Reportage eventi

Coggiola attraverso le immagini.

Di Giovanna Airoldi

A Coggiola, venerdì 28 giugno 2019, nel salone della scuola dell’infanzia “Ex asilo Don Fava”, in frazione Granero, è stato presentato il volume “Coggiola nel cuore. Frecce di memoria degli anni settanta, di Giuliana Airoldi”.  

La pubblicazione, edita dall’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, propone una serie di fotografie in bianco e nero, risalenti agli anni Settanta, scattate a Coggiola da Giuliana Airoldi, nativa di Isolella, trasferitasi a Coggiola con la madre, dove ha vissuto dal 1972 al 1982, quando si è trasferita a Montaldo Dora.

Enrico Pagano Direttore dell’Istituto, ha spiegato il significato di questa pubblicazione nata per valorizzare un Paese, ricordando una storia ricca e significativa. Il Sindaco di Coggiola, Gianluca Foglia Barbisin – nonché Presidente della Provincia di Biella, dove presto l’Istituto avrà una sede distaccata – ha ringraziato l’Autrice per la semplicità con la quale ha proposto queste immagini: «È come ritrovare in fondo a un cassetto una vecchia busta con le fotografie che avevamo dimenticato: non si può fare altro che essere rapiti dalla magia del passato che riaffiora e che siamo portati a guardare con un po’ di nostalgia, anche se non abbiamo vissuto quei momenti. Giochiamo a riconoscere volti e luoghi, accendendo la memoria e cercando di immaginare suoni, voci e colori. E per un attimo abbiamo la possibilità di far tornare in vita persone che non ci sono più, così come non c’è più la Coggiola di quel tempo».

Sono poi intervenuti coloro che negli anni Sessanta-Settanta erano giovani coggiolesi. Wilmer Ronzani, dopo essersi soffermato su cosa fosse stata Coggiola in quegli anni, ha spiegato il valore di questa storia per immagini: “Giuliana è stata la benzina e l’Istituto il motore per dirigersi verso il futuro: quei visi danno l’idea di chi siamo stati”, sottolineando come ci sia un: «Filo rosso che lega le immagini di Giuliana, rappresentato dalla laboriosità, dalla volontà di riscatto, dall’impegno sociale e civile e dalla determinazione a non piegarsi di fronte alle difficoltà dei coggiolesi».

Per lo storico Alessandro Orsi: <<Il libro di Giuliana è una microstoria per immagini. È lo specchio di una realtà di paese colta in un momento storico di particolare effervescenza, fatta di donne e uomini impegnati nel sociale, nell’amministrazione, nelle varie attività del paese. Ci si commuove persino un po’ rivedendo persone che abbiamo frequentato, stimato, appartenenti anche al nostro passato e alla nostra formazione umana e politica. Si sente in questa raccolta di fotografie la sensibilità di Giuliana, capace di trasmettere le emozioni di quelle persone istintive e
passionali, in simbiosi con il torrente Sessera>>.

Tiziano Bozio Madè, che con Bruno Allorio e la moglie Graziella, ha contribuito alle didascalie delle foto, cui non sono state aggiunte le date perché non erano certe, si è soffermato sull’apparente contraddizione delle fotografie ferme, ma in movimento, proprio come il flusso della memoria, che per un giovane come Stefano Marabelli, nato dopo gli anni Settanta, è vissuto in modo certamente diverso. Il passato, filtrato attraverso i ricordi del nonno, visualizzati nelle fotografie di Giuliana Airoldi, restituisce un tempo “non monumentale”, che si prolunga nel presente attraverso valori che non sono del tutto scomparsi e che i giovani dovrebbero imparare a riscoprire.

L’autrice delle fotografie è intervenuta alla fine, raccontando la sua esperienza biografica, segnata da incontri straordinari come quello con Lina De Biasio: “Il Sindaco di allora, Matteo De Biasio, mi chiamò a fare le fotografie in tutte le manifestazioni, facendomi entrare in contatto con un mondo straordinario, composto da persone che mi hanno insegnato il rispetto per gli altri, dove la sera ci si ritrovava in biblioteca a chiacchierare. Nella vita io avrei voluto fare la fotografa, invece ho coniugato per trent’anni l’attività giornalistica, presso La sentinella del Canavese, con l’insegnamento, conservando tutti i miei negativi in una scatola di legno, protetti dall’umidità con il polistirolo e oggi questi archivi riscoperti mi stanno dando una grande gioia, perché, grazie alla sensibilità dell’Istituto e del suo Direttore Enrico Pagano, sto regalando una sorta di immortalità a quelle persone oggi, in cui stiamo vivendo un
periodo di forte transizione”.

Silvano Caccia ha ricordato quel decennio in cui Coggiola e Pray erano paesi con il lavoro: “Che oggi non c’è più”, in cui un Sindaco come Mimmo De Biasio portò la “modernità”. Al suo intervento ne sono seguiti altri che hanno riletto da prospettive e angolature diverse quella storia emblematica.

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