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Guardabosone: Fabio Nicola ad Artisti Pionieri

Entrati nell’antico borgo di Guardabosone, lungo la via tracciata dal Drago di Filippo Armenise, seguendo le indicazioni del Viandante di Dino Damiani, un cinguettìo quasi impercettibile ci guida a: “Ho visto uccelli di tutti i colori”, che popolano un albero levigato dall’acqua, nato in un vecchio vespasiano di pietra, all’uscita dell’antica osteria.

Il titolo parlante è posto sull’antichissimo simbolo celtico dell’acqua: la spirale, il suo movimento la rende dinamica, in continua crescita, espansione e sviluppo, esattamente come dovrebbero sempre essere gli uomini.

L’autore è lo scultore-designer-artista Fabio Nicola, che ha frequentato la scuola Barolo e quest’anno “fa” quarantuno anni di scultura: “vive di questo” nel suo laboratorio Homo Faber a Borgosesia. Ha scelto di non partecipare più ad alcun simposio di scultura, dedicandosi maggiormente alle collaborazioni con altri artisti e art designer, per tradurre i desideri delle persone in oggetti belli e funzionali. Fabio Nicola scolpisce i materiali tradizionali, modella la terracotta, realizza opere con materiali di riciclo, ma ha anche ricreato le falangi delle dita nelle statue gaudenziane all’interno della Cappella della Crocifissione al Sacro Monte, fatto restauri al Sacro Monte di Orta, posando le mani sui modellati dei fratelli D’Enrico.

In questo scultore classicità e avanguardia s’incontrano, proprio come nella spirale. Per il suo popolo alato Fabio Nicola ha utilizzato i colori puri, spremuti dal tubetto, stendendoli sulle terracotte: ”L’essenziale è la forma, il colore serve semplicemente a veicolare il messaggio”.

Gli uccelli, volutamente semplici, come quelli che potrebbe modellare un bambino, sono disposti sui rami a comporre una geometria nell’aria.

L’uccellino azzurro ricorda il protagonista dell’omonima, preziosa, fiaba filosofica di Maurice Maeterlinck, poeta, drammaturgo e saggista belga, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1911. È la vigilia di
Natale, periodo di nascite solstiziali, ed ecco l’eterna lotta tra la Notte e la Luce. I protagonisti sono i poveri Tyltyl e Mytyl, fratello e sorella, che lavorano come taglialegna. Una notte nella loro camera da letto i due ricevono la visita della fata Berylune, che chiede loro di aiutarla a trovare l’uccellino azzurro della felicità, l’unico modo per guarire la sua
nipotina, gravemente malata. Durante questa lunga notte che i due bambini viaggeranno, guidati da Luce, alla ricerca dell’Uccello Blu che porterà felicità nelle loro vite, non con grandi cambiamenti fisici, ma donando loro la capacità di vedere la vita di sempre attraverso una nuova Luce. Saranno capaci di guardare con nuovi occhi le vecchie cose di sempre.

“Un uccello azzurro” è il titolo di una famosa poesia di Charles Bukovski: in un mondo di cocenti delusioni e fulminei incanti, il poeta mette a nudo il proprio universo interiore, un uccello azzurro che preferisce tenere al riparo da un mondo gelido e desolato. Un uccello custodito con amore, ma che spesso decide di non lasciar volare liberamente
per tenerlo al riparo dalle brutture della vita quotidiana. Un uccello che anela alla libertà e che forse resterà per sempre dentro una gabbia costruita per difendersi dalla vita. Quanti ne ascolteranno il canto e riusciranno a scoprire l’albero degli uccelli colorati?

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