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Guardabosone: dall’arte alla musica con il Maestro Enrico Groppo

Le arti liberali costituivano durante il Medioevo i due gradi dell’insegnamento, l’uno letterario, l’altro scientifico:
la musica, faceva parte del Quadrivio.

Il Maestro Enrico Groppo, violinista e violista, didatta, insegnante di Violino presso il Conservatorio ‘G. Verdi’ di Torino, con alle spalle un curriculum importante, costruito anche con la fortuna – una volta possibile anche nelle scuole pubbliche – di avere importanti e famosi maestri, poi con una intensa attività concertistica cameristica e orchestrale, si è sempre dedicato alla ricerca, su antichi trattati e metodi, esplorando la musica strumentale italiana e tedesca dal ‘600, e le varie scuole violinistiche, fino al primo ‘900. Il 13 luglio del 2008 si esibì a Varallo in Biblioteca, nel Cortile delle Carrozze, in un concerto con Valeria Lo Giudice (violoncello) e Camilla Marone Bianco (pianoforte) per la V edizione di Musica in Cortile. Allora si occupava anche del problema della produzione del suono sul violino, nel tentativo di recuperare l’antica tradizione italiana, sia nella montatura degli strumenti, sia nella prassi esecutiva, in collaborazione con liutai ed archettai e con lo studio delle fonti musicali originali e degli antichi metodi per violino e suonava un prezioso violino di Gioffredo Cappa del 1680.

Per collegare e unire l’armonia dei Sette Artisti Pionieri, la musica è stata considerata l’elemento ideale: immateriale, si unisce all’aria che si respira, allarga i cuori e si appoggia nella memoria delle “note blu” che ognuno custodisce nel proprio vissuto e riascolta nei silenzi dell’anima, riconciliando soma, il corpo e psiche, quel “soffio’ o respiro vitale, che
è l’anima.

Il concerto di Enrico, all’aperto, nell’Orto Botanico, concluderà il percorso.

Verranno eseguite musiche tratte dalle due monumentali raccolte di Sonate e Partite per violino e di Suites per violoncello: una Suite completa dalle sei per violoncello ed una Partita completa dalle sei Sonate e Partite per violino. La storia della genesi di questa musica per
strumento solo è particolare: pare infatti che dopo un soggiorno estivo termale con il principe Leopoldo alle cui dipendenze Bach, come era d’uso all’epoca, serviva come maestro di cappella) il Maestro venisse a sapere della morte improvvisa della sua prima moglie, Maria Barbara Bach, madre dei primi suoi sette figli, trovandola già sepolta al suo
ritorno. Siamo nel 1720: questa è la data riportata sul manoscritto autografo delle sonate per violino solo.

Spiega Enrico Groppo: “La bellezza e l’intensità di queste composizioni possono già farci pensare ad una ispirazione come conseguenza dell’improvvisa morte della moglie, ma, secondo recenti studi della musicologa tedesca Helga Thoene, le sei Sonate e Partite per violino solo (BWV 1001-1006) di Johann Sebastian Bach, sono costruite secondo
una sorprendente perfezione numerica. Attraverso la gematria (una branca della cabala ebraica basata su valori geometrici o aritmetici estrapolati dalle parole dei testi sacri, di provenienza dalla più antica numerologia egizia) assegnando a ogni nota un numero (per esempio “A” (la) = 1,”AS” (la bemolle) A+S = 1+18= 19, ecc.) Bach ha
ottenuto numeri che, secondo la gematria, si rivelano ricchi di significato, grazie al risultato delle combinazioni ottenute sommando le note di ogni battuta, o sommando fra loro le battute. In particolare, secondo gli studi della Thoene, la Ciaccona (dalla Partita n. 2 in re minore) corrisponde a un Tombeau, una forma comune nella musica liuto e clavicembalo del XVII e XVIII secolo (generalmente in forma di pavana o di allemanda, sebbene in questo caso la natura reiterativa della ciaccona fornisca un carattere di maggiore ossessività), ed è scritta come un lamento
meditativo per la morte della moglie” e aggiunge: “Lo stesso nome, Bach, è perfettamente musicabile secondo la notazione tedesca (che si serve di lettere per indicare le note), si bemolle-la-do-si bequadro, a formare un motivo che lui usa spesso come simbolo del peccato e della finitudine, e molti dopo di lui useranno per omaggiarlo. Il valore
gematrico del suo nome corrisponde anche alle parole “soli Deo gloria”, con le quali chiosava ogni suo brano”.

Enrico Groppo eseguirà questi brani utilizzando il manoscritto originale: nel caso delle suites per cello (eseguite con la viola) è la copia fatta dalla seconda moglie di Bach, Anna Magdalena, mentre di quelle per violino si possiede il manoscritto autografo del 1720. La particolarità dell’inaugurazione di questo progetto al quale l’Amministrazione Comunale lavora da mesi e nel quale Cesare Locca ha profuso tante energie, sarà proprio quella di seguire la musica per incontrare l’arte, due linguaggi per la Bellezza, che a Guardabosone è “di casa”, perché storia, arte e natura convivono felicemente in una sorta di hortus
conclusus da scoprire e da raggiungere.

Piera Mazzone

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