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Guardabosone dal 7 al 22 Luglio: mostra fotografica di Roberto Radovix

Giovedì 7 luglio a Guardabosone è stata inaugurata la mostra fotografica itinerante: “Nel cuore del Wakhan, le bellezze dell’Afghanistan”: “Fa parte di quelle mostre che passanoraramente in un piccolo borgo”: ha commentato il Sindaco, Nicole Bosco, aprendo la serata.

La mostra gode del patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte, del Comitato Regionale per i diritti umani e civili, della Consulta Femminile e delle Associazioni Culturali: “Di tutti i colori”, “Forme in bilico”, “Ponte per l’arte”.

Robertino Radovix, fotografo dal 1982, vive a Milano, ma non è nuovo ad esperienze umane in aree remote del mondo:la mostra, curata dalla sorella, l’artista Elena Radovix, è stata presentata per la prima volta nell’ottobre 2021 a Torino. Le fotografie sono in vendita ed il ricavato verrà devoluto alla Comunità Afghana di Torino, che ha molto apprezzato le immagini ed il taglio scelto per presentarle. Il tema scelto come soggetto è di grande attualità, ma, come ha sottolineato il fotografo: “Questo non è l’Afghanistan, ma una piccolissima frangia”. Storicamente il Wakhan è stato un’importante regione per millenni ed è il punto d’incontro tra Asia centro-occidentale e Asia centro-orientale. Il corridoio del Wakhan, una stretta striscia (larga tra i 12 e i 60 km e lunga circa 260 km) di territorio afgano nella provincia del Badakhshan, scarsamente popolata, fu creato alla fine del XIX secolo dall’impero britannico, affinché facesse da cuscinetto contro potenziali ambizioni russe verso l’India, in un’ipotetica guerra tra Russia e Regno Unito per il controllo dell’Asia centrale.Si trova nella regione montuosa del Pamir, con a nord il Tagikistan, a sud il Pakistan e ad est la Cina.All’estremità orientale c’è il Wakhjir, un passo attraverso l’Hindu Kush a 4.923. Il passo è chiuso per almeno cinque mesi all’anno ed è aperto con irregolarità nei restanti mesi. Marco Polo non riuscì a valicarlo perché si ammalò, ma di lui è rimasto il ricordo, come spiega Robertino Radovix: “La capra selvatica è chiamata la pecora di Marco Polo”.

Le principali genti presenti in questa fascia di territorio afganosono gli wakhi ed un esiguo numero di kirghisi. Gli wakhi sono una popolazione dicirca tremilacinquecento persone di origine iranica, direligione musulmana sciita ismailita, stanziali, che coltivano tra le montagne più alte del mondo, e vivono in condizioni arcaiche: quando arrivarono i talebani ”svalicarono” chiedendo asilo politico al Tagikistan, ma furono respinti.

Il Wakhan è un punto cardine lungo la via della seta: proseguendo nel suo viaggio Radovix ha incontrato i kirghisi, popolazione di origine mongola, che professano l’Islam sunnita. Quest’etnìa più complicata ed isolata, vive barattando pelli di yak con altri prodotti. Nel primo insediamento incontrato le persone hanno rifiutato le fotografie, mentre nel successivo il gruppo è stato ospitato in abitazioni costruite con fango, sterco e paglia,  ed è stato concesso il permesso di fotografare.

Le immagini esposte sono state tutte realizzate a luce naturale: si potrebbero definire “caravaggesche” perché l’unico fascio di luce filtra nelle capanne dall’apertura sul tetto per far uscire il fumo.“I protagonisti degli scatti sono colti a riposo nelle loro case, in remoti villaggi di montagna, o nelle yurte, le abitazioni mobili delle popolazioni nomadi. Gli sguardi intimoriti dei bambini si aprono in sorrisi, quelli delle donne rimangono distanti e sospettosi, mentre più complici sono quelli degli uomini. Le persone indossano gli abiti e i monili tradizionali: si intrecciano réportage, ritratto, fotografia antropologica, nel tentivo di presentare una condizione di estrema fragilità, ma nel contempo di grande resistenza”: spiega Elena Radovix, mentre Roberto Radovix precisa: “Arrivare in quelle zone remote, dopo un viaggio parte in jeep e parte a cavallo, è già un’avventura, le fotografie arrivano dopo, quando si instaura un rapporto di fiducia e di empatia”.

Questa documentazione fotografica, finora, è l’unica esistente su questa sperduta regione del mondo dovei farmaci sono inesistenti e per lenire il dolore si usa l’oppio, di cui l’Afghanistan produce l’l’80% a livello mondiale, le malattie, il terremoto e altre calamità rischiano davvero di cancellare queste minoranze etniche.

Presto Roberto Radovix partirà per il Pakistan, alla ricerca di altre popolazioni da conoscere.

La mostra, allestita nei locali dell’ex Scuola Elementare, completamente rinnovati e climatizzati, è ad ingresso libero e sarà visitabile fino al 22 luglio: dal lunedì al venerdì previo contatto con il Comune : 015 – 761118, sabato e domenica dalle ore 15 alle 19.

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