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Grignasco 12 dicembre: presentazione XXV Quaderno della rassegna di poesia dialettale valsesiana Pinet Turlo

Domenica 12 dicembre, con inizio alle ore 15.30, presso il Teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Grignasco (via Rosa Massara, 18), sarà presentato il XXV Quaderno della Rassegna di Poesia Dialettale Valsesiana “Pinet Turlo”.

L’appuntamento sarà speciale perché si incrociano tre anniversari: il centocinquantesimo anniversario della nascita del poeta Pinet Turlo ed il settantesimo della morte, cinquant’anni di poesia valsesiana, l’Incontro Biennale essendo nato come Concorso nel 1971, come culmine delle manifestazioni pinettiane organizzate in occasione del centenario della nascita.

Pinet Turlo aveva una naturale propensione verso la poesia, acquisita affinandosi nello studio e con le letture: scriveva in italiano e in dialetto. I primi versi furono di occasione, composti su richiesta, per riunioni conviviali, anniversari, ricorrenze importanti per la comunità. Certamente gli fu più congeniale esprimersi nella sua “lingua del cuore”, quel grignaschese che era la sua lingua di comunicazione, utilizzata quotidianamente: la prima poesia in dialetto della quale si ha notizia, San Crispin, è datata 25 ottobre 1894. Negli anni giovanili Turlo sperimentò stili di scrittura diversi, quasi cercando una sua cifra distintiva. Il nucleo emozionale furono sempre Grignasco e la Valsesia.

Nel 1895 “inventò” una maschera per il paese: Giuanin Baceia, cui affiancò una compagna, la Mariana Curbèla, la quale, come tutte le maschere femminili, un tempo era impersonata da un uomo (altro segno del rovesciamento simbolico del Carnevale). Alberto Lovatto, musicologo e studioso di etno-antropologia, in un suo contributo pubblicato sul volume dedicato al Carnevale Grignaschese: “Tira curiandoli par aria”, pubblicato nel 2006, ben descrisse la nascita delle maschere grignaschesi: “Giuvanin Baceia, Conte di Mologna, e la sua sposa, Marianna Corbella dei Principi di Rebaglini di Pianazza, fanno la loro comparsa in
occasione del Carnevale del 1895…Non sappiamo quale fosse l’abito del Giuvanin delle origini…nelle intenzioni di Pinet Turlo, suo creatore, Giuan porta la “baceia” al collo, la tafferia, il piatto di legno utilizzato per trovare nel riso, o in altre granaglie, chicchi non commestibili.

Vista la data di creazione della maschera, il 1895, quel separare il buono dal gramo, richiama
immediatamente il vento di giustizia che l’umanesimo laico e socialista, caro al suo ideatore, soffiava in quegli anni. Ma la tafferia, come il vaglio e ogni strumento che serve a separare bene e male, buono e cattivo, ha da sempre, nel mondo popolare, anche valore magico e demoniaco insieme”. Pinet, che per anni impersonò il Giuan Baceia, fu autore di molte Canzoni del Carnevale, che venivano declamate la sera della Giubiacia e mettevano alla berlina personaggi e avvenimenti del paese. Guido, il primo figlio di Pinet, precoce ingegno poetico, si cimentò anche lui nella Canzone del Carnevale: nel volume citato viene riprodotta quella composta per il “Carnevalone 1929. Torchio di Grignasco”, firmata Ghidde, nome che Pinet amava.

Pinet, il 26 novembre 1931, scrive all’amico Oreste Zanolini, che lavorava a Parigi come scultore del legno, per informarlo di avergli rinnovato una polizza assicurativa, informandolo che “Questa – per l’istesso capitale – è di nove lire meno all’anno di quella del Toro”. Una tessera, conservata nell’archivio Turlo in Biblioteca a Grignasco, riporta: “Pinet Turlo sub agente da oltre vent’anni per Grignasco e limitrofi delle Assicurazioni Generali di “Venezia”, importante Società Italiana fondata nel 1831”. Nella stessa missiva Pinet dà notizie del paese e di sè: “Bella vendemmia, buon vino, ma commercio poco poco. Io sto bene. Ma ho Guido che è sempre ammalato ed è la mia spina che mi punge”. Guido, che era nato il 30 marzo 1908, morì il 3 febbraio 1932, a soli 24 anni, le sue poesie in italiano furono raccolte in un volume postumo: “Voci lontane”, pubblicato da “Il faro” dei Giovani Cattolici di Grignasco nel 1946, e riedito da Zanfa nel novembre 1972, che reca la presentazione del poeta Riccardo Rivaroli, datata 20 maggio 1932 e in appendice: “Trittico di Pasqua” di Papà Pinet, tre sonetti in lingua dedicati: “Al mio bambino”. Il volume si conclude con un omaggio del poeta Pietro Mortarotti: “Nel tuo breve quaderno / tremavano le pagine, agitate / dal soffio dell’Eterno. E t’accorgesti / che la morte era vita”.

La morte di Guido, e prima ancora quella del padre Angelo, spirato il 25 aprile 1903, dopo un’agonia di cinque giorni, a seguito di una caduta dal carro, seguita da quella della moglie Paolina, segnarono profondamente il suo spirito.

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