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Grignasco 12 dicembre: XXV Incontro di Poesia dialettale Valsesiana “Pinet Turlo”

Domenica 12 dicembre, con inizio alle ore 15.30, presso il Teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Grignasco (via Rosa Massara, 18), sarà presentato il XXV Quaderno della Rassegna di Poesia Dialettale Valsesiana “Pinet Turlo”.

L’appuntamento sarà speciale perché si incrociano tre anniversari: il centocinquantesimo anniversario della nascita del poeta Pinet Turlo ed il settantesimo della morte, cinquant’anni di poesia valsesiana, l’Incontro Biennale essendo nato come Concorso nel 1971, come culmine delle manifestazioni pinettiane organizzate in occasione del centenario della nascita.

Sin qui abbiamo cercato di tratteggiare la figura del Pinet all’interno del paese di Grignasco e della Valsesia: ne è emersa una personalità poliedrica, ma coerente con un sistema di ideali umanitari. Vorrei ora passare in rassegna quanto della sua opera è stato pubblicato. Pinet Turlo affidò le sue poesie alle pagine dei giornali, o ad opuscoli d’occasione, non le riunì mai in volume, ma questo non ci deve stupire, perché la sua fu una vita nella quale i versi
“spingevano” per palesarsi e non facevano gli schizzinosi neppure sul supporto cartaceo che li avrebbe accolti: foglietti qualsiasi, magari di recupero, frettolosamente messi da parte prima di cominciare il lavoro “serio”. Pinet aveva il genio di un innato senso del ritmo e quindi la metrica fluiva regolare con gli accenti al posto giusto: “‘nt al mè vèrs ch’l’è qui ch’al sóña: / l’ottonariu favorì”, ma con quella “sprezzatura” che faceva sembrare che tutto accadesse per caso.

La prima poesia in dialetto: A San Crispin, datata 25 ottobre 1894, nel giorno in cui si celebra la festa del santo martire Crispino che con Crispiniano subì il martirio durante l’impero di Massimiano, è un’ironica supplica al patrono dei calzolai. L’ultima poesia in dialetto, intitolata in italiano: “Poeti dialettali”, reca in esergo la frase: “I poeti dialettali, in Valsesia, stanno tirando le cuoia soltanto per inattività” pubblicata sul Corriere Valsesiano n. 14 del 1947. Pinet, nel 1949, risponde ironicamente con questi versi, parafrasando il detto oraziano: “Carmina non dant panem”, la poesia e le arti non danno da mangiare, ma in realtà lui ha ben
chiara la distinzione che intercorre tra “poesia in dialetto” e “poesia dialettale”, più folclore che poesia, ha saputo usare entrambi i registri, a seconda dell’argomento, così come si è servito sia del dialetto, che dell’italiano, talvolta intercalandoli nello stesso componimento, per attingere ad una maggiore espressività.

La poesia maggiormente conosciuta è “La vegia lum”, pubblicata sul secondo numero della rivista Fenera Illustrato, seguita dalla mia “Versione libera, fatta da Pietro Mortarotti, fratello d’armi letterarie e filosofiche del nostro poeta”. Forse è giunto il tempo di tradurla letteralmente per ritrovarne l’eco più genuina, la vena più autentica, a partire dal titolo: “Vecchio lume” traduzione italiana che non è che un pallido sembiante di quell’arnese in ferro di genere femminile evocato nei novantasei versi in cui il poeta condensa un’intera temperie storica e culturale. Quella flebile luce è l’umile testimone che attraversa le generazioni e illumina il cammino verso il futuro.

Nel 1964, per iniziativa della Società Valsesiana di Cultura, fu pubblicato il volume: “Poesie di Pinet Turlo”, ristampato pari pari nel 2001 dalle Edizioni Zeisciu di Magenta, con la sola aggiunta di una prefazione firmata da Sergio Maria Gilardino e di illustrazioni del pittore e incisore Franco Fizzotti. Nel 1971 venne pubblicata dal Comitato per le celebrazioni del primo centenario della nascita del poeta, la raccolta: “Poesie scelte”, composta e stampata in duecento esemplari da Rinaldo Julini, tipografo, ristampata in anastatica nel settembre 1997, a cura del Comune di Grignasco, in occasione dell’inaugurazione del monumento eretto al cimitero, a perenne ricordo del poeta.

Nell’opuscolo che sarà offerto ai poeti per questo triplice anniversario, caratterizzato da una nuova veste grafica, di formato più piccolo, con i testi delle poesie adattati alla trascrizione fonetica raccomandata a coloro che partecipano alla Rassegna Biennale di poesia valsesiana Pinet Turlo, non compaiono traduzioni: potrebbe essere un’occasione per cimentarsi ed accorgersi che s’incontrano parole ed espressioni uniche, che per essere traslate in italiano richiedono una perifrasi.

Chi scelse nel 1971 quelle cinque poesie da includere nella pubblicazione, privilegiò le più conosciute, quelle che ormai erano patrimonio dei grignaschesi, citate a memoria, declamate in occasioni di convivialità, ma chissà se il Pinet ne avrebbe preferite altre, e, ci si è mai interrogati sul fatto che, forse, il poeta si aspettasse un futuro dai versi in italiano, che oggi consideriamo “figli di un dio minore”?

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