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Grignasco domenica 12 dicembre: XXIV edizione Biennale di Poesia dialettale Pinet Turlo

Domenica 12 dicembre, con inizio alle ore 15.30, presso il Teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Grignasco (via Rosa Massara, 18), sarà presentato il XXV Quaderno della Rassegna di Poesia Dialettale Valsesiana “Pinet Turlo”.

L’appuntamento sarà speciale perché si incrociano tre anniversari: il centocinquantesimo anniversario della nascita del poeta Pinet Turlo ed il settantesimo della morte, cinquant’anni di poesia valsesiana, l’Incontro Biennale essendo nato come Concorso nel 1971, come culmine delle manifestazioni pinettiane organizzate in occasione del centenario della nascita.

Accanto al Pinet poeta in lingua e in vernacolo, al giornalista, abbiamo anche un Pinet che vorrebbe scrivere la storia del suo paese e l’abbozza in appunti, che furono pubblicati postumi a cura della figlia Giuseppina: Grignasco attraverso la storia, pubblicato a Serravalle dall’amico Tipografo Angelo Biglia, che scrisse nella Prefazione: “Alcune di queste note di carattere descrittivo Pinet le aveva già pubblicate sotto forma di articoli sui giornali locali, e ora nel contesto rivelano ancora tutta la loro freschezza”. Come recita il titolo non è una storia vera e propria, ma l’accostamento di episodi, l’evocazione di tradizioni, la descrizione di elementi importanti che compongono il patrimonio artistico del paese.

Molto interessante è il breve saggio intitolato: “Il mobile a Grignasco”, pubblicato postumo come introduzione al catalogo della VI Mostra del mobile, dell’antiquariato e artigianato locale, organizzata a Grignasco tra il 7 e il 21 agosto 1966, nell’ambito della X Estate Valsesiana. Il Pinet partendo da quel Mortarotti Luigi che verso il 1870 scese da Arlezze di Valduggia con i suoi figli, tutti falegnami, e impiantò a Grignasco, in Casa Morotti, un laboratorio, più tardi “Trasbordò in Via Riale (ora Matteotti), quindi, casa e moderno laboratorio in Via Roma; ed ora nell’ampio locale sul Viale dei Martiri, attualmente esercito dai Fratelli Enrico e Livio fu Marco”, sottolinea che il vero e proprio pioniere del Mobile artistico resta sempre Pietro Francioni, nato nel 1863 e morto a fine giugno del 1917, tracciando la storia di artigiani e artisti del legno, conservandone la memoria che altrimenti sarebbe stata circoscritta ai rispettivi ambiti familiari.

Nel 1978 Angelo Biglia curò l’edizione di un nuovo libro di poesie che raccoglieva quelle che non erano state incluse nel volume pubblicato nel 1964, perché pubblicate sui giornali locali, intitolato “…”in piccioletta barca”…Poesie. Nella Prefazione il poeta serravallese rimarca che: “Tante poesie, in lingua o in vernacolo, sono occasionali, ma non mancano della nota arguta che conosciamo nel migliore Pinet; alcune direi che fanno storia” cioè nella loro immediatezza di cronaca “fermano” momenti della storia valsesiana. A questa raccolta appartiene: “Recita di beneficenza” riprodotta nella pubblicazione edita quest’anno dal Centro Studi e dal Comune, che verrà omaggiata ai poeti, regalata ai ragazzi delle scuole e posta in vendita per chi desiderasse acquistarla..

Di Giuseppina nell’archivio in Biblioteca a Grignasco è conservato un manoscritto intitolato: “Memorie di mio Padre”, in cui sono state trascritte alcune memorie famigliari: “Che affondano nella seconda metà del secolo scorso” (1800), e riguardano il padre, la madre, l’infanzia, la fanciullezza del Pinet. Nel recentissimo volume pubblicato da Alessandro Orsi: “Il Monte Antico”, Pinet Turlo viene citato tra le “Genti del Fenera”.

Pinet: “Uomo del popolo, fervente patriota, socialista, arguto commentatore eppure persona sensibile”, che dedicò al Fenera molte composizioni, tra le quali: “La leggenda del Fenera” e i “Sonetti del Fenera”, scritti e pubblicati ad inizio secolo. Al tempo della collaborazione con il Corriere di Novara già firmava gli articoli con lo pseudonimo Fenera.

Sulla rivista “Fenera Illustrato”, fondato con Mortarotti e Rivaroli, Pinet pubblicò un commosso omaggio a quel Monte che gli fu compagno di vita: “Cosa mi ha insegnato Padre Fenera? Amare il mio paese: e per questo suo saggio insegnamento, Essa, la Montagna nostra preferita, ha avuto la predilezione del mio spirito inquieto e canoro; ha avuto il Fenera, come tacito omaggio, parte del mio povero canto”.

Chiudiamo questa breve rassegna storico-biografica dedicata a Pinet Turlo, con le parole con le quali egli stesso suggellò una breve autobiografia, intitolata “Ego”, vergata a mano e datata 12 agosto 1941: “Non desidero che un po’ di salute per poter vivere questi ultimi anni lavorando…Non amo fracasso intorno a me…ma un discreto silenzio che anticipi il grande, l’eterno silenzio del sepolcro”.

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