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Grignasco 12 Dicembre: presentazione del “Quaderno di poesia dialettale Valsesiana Pinet Turlo” e tre anniversari

Domenica 12 dicembre, con inizio alle ore 15.30, presso il Teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Grignasco (via Rosa Massara, 18), sarà presentato il XXV Quaderno della Rassegna di Poesia Dialettale Valsesiana “Pinet Turlo”.

L’appuntamento sarà speciale perché si incrociano tre anniversari: il centocinquantesimo anniversario della nascita del poeta Pinet Turlo ed il settantesimo della morte, cinquant’anni di poesia valsesiana, l’Incontro Biennale essendo nato come Concorso nel 1971, come culmine delle manifestazioni pinettiane organizzate in occasione del centenario della nascita.

L’invito è quello di arrivare al 12 dicembre con un “percorso di memoria” che concorra a restituire alla Valsesia la figura di un Uomo che dedicò la sua vita a Grignasco ed alle sue principali Istituzioni, un Galantuomo, ma soprattutto un Poeta.

Giuseppe Turlo era nato il 1 settembre 1871 a Grignasco e a Grignasco morì il 2 aprile 1951.
La nascita di Pinet, come è familiarmente conosciuto, passò quasi inosservata: il padre Angelo era stato emigrante in Francia e nel 1849 aveva partecipato alla sfortunata difesa della Repubblica Romana, Pinet, nominandolo nelle sue poesie, lo definì: “il mio legionario romano”, la madre Clara Zanolini, dopo la nascita di Pinet, ebbe un altro figlio, ed il primogenito fu affidato alle cure dello zio Giacomo, un uomo molto religioso, che gli inculcò idee fideistiche e la venerazione per San Giulio d’Orta. Dopo la terza elementare Pinet entrò a bottega dallo zio ciabattino, come è descritto nella poesia Santa Marta 1882. Da autodidatta, le sue letture furono quelle dei giovani della sua generazione: Carducci, Pascoli, gli storici ed i cantori del recente passato risorgimentale, Dante e gli altri classici, e poi gli autori russi e francesi, che nelle loro opere introducevano tematiche sociali di forte intensità: Tolstoj, Victor Hugo, Emile Zola. Queste ultime letture influenzeranno il poeta nelle sue opinioni politiche, indirizzandolo verso le tesi del socialismo, sempre coniugate con un convinto amor di patria.
L’intelligenza, la curiosità, l’arguzia e la passione per la poesia, contribuirono a costruire un uomo che assorbì gli ideali del suo tempo, ma restò con i piedi ben piantati a terra, si costruì una famiglia, che per tutta la vita mantenne con il mestiere di calzolaio: dalla moglie Paolina ebbe tre figli, Victor Ugo, Giuseppina e Lina.

La prima poesia data alla stampa, datata 14 aprile 1891, è in lingua: Canto dei coscritti grignaschesi, mentre la prima poesia in dialetto della quale si ha notizia: San Crispin, è datata 25 ottobre 1894. Un elemento importante nell’opera di Pinet Turlo sarà la compresenza di italiano e lingua locale: i versi in grignaschese sono molto più vivaci e godibili di quelli in lingua Nel 1951 la morte di Pinet Turlo ebbe un’ampia eco sui giornali locali: le commemorazioni posero in evidenza più che il poeta l’uomo, la sua onestà, i suoi dolori e la malattia mortale.

“Con Pinet Turlo il giornalismo valsesiano ha perduto un vecchio irreprensibile soldato”: scrisse Oscar Zanfa, Direttore del Corriere Valsesiano, giornale del quale il poeta grignaschese fu corrispondente dal 1895, anno di nascita della testata, al 1946. Pinet Turlo fu anche collaboratore dell’Avvenire, del Lavoratore e del Corriere di Novara, dove firmava gli articoli con lo pseudonimo: “Fenera”, della Campana di Borgosesia, del Mottarone di Omegna e dell’Almanacco Valsesiano, oltre che fondatore, nel 1927, con gli amici poeti Pietro Mortarotti e Riccardo Rivaroli, della rivista Il Fenera Illustrato.

Le cronache furono la trama in lingua di un poeta autodidatta, che usava il linguaggio materno per raccontare in versi il suo paese e la sua gente, inserendoli in un contesto di ben più ampio respiro: il mondo.

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