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Piane Sesia: La Catula apre il Carnevale

LA “CATULA” a Piane Fr. di Serravalle Sesia: ETTORE E RACHELE, che impersonano le maschere del Carnevale, sono i pro nopoti di Firmino Deambrosis che fu il secondo “Badich”

Il termine ἐπιφάνεια, Epifania, veniva già utilizzato dagli antichi greci per indicare l’azione o la manifestazione di una qualsiasi divinità (mediante miracoli, visioni, segni).

Dopo che il Cristianesimo si impose sulle precedenti liturgie pagane, fu una sola l’Epifania a restare, quella di Cristo, che ricorre il 6 gennaio e ricorda la prima manifestazione “pubblica” di Cristo, con l’omaggio che gli fu reso dai Re Magi.

La “Catùla” quest’anno ha segnato il debutto del nuovo Badich: Ettore Fioravanti, giovane pianese che con il nonno Gianpietro coltiva ancora alcuni vigneti sulle colline pianesi, ed è membro attivo del Comitato Carnevale. Per il secondo anno Maria Catlin-a, è impersonata da Rachele Zerbi, cugina di terzo grado di Ettore, sostituita momentaneamente da Viola Fioravanti, perché vittima di un malanno di stagione. La vera curiosità che lega le due giovani “maschere” è che il bisnonno di Ettore e pro pro zio di Rachele, Firmino Deambrosis, fu il secondo Badich nel 1951.

Flora Croso aveva sedici anni quando vestì i panni della prima Badicca durante il Carnevale del 1950: aveva sedici anni e il Badich era interpretato da Nello Negro, mentre dall’anno successivo fu sostituito da Firmino Deambrosis, che morì a soli quarantuno anni di peritonite.

Flora rivive quel Carnevale di settant’anni fa:Nel 1950 Badich e Badicca si presentarono a Serravalle su un carro prestato da Enrico Pareti, carico di ogni ben di Dio: da pochi anni era finita la guerra e si respirava un’atmosfera carica di ottimismo e generosità. Passando per le frazioni di Piane avevamo raccolto molte offerte, costituite da prodotti locali come patate, zucche, verze. In quell’occasione a Serravalle, davanti al Mugiùn, impersonato dal Ferruccio Mazzone, pronunciai un discorso che mi aveva scritto e che ricordo ancora per filo e per segno, nonostante siano trascorsi sette decenni: “Mi sun nèn na testa fina, ma quaicòs sun vursù fè: sun cunvucà cui dla Balin-a par enfin quaicos truvè. Quaicos suma pensà, fant al gir dal mè cuntà. Gnent fo da Ca d’Martlu, su la strà da Cà d’Masun, a l’è
gnumi la truvà da iutè i ricuverà. Sun pensà che al Carlavè ben anca lor i devu fè e ‘n po’ d’ roba sun truvà fant al gir dal mè cuntà. A l’è poch quech i’v dunumma, ma cun coeur noi i lu fumma e l’è ti che poi cun temp tlu darai a sta brava gent”.

Il discorso in rima alludeva alla finalità benedica del Carnevale e ai doni dei Pianesi per i ricoverati della Casa di Riposo costruita da Don Florindo Piolo e inaugurata nel 1942, affidati al Mugiùn, per la consegna.

Flora per tre anni fu la Maria Catlin-a, nel 1953 morì giovanissima la sua mamma e lei dovette prendersi cura dei fratelli e seguire il padre nei lavori in campagna: la spensieratezza della gioventù si era conclusa presto. Oggi questa signora dal volto segnato dal tempo, ma dallo sguardo vivace e dalla memoria pronta, unito ad un cuore pieno di ricordi, tramanda le memorie delle tradizioni del paese, affinché non si perdano con esse i valori che contraddistinguevano la “nosta Gènt”.

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