Venerdì 3 luglio a Palazzo D’Adda, nella Sala del Camino, è stata inaugurata la mostra itinerante: Cammini di devozione e d’arte tra Vallese, Ticino, Ossola, Valsesia e Lago d’Orta, curata dal Professor Enrico Rizzi, che esplora la storica rete di percorsi spirituali alpini. Il titolo trae ispirazione da un verso del poeta ossolano don Remigio Biancossi.
La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Maria Giussani Bernasconi per il Restauro d’Arte e per gli Studi Umanistici – costituita a Varese nel 1981 su iniziativa della signora Maria Giussani Bernasconi e del professor Luigi Zanzi, che ha come scopo l’attuazione di iniziative del più alto valore culturale per lo sviluppo della ricerca storico-scientifica internazionale e per l’attuazione di condizioni concrete di promozione umana in Europa e nel mondo – e dalla Fondazione Internazionale Monte Rosa – un ente del Terzo Settore con sede principale ad Alagna Valsesia, nato per tutelare e promuovere il patrimonio alpino, occupandosi delle relazioni sociali e culturali per lo sviluppo del territorio, oltre a preservare l’architettura e la storia delle genti del Monte Rosa – e con il patrocinio del comune di Varallo.
La mostra, inaugurata a settembre 2025 a Domodossola, presso il Collegio Mellerio Rosmini, nell’ambito delle celebrazioni del Centenario dell’Expo Italia-Svizzera, poi a marzo esposta a Novara nella Basilica di San Gaudenzio, si pone l’obiettivo di raccontare al pubblico la straordinaria rete di percorsi spirituali e culturali che, per secoli, hanno attraversato l’arco alpino collegando il Piemonte con il Vallese e il Ticino. L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della memoria dei pellegrinaggi storici e del patrimonio devozionale del territorio.
Lo storico Massimo Bonola ha introdotto il tema della mostra ricordando il convegno internazionale “Religioni e Sacri Monti“, tenutosi in Piemonte (Torino, Moncalvo e Casale Monferrato) dal 12 al 16 ottobre 2004, che fu un evento fondamentale per il dialogo interculturale, promuovendo lo studio di questi complessi monumentali, esplorando il legame tra ambiente naturale e spiritualità delle grandi fedi europee e asiatiche. L’evento riunì esperti e leader religiosi da tutto il mondo, evidenziando il valore immateriale dei complessi devozionali: 🎙️“La mostra “Cammini di devozione e d’arte”, rappresenta un’ideale prosecuzione del convegno, studiando percorsi, cammini, itinerari di tipo artistico, analizzando la dimensione spirituale, immateriale, che era già stata presa in considerazione dal Butler nel 1880 in “Alpi e santuari”, della quale sta uscendo in Svizzera una nuova edizione in italiano, che conterrà la riproduzione di tutti gli acquerelli originali del Butler”. Lo stesso abate Carestia che percorse le montagne per erborizzare, nei suoi appunti lasciò alcune riflessioni sul salmo 43, commentato da Sant’Agostino: “La luce arriva prima sulle vette e dopo scende nelle valli” metafora usata spesso per descrivere come la grazia divina e la rivelazione di Cristo abbiano toccato prima i profeti e gli apostoli (le “vette”) per poi raggiungere tutti i fedeli (le “valli”).
Enrico Rizzi, storico delle Alpi, specialista di storia della colonizzazione medioevale, oggi il maggior studioso della cultura walser, ha illustrato la mostra che si compone di una ventina di pannelli monotematici, arricchiti da fonti iconografiche e da molte citazioni: 🎙️“E’ una storia di grande fascino quella dei cammini devozionali: la valle Formazza era crocevia di molti pellegrinaggi, in particolare di genti che arrivavano da Vallese e Ticino ed affrontavano viaggi lunghissimi, senza la certezza di far poi ritorno a casa. Il cammino da Formazza al San Gottardo ai tempi della Controriforma, siamo nel 1600, venne ad un certo punto proibito dal vescovo Bascapè per la promiscuità in cui vivevano i pellegrini, fu ripristinato più avanti, ma con l’obbligo di separazione tra uomini e donne”. E’ stata poi ricordata la via devozionale che da Sion arrivava all’Isola di San Giulio passando attraverso i 3600 metri della “porta bianca” sul Monte Rosa: i pellegrini vallesani si recavano sull’isola per venerare la tomba di Sant’Elia, secondo vescovo di Sion, che aiutò il santo eremita Giulio ad erigere la chiesa dell’Isola. Varallo, con il suo Sacro Monte, era una delle tappe dei percorsi, cui è stata dedicata la parte centrale della mostra: “L’obiettivo è tornare a conoscere la nostra storia nelle sue rappresentazioni iconografiche, tornando a ripercorrere con spirito nuovo quelle strade antiche che uniscono popoli, ritrovando il senso dell’accoglienza e dell’ospitalità”.
Quando visitare la mostra
La Mostra sarà visitabile fino al 3 agosto: da lunedì a venerdì dalle 15 alle 18; Sabato 10 – 12 e 15 – 18. Apertura estesa negli orari dell’Alpàa dal 10 al 19 luglio.












