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Grignasco ricorda con un evento Franco Fizzotti

Il Centro Studi di Grignasco, dopo sei mesi di forzata inattività, si è ripresentato ai grignaschesi con un evento particolare, per ricordare il ventennale della scomparsa dell’artista Franco Fizzotti, morto a Grignasco il 14 luglio 2000.

Lara Gobbi, Presidente del Centro Studi, in Piazzetta, all’ingresso di Villa Durio, dove Fizzotti ebbe il suo studio, davanti a un pubblico numeroso ed ordinato secondo le regole Anti Covid, ha presentato un “pomeriggio particolare”, organizzato in collaborazione con Comitato Carnevale e con il patrocinio del Comune di Grignasco, aperto dalla poesia “Grignasc” letta da Fulvio Zanolini, successore di Franco nel rivestire i panni della maschera di Grignasco, il Giuan Baceja, seguito da Pier Giuseppe Poggia e Cinzia Tosalli che hanno letto: “Na vitta an trenu”, poesia che introduceva la presentazione del Fizzotti pittore, incisore, docente di anatomia artistica all’Accademia di Brera, fatta da Cristina Trapella, curatrice del catalogo monografico: “Franco Fizzotti.

La sapienza delle mani e la luce dello sguardo” pubblicato in occasione della grande mostra allestita a Grignasco nel 2013.”Il modo migliore per rendere omaggio ad un artista è proprio quello di esprimerne la complessità attraverso le opere in cui sempre ricercava la perfezione del tratto, la giusta luminosità, come gli avevano insegnato i suoi Maestri Carpi e Disertori e prima ancora quel Giulio Cesare Vinzio che per primo riconobbe il talento nel giovane Franco invitandolo a frequentare l’Accademia di Brera”: Cristina ha sottolineato che Franco Fizzotti nel 1985 fu il primo docente in Italia di Anatomia Artistica con formazione artistica e non medica e fu uno tra gli ultimi a studiare anatomia direttamente sui cadaveri. Il corpus delle opere di questo artista raffinato, geniale nella monacale semplicità, è per la quasi totalità incentrato su Grignasco, il suo paese, ed è dedicato alla sua gente: “Franco fu un menestrello dei tempi moderni: raccontava il presente grignaschese con la speranza di ricucire gli strappi con il passato”.

Come Presidente della Rassegna Biennale di poesia valsesiana Pinet Turlo, mi è stato chiesto di parlare del Franco Fizzotti poeta dialettale che, ricordiamolo, nel 1971 vinse la prima edizione del Pinet Turlo, che era nato come Concorso di poesia dialettale valsesiana, con l’ironica lirica dedicata alla morte, affettuosamente appellata: “Tirisin d’Arbȫ”. “Sagrinti not” era scritto su un cartellino attaccato con una puntina sul cavalletto di Franco: questa era la sua filosofia di vita e questo fu il titolo di un libro pubblicato dagli amici subito dopo la sua morte, che raccoglie le poesie accostandole alle opere di grafica. Per Franco era naturale parlare in dialetto, era la sua “lingua del cuore”, quella che meglio esprimeva desideri e sentimenti, il cordone ombelicale mai rescisso con la sua terra.

I versi limati e cesellati al bulino, disegnano paesaggi antropizzati, personaggi, quella Grignasco popolata di persone semplici e vere, che incarnavano valori per i quali valeva la pena di spendersi, ma raccontano anche la filigrana di una vita “nascosta”, che si manifestava in “modo pubblico” durante l’allegria del Carnevale, quando “Semel in anno licet insanire”: Franco si trasformava nel Giuan, e quando la Marianna Curbèla fu interpretata dall’amica pittrice Ada Negri, era come se si fosse chiuso il cerchio della “grignaschesità” più pura. Franco era anche un appassionato giocatore di pallone, amava seguire tutti gli sport, fu un ottimo attore della locale filodrammatica, un trascinatore dei giovani, ma poi sapeva
rifugiarsi nel suo studio e riscoprire quella pensosa melanconia che corre come una filigrana lungo tutte le sue opere, che possono essere lette come metafore dell’esistenza, fatta di gioie, ma più spesso di attese senza fine, di quel dolore che è il vero collante dell’umanità.

Mauro Campora, che rivestì i panni del Peru, la maschera di Borgosesia, recita nella compagnia che ogni anno mette in scena uno spettacolo di ambientazione carnevalesca, scrive poesie dialettali, ha letto: “Na gita s’la tèra”, nella qualeimmagina un deludente ritorno nel presente dei poeti: Aldo Garbaccio, Ferruccio Mazzone e Franco Fizzotti. Dopo la lettura di Argurdand, sulle note della canzone Grignasc, scritta da Fizzotti, come molte altre canzoni carnevalesche, si è chiusa la prima parte della manifestazione, lasciando spazio alle visite guidate all’interno di Villa Durio – aperta grazie alla disponibilità di Emanuela Manuzzato, che con Franco condivise arte e passioni – dove era stata allestita una piccola mostra di opere scelte, mentre sul cavalletto l’ultima tela, mai completata, accoglieva una proiezione di quadri, e daltorchio per le incisioni uscivano immagini di grafiche e pensieri. Ritornando nel piccolo cortiletto si poteva ritrovare il
Franco giovane, che giocava a pallone, recitava, faceva Carnevale.

Questo affascinante ed intrigante viaggio nel tempo era accompagnato dalle musiche dal vivo del duo varallese Beppe Pasqualin e Chiara Costadone, stemperate nelle ultime ore del pomeriggio che si stingeva nella sera.

<Piera Mazzone>

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