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“Biella incontra Oropa”: mostre ed incontri per il V centenario dell’Incoronazione

“I cristiani sulla terra vagabondano
come in pellegrinaggio
nel tempo cercando
il regno dell’eternità”
(Sant’ Agostino)

BIELLA INCONTRA OROPA “Secoli di devozione della città di Biella nei confronti di Oropa”. Palazzo Ferrero 18 luglio-19 settembre 2021.

Una mostra per celebrare l’evento dell’Incoronazione della Madonna di Oropa,

un evento che si ripete ogni 100 anni e che non può che suscitare ammirazione: lo si vive una volta e, salvo rarissime eccezioni, non lo si può vivere una seconda. È quanto devono aver pensato, come oggi lo possiamo pensare anche noi, tutti quegli uomini e quelle donne che per secoli hanno portato avanti e testimoniato la loro devozione alla Madonna Bruna che scelse di abitare già secoli orsono la verdeggiante conca di Oropa, ben presto famosa, anche oltre i confini Biellesi.

Questa mostra vuole portare a conoscenza il pubblico biellese, nazionale ed internazionale, nel cuore delle molteplici celebrazioni ed eventi estivi per la V Centenaria Incoronazione della Madonna di Oropa (29 agosto 2021) che si svolgeranno in Santuario e in Biella Città, inserendosi di fatto nel palinsesto di attività espositive programmate nell’ambito del progetto “Ri(e)voluzioni Culturali”, giunto nel 2020 al suo terzo  anno di attività,  volto  a creare  e potenziare con la città stessa anche il  Polo Culturale di Biella Piazzo.

La mostra è un  progetto di Diocesi di  Biella e Associazione  Stilelibero, progetto generale Fabrizio Lava, le sezioni sono curate da Danilo Craveia, Marcello Vaudano, Irene Finiguera, Manuela Tamietti con Pierfrancesco Gasparetto, Patrizia Maggia.

“BIELLA INCONTRA OROPA” comprende 7 sezioni, 5 video, 100 immagini,  50 opere d’arte e tanto altro ancora.

 

Impossibile non immaginare un incredibile viaggio nel tempo che permetta al visitatore di ripercorre grazie alle molteplici attestazioni d’affetto pervenuteci sino ad oggi, la narrazione stessa della devozione sviluppatasi nei secoli. Una devozione collettiva così forte ed intensa, capace di travalicare i confini territoriali e spingersi oltralpe, ed oltreoceano, per poi tornare a casa riportando commossi quegli stessi cuori carezzati dalla grazia della Madonna Bruna.

Oropa, la sua conca, il suo Santuario, i suoi sentieri, i faggi millenari, le Cappelle del Sacro Monte, così fortemente volute dal popolo biellese che ne finanziò la realizzazione, vanno ben al di là della mera spiritualità di cui è pervasa, sono pezzi di storia e cultura unici ed eccezionali, aperti, accoglienti, fruibili a tutti, immersi in un contesto naturale la cui integrità è custodita da un impegno costante, di grande valore economico a totale beneficio della comunità stessa.

Filo conduttore dell’iniziativa è l’espressione dell’attaccamento dei Biellesi ad Oropa e la speciale devozione alla Madonna Bruna Regina del Monte di Oropa, come manifestazione e testimonianza di una personale e collettiva esperienza. La ritualità dei pellegrinaggi e la lettura antropologica che ne derivano ben si inquadra nel contesto di Oropa: il pellegrino è un viaggiatore che ha lasciato la propria dimora per prendere la strada che lo porterà ad un altro luogo, in questo caso “verso l’alto” come soleva anche dire Pier Giorgio Frassati, illustre Biellese devoto fin dall’infanzia alla Bruna Vergine, che entusiasta prese parte tra la folla alla celebrazione del 1920.

Interessante, nel ripercorrere i documenti custoditi negli archivi di Oropa, scoprire come secoli orsono gli stessi pellegrini si prodigarono per tracciare quelle vie che anni dopo altri trasformarono in strade, sacralizzando già di fatto l’itinerario stesso per il fatto di essere il luogo di incontro con il divino, con il mistero, mistero che si incarna per essere donato.

La stessa religiosità del pellegrinaggio interessa in maniera trasversale tutti i diversi gruppi sociali, anzi talvolta ne diviene punto di comunicazione fondamentale, come traspare dalle migliaia di espressioni di fede  e  devozione  rappresentate  dagli  ex­‐voto,  custoditi  nelle  gallerie  del  chiostro  intorno  alla  Basilica antica.

ll contesto attuale in cui viviamo porta alla necessità di riflettere su alcune importanti tematiche che la secolare devozione della popolazione Biellese verso Oropa offre ad un mondo  scosso quotidianamente dalla turbolenza del tempo, un’oasi temporale riconosciuta e ricercata, che si tramanda in un costante presente.

Così come alla cultura, attraverso i suoi molteplici campi di applicazione, spetta il compito di fornire una chiave di lettura innovativa, in grado di generare consapevolezza, sensibilizzare, far pensare e soprattutto far emozionare.

LE MOSTRE

 

  1. GLI EX VOTO, TESTIMONIANZE DA VICINO E DA LONTANO a cura da Marcello Vaudano -­‐ DocBi
  2. LA PEREGRINATIO MARIAE DEL 1949, a cura di Danilo Craveia
  3. NASCITA E SVILUPPO DEL RITO DELL’INCORONAZIONE DAL 1620 AL 2020, a cura di Danilo Craveia
  4. L’INDISSOLUBILE E PROFONDO IL LEGAME TRA BIELLA E OROA, a cura di Danilo Craveia
  5. LA RAPPRESENTAZIONE DEL SANTUARIO DI OROPA TRA STORIA E DEVOZIONE MARIANA NELL’ARTE BIELLESE DEL SECONDO NOVECENTO, a cura di Irene
  6. L’IMMAGINE DELLA MADONNA DI OROPA ATTRAVERSO I SECOLI, Acqueforti dagli antichi rami conservati in Santuario, a cura di Patrizia Maggia
  7. 5 PERSONAGGI PER OROPA cura di Pierfrancesco Gasparetto e Manuela Tamietti

GLI INCONTRI

Giovedì 29 luglio
Pietro Magri “il cantore di Oropa”. incontro multimediale a cura di Alberto Galazzo -­‐ UPBeduca

Giovedì 5 agosto
Pietro Magri e le preghiere di Dante

Fulvio Conti commento; Simona Carando soprano; coro (Susanna Zavattaro, Augusta Vecchi, soprani; Margherita Corona, Maria Teresa Gozzi, Manuela Quaglia, mezzosoprani; Alberto Tacca, tenore; Carlo Lasciandare, Franco Vecchi, bassi); Natalia Kotsioubinskaia pianoforte; Alberto Galazzo direzione -­‐ UPBeduca

musiche di Pietro Magri

Domenica 5 settembre
MusicArte con Ricky Massini e Maurino Dellacqua. Commento a cura dei curatori della mostra

INFORMAZIONI UTILI

Location: Biella Piazzo- Palazzo Ferrero, Corso del Piazzo 25

Periodo espositivo: dal 18 luglio al 19 settembre 21

Orario di apertura: venerdì 15.00 19.00 | sabato e domenica 10.00 19.00 Biglietto di ingresso 3 euro

Un progetto di: Diocesi di Biella, Associazione Stilelibero

Progetto generale: Fabrizio Lava

Partner (link):  Santuario di Oropa, Storie di Piazza, BIBOx Art Space, Fatti ad Arte, DocBi, UPBeduca – Università Popolare Biellese

Le sezioni sono curate da: Danilo Craveia, Marcello Vaudano Irene Finiguera Manuela Tamietti con Pierfrancesco Gasparetto Patrizia Maggia

Segreteria organizzativa: Linda Angeli, Annalisa Ramazio

Allestimento: E20progetti ­‐ NG Service

Video, riprese e montaggio:  Social Valet

Informazioni:  388 5647455 info@palazzoferrero.it

Approfondimenti su:  www.palazzoferrero.it    | www.santuariodioropa.it

Con il sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio Biella | Fondazione Compagnia di San Paolo

APPROFONDIMENTI

  • GLI EX VOTO, TESTIMONIANZE DA VICINO E DA LONTANO Gli ex voto, a cura del DocBi

Un tempo appesi alle pareti del sacello e della basilica, gli ex voto pittorici sono oggi esposti in diversi locali del santuario. Difformi per foggia, qualità artistica e dimensioni, sono tutti caratterizzati da realismo narrativo e intenzione votiva: in una situazione di grave pericolo compare in cielo, invocata, la salvifica Madonna d’Oropa. Testimonianza di fede e devozione, sono al tempo stesso straordinari “giacimenti culturali”. Predominano i casi di gravi malattie, incidenti sul lavoro, guerre.

La pratica votiva è una delle espressioni più tipiche della devozione cristiana, anche se le autorità religiose l’hanno sempre considerata con estrema cautela per non alimentare convinzioni superstiziose o, nel caso della confessione protestante, l’hanno del tutto rifiutata come segno di un distorto modo di intendere la relazione con la divinità.

Sono migliaia, molti di più di quanti oggi sono conservati, i quadri votivi che a partire dal XV secolo sono giunti ad Oropa. Un gran numero di tele dipinte è infatti andato perduto per svariati motivi: per fare spazio ai nuovi in arrivo, perché giudicate sconvenienti con il mutare della sensibilità estetica e spirituale, perché consunte, vendute o rubate. Sino a fine Ottocento l’intera basilica e il sacello ne erano tappezzati, e i fedeli facevano a gara per riuscire a posizionare il proprio ex voto il più vicino possibile alla statua della Madonna Nera. Assieme a lamine a sbalzo, gioielli, oggetti in cera, ricami, abiti e altri oggetti portati in dono, essi testimoniano la secolare devozione della gente biellese, e non solo biellese, verso la Madonna Nera, invocata in situazioni estreme di grave pericolo per la propria vita o per quella delle persone più care. Malattie, incidenti occorsi sul lavoro o durante la quotidianità domestica, situazioni di guerra rappresentano le occasioni più frequenti in cui il fedele si raccoglie in preghiera e invoca l’aiuto divino, fiducioso nella salvifica intercessione della Madonna. Ottenuta la grazia, il salvato testimonia la sua riconoscenza portando in santuario un quadro che testimonia l’avvenuto incontro tra il mondo terreno e il trascendente: nella realistica rappresentazione della situazione di pericolo si inserisce, generalmente in alto e circonfusa di nubi, la Madonna con il bambino in braccio che arriva a soccorrere e proteggere.

Se nei secoli più lontani l’ex voto rappresentò essenzialmente una pratica tipica dell’aristocrazia e del clero, nonché delle Comunità (tra i più antichi ex voto superstiti c’è la tela attribuita a Bernardino Lanino portata in santuario dalla città di Biella per ringraziare della protezione ricevuta in occasione della peste del 1522), con il tempo essa si diffuse al ceto medio e alle classi popolari. Il crescere di numero delle tabelle dipinte coincide in buona misura con la loro decadenza dal punto di vista artistico: a volte assai rozze o comunque stereotipate e ripetitive, esse sono per lo più opera di pittori specializzati nel genere, ma privi di particolari qualità tecniche.

Sono infatti pochi i pittori di vaglia che hanno firmato tabelle votive. Delleani è tra questi, ma l’ex voto da lui realizzato è stato rubato alcuni decenni orsono. Benché poco attraenti se considerati solo per il loro valore artistico, gli ex voto si rivelano straordinari giacimenti culturali: attraverso le vicende in essi raffigurate si snoda sotto gli occhi dell’osservatore la storia delle attività lavorative, degli interni delle abitazioni e dei costumi, dei paesaggi e dei luoghi, dei mezzi di trasporto e delle relazioni sociali.

 

  • LA PEREGRINATIO MARIAE DEL 1949, a cura di Danilo Craveia

Quella del Biellese non fu l’unica peregrinatio, non fu la prima e nemmeno l’ultima. Molte diocesi italiane imitarono  il  trionfale  “Grand  Retour”  della  statua  di  Nostra  Signora  di Boulogne-­‐sur-­‐  Mer  che  aveva percorso la Francia tra il 1938 e il 1943. Eppure, quella nostrana del 1949 fu una Peregrinatio Mariae speciale. In primo luogo, in più secoli di storia, la statua della Vergine Bruna non era mai uscita dal suo santuario (un tentativo, narra la tradizione, fu fatto ma la Madonna Nera divenne impossibile da muovere poco sotto Oropa, dove oggi sorge, appunto, la cappella del Trasporto). In secondo luogo, contrariamente a quanto avvenuto in altre zone, quella pellegrina fu proprio la vera preziosissima Statua, non una copia.

Riscoprire la Peregrinatio Mariae significa scoprire il Biellese che ne fu teatro. Ritornare a quei tempi è un viaggio possibile grazie alle immagini “prodotte” dalla Peregrinatio Mariae. Innumerevoli immagini che il Santuario di Oropa conserva, ma che si trovano in ogni archivio parrocchiale, in  ogni fabbrica, in ogni scuola, in ogni casa. La Madonna Nera percorse tutta la Diocesi di Biella, sconfinò fino a Vercelli, si sporse sul devoto Canavese. La Vergine Bruna non si celava più tra le nebbie del monte o nell’ombra del Sacello, ma appariva per la prima volta nel pieno sole della primavera biellese. Invertendo i ruoli si fece viandante e pellegrina visitando i biellesi sulla soglia di casa, nei reparti delle fabbriche, al cimitero di Piedicavallo e tra le viti a Viverone, a Pollone sotto la pioggia e a Trivero e a Zimone dove la strada era un pantano impercorribile. Infine, naturalmente, Biella: dieci giorni di preghiera e di festa, al Vernato e al Cottolengo, all’Ospedale e in Municipio, alle FEB e tra i telai dai Rivët. E i fotografi (Cervus, soprattutto) dietro: migliaia e migliaia di scatti dove quei volti, quegli abiti della domenica usati tutti i giorni, quel tramvai e quei boschi senza condomini siamo noi settant’anni fa. Quasi 150 giorni durò il viaggio, dal 6 marzo alla fine di luglio. Più di 500 i chilometri percorsi. Folle di fedeli, tanti curiosi e tutti i non fedeli, tutto il Biellese sulle vie sterrate ad attendere la Madonna che arrivava, a guardarla (mai successo così da vicino) intronata sull’Autobianchi del commendator Porrino, i bambini a baciarla attraverso il plexiglass della sua  teca dorata.

La fine della Seconda Guerra Mondiale aveva portato la Pace, ma era ancora a rischio quella pace quotidiana che doveva rappresentare la conquista più grande (ma forse la meno percepita come tale, nella convulsione dei tempi). Occorreva ancora uno sforzo che portasse a superare il raggiunto silenzio delle armi con la voce della speranza della vera ricostruzione. Occorreva un gesto locale, nostro, di pace per dare piena sostanza alla forma assunta dal mondo restituito alla Pace. La Peregrinatio Mariae del 1949 è stata quello sforzo, quel gesto.

 

  • NASCITA E SVILUPPO DEL RITO DELL’INCORONAZIONE DAL 1620 AL 2020, a cura di Danilo Craveia

 1620

La tradizione dell’incoronazione ha anche le sue radici in un sogno o, meglio, in una miracolosa apparizione rivelatrice. Anna Ludovica Bruco, una monaca cistercense del monastero di Santa Caterina del Piazzo, nella notte del 22 luglio 1620 sognò Sant’Anna (che le parlò) e la Madonna col Bambino (che non le dissero nulla). Felicemente scossa da quella esperienza, la donna aprì il cuore al suo confessore spiegandogli che nella visita notturna era stato approvato il progetto dell’incoronazione della Vergine oropea.

1720

A distanza di un secolo dalla Prima Incoronazione i biellesi vollero ripetere quella esperienza straordinaria per rinnovare quel “patto” speciale, per rimarcare un’altra volta l’amore filiale per la Madonna di Oropa. Nel 1720 non si trattò di un’iniziativa popolare come cent’anni prima, bensì della volontà della Congregazione Amministratrice del Santuario di Oropa. Gli amministratori di allora avevano le idee chiare e si misero all’opera per tempo.

1820

Il 1820 rappresentò un breve momento di tranquillità dopo decenni di drammatica instabilità (la Rivoluzione francese, l’epopea napoleonica e la Restaurazione) e prima dei moti insurrezionali del 1821, che aprirono un’altra epoca altrettanto turbolenta, sfociata poi nel Risorgimento e nell’unificazione nazionale. I biellesi avevano ragione di gioire per il restaurato assetto istituzionale e per il ritorno del vescovo nella sua sede cittadini dopo che la Diocesi di Biella, nata nel 1772, era stata soppressa da Napoleone.

1920

Malgrado la Grande Guerra fosse finita da poco, i dubbi sulle effettive possibilità di onorare l’appuntamento centenario erano stati fugati fin da subito. In occasione della seduta del Consiglio di Amministrazione del 21 novembre 1918, appena qualche giorno dopo Vittorio Veneto, la celebrazione della IV centenaria Incoronazione fu data per certa. Nel periodo 1918-­‐1920, il Santuario di Oropa visse profondi cambiamenti (tra cui l’arrivo dei Padri Redentoristi in qualità di confessori) e superò notevoli difficoltà amministrative e gestionali (conseguenze, tra le altre, dell’ospitalità assicurata a centinaia di profughi sfollati dalle zone di guerra).

  • L’INDISSOLUBILE E PROFONDO IL LEGAME TRA BIELLA E OROPA, a cura di Danilo Craveia

Biella e Oropa sono indissolubilmente e profondamente legate. La Madonna d’Oropa è copatrona della Città e della Diocesi di Biella (aeque principalis, ossia allo stesso livello di Santo Stefano Protomartire) dal 1910, ma il vincolo tra la comunità del piano e il santuario del monte risale a molto prima. Oropa si trova sul territorio di Biella. Per quanto separate da una certa distanza e da una netta differenza di quota, tra la città e il santuario sussiste piena continuità territoriale, da sempre. Questa condizione ha consentito, sebbene la separazione architettonica e urbanistica abbia alimentato la percezione di una formale autonomia, il mantenimento di una sostanziale appartenenza. Oropa è Biella e Biella è Oropa.

  • LA RAPPRESENTAZIONE DEL SANTUARIO DI OROPA TRA STORIA E DEVOZIONE MARIANA NELL’ARTE BIELLESE DEL SECONDO NOVECENTO, a cura di Irene Finiguerra.

Una quadreria di artisti di varie generazioni con le opere pensate e realizzate per la Madonna Nera e il suo santuario. Una quadreria molto fitta che rievoca il corridoio degli ex voto oropensi accoglie a Palazzo Ferrero gli artisti biellesi, attivi dal secondo Novecento sino ad oggi.

Tutti gli artisti si presentano insieme a prescindere dalle loro età, dal diverso percorso artistico e atteggiamento nei confronti del tema mariano, ma tutti insieme dimostrano come risulti difficile per chi sia Biellese o si trovi a diventare biellese non fare riferimento ad una presenza così forte del nostro territorio.

Franco Antonaci, Luciano Angeleri, Lino Balocco, Paolo Barichello, Daniele Basso, Gianfranco Bini, Bruno Beccaro, Anna Boggio, Davide Bonom, Francesco Cagossi, Mariella Calvano, Marco Canova, Mario Carletti, Placido Castaldi, Michela Cavagna, Gastone Cecconello, Manuele Cecconello, Mario Conte, Giancarlo Cori, Francesco De Pasquale, Denise De Rocco, Adriano Fenoglio, Imer Guala, Mark H C Jones, Simone Magliola, Giorgio Marinoni, Francesco Monzeglio, Guido Mosca, Gabriella Muzio, Attilio Nebuloni, Francesco Orrù, Mariella Perino, Gigi Piana, Luciano Pivotto, Fulvio Platinetti, Epifanio Pozzato Davide Prevosto, Luciano Ramasco, Franca Reivella, Armando Riva, Armando Santi, Alfonso Sella, Carlo Torrione e Sergio Zaghi

  • L’IMMAGINE DELLA MADONNA DI OROPA ATTRAVERSO I SECOLI, Acqueforti dagli antichi rami conservati in Santuario, a cura di Patrizia Maggia

Nella seconda metà del secolo scorso, furono casualmente ritrovate in un sottotetto del Santuario alcune lastre, recanti l’effige delle statua della Madonna di Oropa.

Un ritrovamento prezioso, le lastre in rame, in tutto una quarantina di varie dimensioni, erano perfettamente conservate e raffiguravano oltre l’immagine della Madonna e di alcuni santi, vedute del Santuario e interni delle Cappelle del Sacro Monte.

Le incisioni attraversano i secoli, le più antiche risalgono al XVII secolo, le ultime realizzate in occasione della terza incoronazione del 1820, tutte esprimono un’intensa devozione e molte recano inciso nella parte inferiore “Vero ritratto della Madonna di Oropa, che si venera nel Sacro Monte”.

Probabilmente furono i Maestri orafi e coronari, tra i quali Ottino e Regis, a dare incarico per la loro realizzazione ad incisori esperti, sicuramente in accordo con l’amministrazione del Santuario e solo in tempi molto vicini a noi, circa verso la prima metà del 900 donate a questa, per venire custodite tra le tante memorie possedute dal Santuario.

Verosimilmente al momento del ritrovamento le lastre non erano state oggetto di tirature, in quanto presentavano ancora un segno profondamente inciso di ottima mano, che interpretava il periodo storico di appartenenza. Le più antiche del XVII secolo sono due, una ovale di piccole dimensioni a firma Gamba, l’altra rettangolare di maggiori dimensioni, con una raffigurazione più raffinata della prima, con sfondo damascato, tipico seicentesco, la firma è quella del committente Giuseppe Ottino.

Decisamente più elaborati e di maggiori dimensioni i rami settecenteschi, realizzati da apprezzati artisti. Il simulacro mariano viene presentato su sfondi ricchi di fregi floreali, putti, raggi di luce, spesso compaiono stemmi di personaggi o di prelati cui sono dedicate le stampe.

Particolare una lastra che ritrae trenta piccole immagini identiche della Vergine, queste di pochi centimetri l’una, venivano poi ritagliate e utilizzate per i cosidetti scapolari o “abitini” che erano dei piccoli rettangoli di stoffa portati a contato della pelle per devozione.

In occasione della terza centenaria incoronazione del 1820, vengono realizzate nuove lastre, commissionate da Luigi Regis ad Avico, questi inserisce l’immagine della Madonna in contesti floreali, con ghirlande e corone, raggi luminosi e nastri che creano cornici. Sempre sue sono due bellissime vedute del santuario, prese da differenti angolature, realizzate con molta dovizia di particolari.

Il ritrovamento dei rami, così importante da un punto di vista artistico, storico e devozionale ha dato vita ad una prima tiratura nel 1975, presentata da Giovanni Donna d’Oldenico e ad una seconda tiratura nel 2008 introdotta da Mauro Coda.

Ad oggi non è più possibile effettuare nuove tirature per salvaguardare l’integrità delle matrici, ma per diffondere l’immagine della Madonna d’Oropa attraverso i secoli e l’arte della stampa, si è pensato di realizzare la fotoincisione da alcune stampe, queste verranno successivamente stampate sulla preziosa carta realizzata appositamente da Carifac’arte di Fabriano, nell’ottica di creare rapporti e sinergie tra la rete delle Città Creative UNESCO per Craft e Folk Arts.

  • 5 PERSONAGGI PER OROPA a cura di Pierfrancesco Gasparetto e Manuela Tamietti

I 5 personaggi raccontati da Pierfrancesco Gasparetto nel suo libro “La Regina della Alpi. Oropa: secoli e corone” sono stati scelti da Storie di Piazza che ha curato la ricerca dei 5 attori che li impersonano e fanno parte di un videoprogetto ideato da Fabrizio Lava.

Le scelte sono state, per 1620, per il ruolo di Padre Michele, Luca Attadia di Roma. Per 1720, per il ruolo del pittore Galliari, interpretato dal torinese Salvo Montalto. Per 1820, per il ruolo di suor Lucia, interpretato da Oriana Minnicino, attrice e insegnante di teatro biellese. Per il 1920, per il ruolo di Don Pietro Magri interpretato dal padovano Marco Tizianel. Per il 2020, per il ruolo di Floriana, direttrice del coro del Piazzo, interpretato da Didì Garbaccio, di Valdilana.

Anno 1620. Padre Michele è un giovane frate cappuccino del convento di San Gottardo al Piazzo. Deve affiancare il celebre predicatore Padre Fedele da San Germano nella preparazione del grandioso evento della Prima Incoronazione della Madonna d’Oropa. Manca il tempo, il denaro, persino la strada. Con il suo entusiasmo e vivacità comunicativa, saprà far accorrere 800 e più volontari a costruire una strada per il Santuario. Si aggiungeranno avvenimenti soprannaturali. E in quel 30 agosto 1620, 50.000 pellegrini, percorsa una strada ampia sorta come per incanto, assisteranno in Oropa alla Prima Incoronazione.

Anno 1720. Il pittore Giovanni Galliari vive ad Andorno con la moglie Maria Caterina e i figli, Bernardino, tredici anni e Fabrizio, 11 anni, già promettenti emuli del padre. È stato invitato ora al Santuario con l’impegnativo incarico di collaborare alle decorazioni di un apparato di impressionante grandiosità e impegno espressamente progettato per la Seconda Incoronazione dal celebre architetto Filippo Juvarra. Avrà così occasione di assistere con la sua famiglia all’eccezionale solennità dell’evento che richiamerà ad Oropa più di ottantamila pellegrini e ai prodigi che lo hanno contraddistinto.

Anno 1820. Lucia è una donna napoletana al servizio di Casa Savoia nei vari trasferimenti da Napoli a Roma a Torino infine con la Restaurazione. In origine semplice serva è ora cameriera personale della principessa Maria Teresa. A inizio agosto accompagna la famiglia reale in visita al Santuario di Oropa e al loro ritorno è invitata a fermarsi l’intero mese a disposizione delle Figlie di Maria per curare l’ospitalità nelle solenni giornate. Conquistata dal fascino di Oropa e della sua spiritualità, concluse le solenni feste sceglierà di fermarsi per sempre nel Santuario come Figlia di Maria.

Anno 1920. Il celebre compositore Pietro Magri giunge a Oropa per una vacanza estiva, e si fermerà per il resto della vita. Per l’occasione del Quarto Centenario comporrà una nuova opera: l’oratorio “La Regina delle Alpi”. Verrà da lui diretta il giorno dell’Incoronazione sullo storico piazzale alla presenza di 50.000 persone e sarà esecuzione da leggenda: celebri solisti, 230 coristi, orchestra di cento elementi dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York. Il patriarca di Venezia gli offre la direzione della prestigiosa Cappella Marciana. Ma Pietro Magri sceglie di rimanere ad Oropa.

Anno 2020. Floriana è una giovane musicista promettente come soprano e come direttrice di coro. Ha organizzato il “Piccolo coro del Piazzo” da molti mesi impegnato con passione in prove settimanali per un concerto di musiche del Maestro Pietro Magri da eseguirsi il 30 agosto, giorno della Quinta Incoronazione. Il programma comprende, inoltre, un brano per soprano solista, a lei affidato. La pandemia, e tutto viene rinviato di un anno. Floriana non si rassegna e il giorno 30 agosto canterà in chiesa al termine della messa il suo brano come anteprima della rinviata Quinta Incoronazione.

DAL 19 GIUGNO AL 12 SETTEMBRE VISITE GUIDATE AD OROPA: scarica il programma

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