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“A zonzo per il Vangelo di Matteo” il libro di Don Albertazzi

VERCELLI 22 Novembre 2019.

Don Alberto Albertazzi, nell’estate 2015 a Guardabosone, nella chiesa di Sant’Agata, in una serata pubblica spiegò i Vangeli: I Vangeli sono quattro, ma non in fotocopia. Come e perché”, sottolineando che gli evangelisti, più che una biografia di Gesù, vollero mettere per iscritto la predicazione che su di Lui tenevano gli apostoli e i loro collaboratori a ceti di lettori più o meno individuabili: “L’oggetto della narrazione è lo stesso, il protagonista è Gesù, ma è come nel caso di una stessa notizia che giornali differenti raccontano in modo talvolta molto diverso”.

Venerdì 22 novembre, in Seminario a Vercelli, Ilde Lorenzola, giornalista del Corriere Eusebiano, ha presentato il nuovo libro di Don Alberto Albertazzi: “A zonzo per il Vangelo di Matteo”, un titolo inusuale che fa riferimento ad una lettura non necessariamente continuativa, ma secondo il bisogno, che accompagna il quotidiano con riflessioni
significative. Monsignor Cavallone ha portato il saluto dell’Arcivescovo che era a Roma, ricordando il comune percorso di formazione compiuto con Don Albertazzi e con Don Giuseppe Versaldi, oggi Cardinale, sottolineando
la lettura originale e “sparigliante” delle pagine del Vangelo di Matteo che, con l’Avvento, che segna l’inizio del nuovo anno liturgico, si riprenderà a leggere nella liturgia domenicale. Era presente all’incontro Rita Mattiuz,
editore di questo testo, come del precedente, lo Zibaldino, pubblicato nel 2017, che ha avuto così tanta fortuna da essere esaurito e da richiedere una ristampa.

Quando Don Albertazzi scrive qualcosa sul Vangelo non passa certo inosservato e i commenti dei lettori del Corriere Eusebiano, lo testimoniano”: Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano, ha ringraziato Don Albertazzi per aver assolto in modo colto e originale un compito impegnativo durato un intero anno e l’abbia raccolto in un
volume.

Ilde Lorenzola si è rivolta a Don Albertazzi appellandolo scherzosamente “Penta-Parroco”, essendo pastore di ben cinque Comunità: Crevacuore, Guardabosone, Postua, Ailoche e Caprile: “Come ha spiegato Luca, questo libro è nato sulle pagine del Corriere Eusebiano, dove ogni settimana hai pubblicato il commento al Vangelo domenicale, riscuotendo molto interesse. Oggi lo vedi confezionato con una copertina bella e significativa, che riproduce il capolavoro del pittore fiammingo Hans Memling, La Passione di Cristo, conservato alla Galleria Sabauda di Torino, sei soddisfatto del tuo lavoro?”.

Don Albertazzi ha apprezzato molto la scelta della copertina realizzata da Davide Ferraris: “I colori accesi del pittore fiammingo riprendono la vivacità del testo: si tratta di un dipinto spettacolare, piccolissimo ma pieno di dettagli” e ha proposto alcuni brevi “saggi di lettura”, iniziati con i
commenti dedicati alla figura di San Giovanni Battista: “Voce tonante” e “Indagato”, che hanno subito fatto emergere lo sfavillìo linguistico e la ricchezza di azzeccati neologismi, scaturiti dalla grande cultura del sacerdote e dalle sue letture approfondite. “Conoscendo a memoria Dante, Don Alberto riesce ad estrapolare riferimenti, arricchendo il commento della pagina di Vangelo con un respiro spirituale che rimanda al lato poetico della
bellezza, arricchendo il lettore”: per Ilde Lorenzola il libro si propone dunque come un vivace dialogo a due, in cui però c’è sempre un terzo interlocutore, più in alto, ma non irraggiungibile.

Per quanto riguarda la lingua Don Albertazzi ha studiato il greco per poter leggere il Vangelo nella lingua originale in cui fu scritto: “Lo studio della Grammatica del compianto Professor Marinone mi è stato molto utile, facendomi acquisire un metodo rigoroso. La traduzione CEI 2008 di pneuma con soffiò, per indicare l’azione dello Spirito Santo nella Pentecoste, mi ha lasciato perplesso, avrei optato per qualcosa di più leggero, come alitò”.
Il Vangelo, ha sottolineato Don Albertazzi, oltre che un dovere di lettura per i Cristiani, è importante per tutti gli Europei, anche per i non credenti, perché su di essi si fonda la cultura europea, lo stesso Benedetto Croce scrisse un libro intitolato: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. La religione a scuola oggi è una materia facoltativa, della quale fare richiesta per frequentarla, ma ci vorrebbe una maggiore sensibilità nell’affrontare lo studio della religione cristiana, collegandolo all’arte e alla storia del nostro continente.

Il pomeriggio si è concluso dopo una giocosa schermaglia in versi a colpi di “zeta”, composta da Ilde Lorenzola, che ha divertito sia il pubblico che Don Albertazzi.

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