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Novara: premio “Enrico Occhetti” 2020

“Trè rösi par San Gaudensi”: una manifestazione nata come omaggio al dialetto novarese, ispirata al miracolo delle rose del patrono San Gaudenzio, ma scaturita da un’idea di Antonio Ferrari, perché ogni anno nel suo giardino in questa stagione sbocciano tre rose.

L’Associazione culturale novarese Cenacolo dialettale, Academia dal Rison, organizzano l’ormai tradizionale rassegna letteraria,
poetica e teatrale, omaggio del dialetto novarese al santo Patrono della città.

La prima rösa era stata presentata domenica 19 gennaio al Teatro Don Bosco, con la cerimonia di premiazione del Concorso di prose
dialettali: “Cüntumla in trè righi e do paroli”, proposto in concomitanza con la undicesima Giornata nazionale del Dialetto, la seconda è stata donata sabato 25 gennaio, al Castello di Novara, dove si è svolta la cerimonia di premiazione della nona edizione del “Premio Enrico Occhetti, Concorso letterario di poesie nelle parlate locali di Novara e Provincia e Vercelli e Provincia e VCO, mentre l’ultima rosa è stata donata domenica 26, alle ore 15 con un momento teatrale: “Enrico Tacchini, il teatro e la maschera.
Proiezione della commedia «Al ravasà»”, “L’insaziabile”.

Sabato 25 gennaio Mauro Franzinelli, in rappresentanza del Sindaco di
Novara, ha portato il saluto ufficiale dell’Amministrazione, sottolineandola la “fortuna” di Novara: “Avere tante Associazioni così impegnate e con tanta tenace volontà da mantenere in vita il dialetto novarese, partecipando intensamente alla vita culturale della città”. La presidente del Premio Occhetti, Silvana Danesi, ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato al Concorso: Giorgio Ravizzotti, Presidente di Nuares.it, Annarosa Borioli, la correttrice di bozze degli elaborati, cui non sfugge mai nulla e Alda Massara, Segretaria del concorso, la Giuria, che ha letto le poesie e si è confrontata sui giudizi, composta da: Gianfranco Pavesi, Piera Mazzone, Emanuela Fortuna, Fernanda Pagani, Fernando Mella, Antonio Ferrari e Francesca Violini, la moglie del compianto poeta Enrico Occhetti. Dopo aver ricordato con grande commozione i poeti scomparsi: Sandro Bertone, Carlo Castelli, Enrico Occhetti e Antonio Barè. Prima di passare alla lettura delle poesie Silvana ha omaggiato il novantacinquenne maestro poeta Abele Lino Antonione, Presidente Onorario di una targa che ne ricorda l’impegno per il Cenacolo, e per promuovere la parlata novarese anche
nelle scuole.

La manifestazione è stata arricchita da canzoni in dialetto novarese, interpretate dai Cantalèra, gruppo musicale composto da Paolo, Marco Corrado, Betty, Gloria, Rita, Barbara, Silvia e Mjriam. La cantante Mjriam Vercelloni ha presentato i poeti che hanno partecipato al concorso, ciascuno dei quali ha letto la sua poesia.

Tra i poeti quest’anno erano presenti anche due valsesiani, Primo Vittone di Locarno e Gianni Monticelli, una poetessa vercellese, Giovanna Degrandi Pomati, di Caresana e Mary Massara, poetessa che vive a Marano Ticino, ma compone sia in dialetto novarese che valsesiano, soggiornando per lunghi periodi a Camasco, che quest’anno ha presentato una poesia dedicata a una passeggiata in montagna, con protagonisti madre e figlio, quindi composta in valsesiano.

La Rosa di San Gaudenzio quest’anno è stata assegnata ad Alda Massara, Segretaria del Cenacolo, che si è prodigata per organizzare il Concorso nel migliore dei modi. I premi, come ogni anno, sono oggetti artistici realizzati in ceramica raku, una tecnica di cottura della ceramica giapponese, nata in sintonia con lo spirito zen, in grado di esaltare l’armonia delle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme: tre piatti unici creati da Livio Rossetti.

Il primo premio è andato anche quest’anno ad Angelo Ettore Colombo per la poesia “Voja da viv”, “Il bruciante desiderio di amore, sola vera scintilla di vita, è racchiuso in una composizione sintetica ed impetuosa fin dai suoni. L’intensità si condensa progressivamente fino a diventare istante. Ricco il lessico, originali ed efficaci le similitudini (su tutte l’antitesi “mèl da spinè”), moderno e personale l’approccio”. Il secondo premio è andato alla poetessa Silvana Danesi con “Na not”: “Lirica di incantata
semplicità. Tutto il creato orchestra un sottofondo complice di lievi suoni e di giochi d’ombra. Tacciono i protagonisti, in un silenzio cui non servono parole. Ed anche il lettore percorre quasi in punta di piedi i versi cadenzati, come timoroso di spezzare l’incantesimo”. Ha meritato il terzo premio Livio Rossetti con la poesia “Sera d’invèrnu”: “Nel progressivo divenire di uno scenario notturno descritto con grande capacità visiva, l’inverno della Natura e quello dell’anima trovano protezione, con efficace ed
originale parallelo, in ciò che, pur non più vivo, è comunque presente”.

Le tre Menzioni d’Onore sono state assegnate a Giovanna Degrandi Pomati: “Ma i’è ’ncù ’na reusa”, La forza della vita che sa andare avanti malgrado brutture e disgrazie, quasi trascinata a forza da quel rinascere della bellezza cui non può restare insensibile”; Gianni Monticelli: “Na lagrima”, “Una storia violenta che in un attimo ribalta sogni e speranze. Tutto sparisce e resta solo la desolazione di quella corona, ricordo di morte continuamente riproposto dall’onda stanca” e a Giuseppe Sassi: “La  rivultèla dal Salvatur”, “La frenesia della vita di oggi ed una soluzione, sorprendente quanto rischiosa, per porvi rimedio. Accurate e fluide
le quartine di endecasillabi”.

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