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Ghemme: inaugurata la mostra “Il Segno” di Ada Negri

Fino al 15 novembre: giovedì dalle 16 alle 22, da venerdì a domenica dalle 11 alle 22, a Ghemme, presso Spazio E di Enrica Pedretti, sarà possibile visitare la mostra personale della pittrice Ada Negri, la prima monografica dopo la morte avvenuta cinque anni fa.

Il titolo della mostra: “Il segno”, semplice ed icastico, riconosce nell’artista la peculiarità di aver incantato la Valsesia, con opere caratterizzate da segni decisi, quasi tagli sulla tela, addolciti talvolta da sapienti lumeggiature a pastello.

Un’arte severa, senza concessioni oleografiche, che Ada apprese dal Maestro Aldo Salvadori, che la seguì negli anni dell’Accademia di Brera, frequentata con fatica, conciliandola con il lavoro in Filatura e con le cure famigliari. La prima mostra di Ada fu allestita nel 1964, a Novara, presso la Galleria La cruna, dove fu notata dal critico Raffaele De Grada, che scrisse su di lei nella prestigiosa rivista Scena Illustrata. A Borgosesia fu chiamata ad esporre dall’Associazione Culturale borgosesiana La Libra. Dal 1966 Ada fu libera di occuparsi solo dell’arte: non era più operaia in Filatura, ma mantenne il forte legame con la terra, con i campi e soprattutto con la sorella Franca affetta da Sindrome di Down. Nacquero quadri e disegni, freschi, originali, immediati, ritratti in cui gli occhi si riducevano a pozze scure in cui smarrirsi, o ritrovarsi.

Espose a Vercelli, alla Galleria Tacchini, all’Accademia di Cultura Renato
Colombo a Serravalle, dove fu notata dall’allora giovanissimo giornalista della Stampa, Lorenzo Del Boca, che l’accostò ad altri artisti valsesiani già famosi: Franco Fizzotti, Carlo Cavagnino, Ermanno Zamboni, Lino Tosi.
Nell’82 espose nella Sala Medievale di San Jacopo a Prato toscano. La mostra fu accompagnata da un ricco ed elegante catalogo monografico, curato dal critico d’arte Ludovico Ragghianti, cui contribuirono le migliori firme della critica d’arte italiana.

Nel 1993 il maestro Aldo Salvadori la volle accanto nella mostra collettiva allestita a Ginevra, nel Palazzo delle Nazioni Unite: fu la consacrazione di un’artista che con poche linee trova la: “struttura efficiente della forma”, quel decoro lineare che nasce dalla costante ricerca di semplificazione, per giungere all’essenzialità.

In mostra a Ghemme sono esposte un gran numero di opere, molte delle quali inedite, provenienti dalle collezioni private degli eredi.

La sorella di Ada, Giuseppina, era presente all’inaugurazione – indossava un’estrosa camicetta gialla con disegni optical neri, appartenuta alla sorella – ed era accompagnata dai figli Monsignor Gianluca e Paolo. Deni Verzotti, figlio di un’altra sorella di Ada, Mariuccia, scomparsa anch’essa nel 2015, cinque giorni prima della pittrice, accompagnato dalla moglie Fulvia e da una delle figlie, Irene, ha messo a disposizione anche alcune rare opere in ceramica, perché Ada, ai suoi esordì, fu raffinata ceramista.

Il Professor Di Bari, che insegnò a lungo nelle scuole del territorio, portava sempre i suoi allievi nella casa di Carola, dove Ada, interrompendo le sue quotidiane occupazioni, li accoglieva e dialogava in modo molto diretto con i ragazzi, incoraggiandoli ed indirizzandoli.

Quattro opere sono state scelte per illustrare degli originali segnalibro che sono a disposizione dei visitatori. I quadri di Ada sono assolutamente contemporanei e possono essere letti ed apprezzati nell’oggi perché parlano il linguaggio del presente.

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