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Ghemme: presentata la Collettiva d’Arte “Essere Donna” visitabile fino al 8 Maggio

Dieci anni per la Mostra Collettiva d’Arte: Essere Donna, che non è dedicata alla donna, da sempre musa ispiratrice per gli artisti, ma ha la donna come protagonista di una scansione temporale significativa, un decennio, per misurare l’evolversi dell’arte contemporanea ed il crescere di una nuova generazione di artisti.

Edmondo Poletti, che inaugurò Spazio E, credendo in Enrica Pedretti e nel suo progetto di mettere a disposizione gratuitamente uno spazio per gli artisti da lei selezionati, venerdì 11 marzo, è tornato con tre opere ad aprire la Collettiva d’Arte, che sarà visitabile fino a domenica 8 maggio, da giovedì a domenica, al numero 7 di Via Interno Castello a Ghemme (NO).


Spazio E è ospitato in un palazzotto storico, che fa da sentinella al ricetto, articolato in spazi disposti su piani diversi, che Enrica Pedretti, la proprietaria, artista e chef raffinata, allestisce in autonomia, creando sempre nuovi rimandi e suggestioni.

Il primo impatto per questa nuova mostra è una potente Giovanna d’Arco, dell’artista torinese Giorgio Billìa, pittore-scultore, che idealmente dialoga con i “cerchi cuciti”, per rimarginare antiche cicatrici, reali e metaforiche, di Roberto Vione, attore e autore di testi teatrali, che traduce le emozioni in opere pittoriche. Appoggiati su cavalletti, eco delle foto di famiglia che occhieggiavano nel salotto buono, si possono ammirare raffinatissimi ritratti femminili di Aurora Cubiciotti, di Parma, pittrice figurativa, accostata a Carla Silvi, elegante e ricercata, che viene da Verona portando il fascino intimo e poetico di quella Giulietta che non esitò di fronte alla morte.

La regista Anna Mostacci, torinese, allieva di Casorati, Terzolo e Chessa, propone un sottovoce di colori tenui, sfumati in volumi appena accennati, che comunicano la mancanza di certezze per giovani donne che si affacciano alla vita, mentre Enzo Briscese, presenta bambine asessuate, colte per strada intente a chattare con i cellulari, cui si aggrappano per sopportare una solitudine silenziosa. Le bacheche di cristallo, come ostriche, svelano i gioielli creati da Andrea Zanierato: sculture da indossare. Salendo pochi gradini si entra nella luce che dà forza ai contrasti cromatici di Emmanuela Zavattaro, pittrice autodidatta di Biella, che racconta i momenti della vita di una donna in grandi tele bianche, in cui corpi nudi in movimento sono i protagonisti assoluti, contrapposti al rigore del bianco e nero delle raffinate sculture di Mariagrazia Degrandi, scultrice di Doccio.

Un’altra scala conduce a due salette comunicanti e remote: dall’Abbandono di Letizia Caiazzo, di Napoli, esponente della Cyberpittura internazionale, si passa all’Angelo Custode amplificato dell’artista reggino Enrico Meo, mentre Claudio Giulianelli, che guarda ai grandi pittori del Rinascimento per reinterpretarne le tecniche, crea figure eleganti stagliate su fondali piatti nella loro levigatezza opalina. Corrado Alderucci, torinese, offre rappresentazioni disincarnate
del femminino, mentre Michele Roccotelli si abbandona a figure in riposo, ma pronte e riemergere dal ribollire dei colori.


 

L’installazione: “Bambine stropicciate” di Gabriella Maldifassi di Vigevano, è un’accusa verso la barbara tradizione delle spose-bambine, immolate ad un tempo troppo maturo per i loro giochi.

L’ultimo spazio, tradizionalmente riservato alla fotografia, ospita Anny Conway, una fotografa internazionale, professionista da trentacinque anni, che ha il coraggio di rappresentare la vecchiaia in monocromo, affiorante tra la vegetazione, o velata dalla tela di un ragno. Alexandra Winterberg e Sophie Mathis, due fotografe svizzere, si presentano con parole mute che escono da labbra in rilievo. Cate Maggia, artista e architetto, progettista d’interni e fotografa, gioca a ricomporre particolari diversi di sue opere anche lontane, per raccontare una storia, scritta con ductus calligrafico, sostenuto da un intercalare musicale di rime baciate. Chiude lo spazio Roberto Bianchi, di Gallarate, che
fotografa artisti del canto e della musica, fissando emozioni sonore.

 

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