” che potevano capitare: ripetizioni, omissioni, fraintendimenti. Quasi tutti i testi tramandati prima dell’invenzione della stampa, hanno posto problemi di ricostruzione e di interpretazione, ma per parlare di questo dovremmo intraprendere un altro viaggio, addentrandoci nel mondo della filologia.

Barbara Cavana, appassionata di libri antichi sin dagli anni dell’Università conclusa con una tesi sulle xilografie nelle edizioni vercellesi a stampa del Cinquecento, ha raccolto da Pierluigi Chiais tutte le notizie su quell’archivio unico in cui le vicende della stampa, della tipografia di famiglia e della città di Vercelli si fondono in un tutt’uno, e ne è nata una pubblicazione: L’Archivio Storico Chiais e la lunga tradizione di una tipografia, edito da Polysistem Vercelli, reperibile
presso le librerie Giovannacci e Mondadori Bookstore di Vercelli, o richiedendolo con una mail a: alessandro.chiais@libero.it.

Il libro offre una generosa chiave di accesso alla straordinaria collezione Chiais:

il ricco apparato illustrativo che correda il volume e la gradevole impostazione grafica ideata da Alessandro Chiais, sono un ulteriore invito a scendere idealmente i gradini del palazzo di Via Morosone che portano nei locali dove ogni singolo oggetto racconta l’evoluzione della storia della stampa: dai caratteri alle matrici xilografiche (in legno) calcografiche (in rame), sino alle “pietre litografiche” ed ai cliché in zinco.

Le premesse dell’attuale pubblicazione risalgono a diciassette anni fa: nel 1983, per festeggiare i 455 anni di attività tipografica, dal 19 al 20 novembre, Pierluigi Chiais allestì una mostra che ebbe un notevole successo, e fu accompagnata dalla pubblicazione di Rosaldo Ordano, Direttore della Biblioteca Civica di Vercelli e Presidente della Società Storica Vercellese: Le tipografie di Vercelli, un ampio e documentato studio sull’ambiente culturale e l’attività tipografica dal secolo XV al secolo XIX. A Vercelli la prima tipografia destinata ad avere un’attività stabile nel tempo,
fu quella di Giovanni Maria Pellipari. Nel volume curato da Barbara Cavana la storia dell’arte tipografica vercellese dal Cinquecento a oggi, viene sviluppata cronologicamente, secolo per secolo e procede di pari passo con sintetiche notazioni storiche e sociali, che ricreano un contesto per i lettori. Nella tavola cronologica dei tipografi della tradizione
Chiais, si alternarono nomi più o meno famosi nell’editoria: dai Marta ai Panialis, a Felice Ceretti, Guidetti, arrivando nel 1892 a Giuseppe Chiais. L’arte tipografica, rimasta pressoché immutata dai tempi di Gutemberg, divenne offset nel secolo scorso e poi negli anni Novanta si trasformò in stampa digitale. La Tipo Chiais, che nel 2003 era passata da Pierluigi al figlio Alessandro, grafico professionale, chiuse ufficialmente i battenti nel 2012, ma Alessandro, continua ad occuparsi di stampa con la Polisystem.

Per i Valsesiani, ma non solo, particolarmente interessante si rivela il capitolo: “Un best-seller tra Otto e Novecento: la Guida del Sacro Monte di Varallo”. Gianpaolo Garavaglia in “Mons in quo beneplacitum est Deo habitare in eo, Bibliografia del Sacro Monte di Varallo”, offre il catalogo aggiornato di tutte le Guide del Sacro Monte reperite dal 1514 al 2014, riproducendo gli apparati figurativi nel CD-rom allegato. Alle edizioni stampate da Chiais sono dedicate le schede dal n. 181 al n. 193. Francesco Guidetti, successore De-Gaudenzi, nel 1881 pubblicò: “Guida divota e popolare del Sacro Monte di Varallo”, dedicata ai “Nobili Varallesi” come: “Segno di quella fratellanza che unisce Varallo a Vercelli sede antica di una Scuola Vercellese resa celebre dai nobili figli della Valsesia”, preceduta da un’ampia prefazione in cui l’editore ricorda il suo primo viaggio al Sacro Monte, avvenuto nel 1841, quando aveva solo dieci anni. L’incanto fu tale che il Guidetti lo ripetette per più di venti volte e ci tornò con i suoi figli, proponendosi di: “Dare alla luce una Guida del Sacro Monte che sia devota, popolare, di poca spesa, fedele nella riproduzione di quei capolavori, e che possa tornar gradita al dovizioso e al povero”. Di questa Guida in Biblioteca a Varallo ne sono
conservate ben tre copie, la prima, nella brossura originale, appartiene al Fondo Amministrazione del Sacro Monte, la seconda, legata in cartoncino, è presente nel Fondo Avvocato Alberto Durio, mentre la terza, rilegata in vinilpelle, appartiene ai Fondi antichi della Biblioteca. La Guida ebbe un grande successo: Chiais conserva ancora tutte le matrici originali di stampa, sia quelle xilografiche delle illustrazioni (opera del disegnatore Ernesto Lose e dell’incisore milanese Angelo Colombo), sia i cliché in zinco delle pagine di testo, che furono composte a mano mediante l’utilizzo
di caratteri mobili e poi fuse in blocchi unici. Giuseppe Chiais, subentrato al Guidetti, vent’anni dopo la ristampò, senza la dedica iniziale del Guidetti, inserendo però la dicitura: “Vercelli, Tip. E Lit. Guidetti”. Felice Chiais, figlio di Giuseppe, nel 1925 la ristampò nuovamente. La stessa Guida verrà in seguito realizzata in edizione ridotta e stampata più volte, corredata da un apparato figurativo più modesto e da testi più succinti.

Condensare quasi cinquecento anni di arte tipografica in un centinaio di pagine non è stata impresa facile, ma, grazie al testo chiaro di Barbara Cavana, alle competenze di Pierluigi Chiais e all’impostazione grafica di Alessandro Chiais, è stato possibile arrivare a comporre un volume di carattere divulgativo redatto con criteri scientifici. Il materiale c’è, la guida è stata stampata, ora sarebbe importante istituire un Museo ufficialmente aperto al pubblico. Le ottantasette primavere di Pierluigi Chiais, tipografo dal 1972 al 2003, sono ancora fresche di stampa ed attendono persone interessate che vogliano sfogliare con lui quella storia affascinante: speriamo che qualcuno si accorga dell’importanza
di questo Archivio familiare legato strettamente alla storia della Città di Vercelli e della Provincia, trovando gli spazi per un dignitoso allestimento, accessibile al pubblico ed agli studenti.

Piera Mazzone

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