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Inaugurato l’Ecomuseo di Gattinara

Il giorno di San Valentino a Gattinara in Villa Paolotti (Corso Valsesia n. 112) è stato inaugurato l’Ecomuseo delle Arti, dei Mestieri e delle Tradizioni.

Tra le definizioni più complete di ecomuseo, c’è quella di Maurizio Maggi: “L’ecomuseo è un museo basato su un patto con il quale una comunità si prende cura di un territorio”.

Patto come una assunzione trasparente di responsabilità che non comporta necessariamente vincoli di legge, Comunità: il ruolo fondamentale delle istituzioni locali deve affiancarsi alla partecipazione degli abitanti, Prendersi cura: sono necessari impegno a lungo termine e visione dello sviluppo futuro del territorio, Territorio: non è solo una superficie fisica, ma anche una complessa stratificazione di elementi ambientali, culturali, sociali che definiscono uno specifico patrimonio locale.

L’Ecomuseo è stato realizzato da Elisa Roggia, Assessore alle Tradizioni Locali e Manuela Bertolino, giovani donne determinate, con nell’anima i saldi valori di una civiltà contadina, ma che vivono attivamente nel presente, per costruire il futuro, che non sarà la tanto temuta globalizzazione che omogeneizza tutto, ma un’integrazione e condivisione di
conoscenze e di culture. Il progetto per l’insegnamento del dialetto nelle scuole elementari: “Al Dialet an ti scoli”, attivato a partire dal 2017, cui prendono parte tutte le classi della scuola primaria, va proprio in questa direzione. Elisa e Manuela avevano capito che mancava un tassello per coinvolgere concretamente i bambini: dopo le due ore in classe era importante mostrare praticamente la “cultura materiale” della nostra terra, gli oggetti di uso comune, ambientandoli in un contesto significativo.

Il Sindaco Daniele Baglione ha dato in uso tre stanze al primo piano della storica Villa Paolotti e in un anno intenso di lavoro intelligente e creativo, sono state ricreati tre ambienti significativi della vita contadina: l’infanzia e la scuola, la cucina come fulcro della vita famigliare, e infine uno spazio che raccoglie gli attrezzi legati alla vita lavorativa. Proprio in quest’ultima stanza la tecnologia permette di vedere e ascoltare un’intervista a Benedetto Iaretti, Badèt, bisnonno del Sindaco Daniele Baglione, morto a 104 anni, che parlava proprio delle tradizioni contadine.

Alle pareti sono esposte anche alcune stampe del Maestro Arturo Gibellino, autore del Vocabolario Gattinarese-Italiano e di quel testo fondamentale per la conoscenza delle tradizioni gattinaresi: “Dialet e custummi ad Gatinèra”.
Il prezioso materiale esposto nell’ecomuseo è solo una minima parte di quanto era stato raccolto da Vittorio Pavan e messo a disposizione della collettività gattinarese dal figlio Germano.
Don Franco Givone ha benedetto i nuovi locali, citando le parole di Papa Francesco che, ricordando le sue origini monferrine, ha sottolineato l’importanza dei dialetti come tratto d’amore, facendo specifico riferimento al rapporto tra genitori e figli: “Se manca il dialetto, se a casa non si parla tra i genitori quella lingua dell’amore, la trasmissione della fede non è tanto facile, non si potrà fare”.

Questo nuovo tassello per la conoscenza di un comune passato contadino, che ha preceduto l’industrializzazione, si aggiunge ad altre importanti realtà ecomuseali del territorio.

Il lunedì di Pasqua del 1958, a Serravalle venne inaugurato il Museo di Storia, d’Arte e d’Antichità, oggi intitolato al fondatore, Don Florindo Piolo, con il materiale raccolto dal sacerdote, che comprende anche collezioni di tipo etnografico. Il Museo è ospitato in tre grandi sale dalla volte affrescate con dipinti del primo Ottocento, raffiguranti le quattro stagioni, al pianterreno dell’antico castello già dei conti Salomone, messe a disposizione dalla Direzione della Cartiera Italiana, oggi di proprietà del Comune di Serravalle che lo gestisce attivamente attraverso i Volontari del Museo.

A Romagnano, nell’ala orientale della neoclassica Villa Caccia, ha sede il Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia, fondato nel 1973 da Adriana Prolo, Carlo Dionisotti, Fernanda Renolfi Giuseppe Tinelli, con lo scopo di raccogliere, conservare, valorizzare le testimonianze della storia, della vita rurale, della tradizione e delle attività artigianali e manifatturiere del territorio.

Il 12 settembre 1975 ad Alagna nacque ufficialmente il Museo Walser, strumento di promozione e produzione di cultura materiale, testimonianza di una civiltà, collocato in una secentesca casa walser in frazione Pedemonte, in cui è esposta una raccolta di oggetti d’uso, abbigliamento e strumenti di lavoro.

A Guardabosone, nel Museo degli Antichi Mestieri e delle tradizioni Agricole, è possibile conoscere il ciclo completo della lavorazione della canapa e dell’olio, testimonianza di due antichissime e fondamentali tradizioni agricole locali.

Nel 1977 a Borgosesia fu costituita ufficialmente l’Associazione Museo del folklore, presieduta da Graziella Freschi Conti, con nel Consiglio Direttivo: Ugo Pizzi, Elda Surcis Facchin, Annalisa Franchi Giuppone, Fernanda Paracchini Silanoli, che, nell’ex cappella delle Opere Sociali della M.L.B., allestì il Museo Etnografico e del Folklore Valsesiano, che testimonia la cultura valsesiana mostrando alcune attività tradizionali come la filatura, l’arte dei tornitori legno, dei bottari, e dei “cavagnat”, il deschetto e gli attrezzi del calzolaio, la fucina dei fabbri. Particolarmente importante e unica la sezione in cui erano esposti costumi, scialli, gioielli, acconciature. Purtroppo questa importante realtà ecomuseale è chiusa da anni e ci auguriamo ritrovi una adeguata sede espositiva.

Oggi il concetto di Museo si è evoluto, dalla semplice esposizione di oggetti che hanno perso la loro funzione d’uso per assumere una funzione simbolica, tramite tra presente e passato, si è passati ad un rapporto interattivo: si ricercano negli oggetti esposti risposte che le fonti tradizionali non possono dare. Ogni attrezzo, ogni utensile parla e racconta la sua storia a noi, interlocutori privilegiati di un passato del quale si vuole mantenere memoria.

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