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Al Rotary Club Valsesia si è parlato di “Madama Parisina”

La tragica vicenda di Parisina e del suo amante Ugo, trucidati dal marito e padre, il marchese d’Este Niccolò III, che fu raccontata da Matteo Bandello e ripresa da poeti, letterati, musicisti, è stata ricostruita in modo “filologicamente corretto” da Elena Bianchini Braglia, direttrice della rivista “Terre Estensi”, membro del Direttivo dell’Istituto per la storia del Risorgimento di Modena, autrice di biografie femminili e saggi sul Risorgimento.

Elena Bianchini Bragaglia con Roberta Iotti nel 2007 aveva dedicato un libro a Parisina: “Madama Parisina. La protagonista del peccaminoso scandalo estense nella storia e nella letteratura”

(Per chi volesse leggerlo, ricordiamo che il volume con dedica dell’Autrice, come è ormai consuetudine, è stato generosamente donato da Lorenzo Del Boca alla Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo) donna sfortunata in vita e in morte, che non ebbe neppure in sorte la notorietà di Francesca, eternata nel quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri: “Mancò il capolavoro per eternarne le vicende”.
La storia si svolse alla fine del Medioevo e all’inizio dell’Umanesimo, nell’allora marchesato estense, che aveva come capitale Ferrara: Laura, cresciuta alla corte Malatestiana di Rimini, nel 1418, quattordicenne, il 27 febbraio 1418 vi giunse, come sposa del marchese d’Este, Niccolò III, il vero fondatore della signoria estense a Ferrara, che era rimasto vedovo di Gigliola da Carrara: “Brutta, dispiacevole, ria”. Laura sarà conosciuta con il soprannome di Parisina, per indicarne l’eleganza e la raffinatezza, ma ben presto dimostrerà anche di essere una donna all’altezza del ruolo sociale che ricopriva: accorta, parsimoniosa nella gestione della casa, attenta all’educazione dei numerosi figli legittimi e riconosciuti, diede al marchese due gemelle.
Il marchese era molto amato nel suo territorio e gli si perdonavano anche le numerose avventure galanti, sia con donne dell’aristocrazia che con semplici popolane: “Di qua e di là dal Po son tutti figli di Niccolò”, si parla di ventidue figli, dei quali otto furono cresciuti a corte. Il grande amore di Niccolò era stata Stella de’ Tolomei, di ottima famiglia ferrarese descritta come: “Bellissima, umile, pia, saggia”, che gli aveva dato un figlio: Ugo, che avrebbe dovuto essere
l’erede al trono. Stella era morta di crepacuore dopo che il marchese si era risposato con Parisina, perché erano sfumate le sue speranze di diventare marchesa.

La ricerca di Elena Bianchini Braglia ha trovato concretezza storica attraverso il ritrovamento delle “carte di spesa” di Parisina, attraverso le quali emergono il suo carattere e le sue abitudini. Parisina amava leggere i romanzi cavallereschi, allora molto di moda, in particolare Tristano e forse, anche in questo caso: “Galeotto fu il libro”. Parisina cominciò ad avvertire un’intima insoddisfazione, acuita dai numerosi tradimenti del marito e sentì l’esigenza di un amore romantico, ma sceglierà proprio la persona sbagliata: Ugo, figlio prediletto del marchese, del quale Matteo Bandello racconta che:
“Ogni cosa che faceva era mirabile”. Nella primavera del 1514, durante un viaggio a Ravenna, Parisina e Ugo si innamorarono e vissero il loro amore segreto, ma non troppo, perché l’improvvida rivelazione di una cameriera offesa da uno schiaffo, giunse alle orecchie del marchese, che dapprima non diede peso alla notizia, ma poi, attraverso un buco praticato nel pavimento della Biblioteca, che si trovava proprio sopra gli appartamenti di Parisina, dovette constatare che la relazione era vera. Nella stessa notte del 4 maggio 1425 Ugo e Parisina vennero arrestati con due dame e un amico di Ugo, ritenuti complici dei due amanti: tutti furono decapitati nelle prigioni estensi. Ugo si sarebbe ravveduto e avrebbe confessato il suo peccato, mentre Parisina andò orgogliosamente incontro alla morte. I corpi furono sepolti frettolosamente nella chiesa di San Francesco e il marchese inviò un dispaccio segreto a tutte le corti per spiegare l’accaduto, con preghiera di distruggerlo dopo la lettura. Non per questo si rovinarono i rapporti con gli altri Signori della penisola, abituati a ben altro, ma neppure con Casa Malatesti: due anni dopo una figlia di Niccolò, Margherita d’Este, andò sposa a un Malatesti, signore di Rimini, la stessa Ginevra, figlia di Parisina, nel 1534 sposò Sigismondo Malatesti.

Lo storico Ludovico Antonio Muratori scrisse che il marchese per molti mesi non sembrava potesse essere in grado di superare la tragedia. Niccolò nel 1431 sposerà Riccarda di Saluzzo, che gli darà due figli maschi. I figli di Stella De Tolomei, Lionello e Borso, salirono al trono e Borso divenne il primo Duca D’Este, ricordato per la splendida Bibbia miniata del quale la Biblioteca di Varallo possiede una preziosa edizione in facsimile edita da Treccani, con rosone in argento, appartenente al Fondo Giovanni Mittino. Di Parisina non si parlò più fino  all’Ottocento, quando Lord Byron trovò quella storia perfetta per suscitare le passioni romantiche e compose un poemetto che si basava sui fatti storici, ai quali però aggiunse particolari d’invenzione. Il poema ispirò ben due opere liriche, una di Donizzetti e l’altra di Mascagni, che però non godettero di molta fortuna e oggi sono del tutto dimenticate. Le vicende di Parisina furono cantate anche da Leopardi e Carducci.

Lorenzo Del Boca, Presidente del Rotary Club Valsesia, dopo aver ringraziato la relatrice, ha osservato come la rievocazione di quella tragica vicenda abbia in realtà suscitato l’ilarità dei presenti, e non la commozione: la povera Parisina non solo non ha avuto il suo capolavoro, ma neppure compassione.

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