Reportage eventi

Mostra fotografica di Enrica Pastore e presentazione libro di Mario Alzati

Maggio 2018, Grignasco

La mostra Vanitas dopo Varallo, Venezia e Mortara, è finalmente arrivata a Grignasco, il paese natale della fotografa Enrica Pastore, allestita in un luogo estremamente suggestivo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ex chiesa gentilizia della famiglia Durio, familiarmente conosciuta a Grignasco come Gèsa vègia, nata ufficialmente nel 1489, legata alla realtà locale per cinquecento anni, donata dagli eredi Durio al Comune il 10 dicembre 1987. L’Assessore alla Cultura, Katia Bui, ha ringraziato Enrica, sottolineandone l’indiscutibile creatività, unita alla conoscenza delle tecniche fotografiche, ma soprattutto ha posto l’accento sul grande spirito di collaborazione e sulla disponibilità piena e totale ad offrirsi, proponendosi in modo molto discreto, quasi in punta di piedi. Il Sindaco Roberto Beatrice si è detto orgoglioso di poter ospitare la mostra di una grignaschese che è andata ben oltre i confini geografici. Tra il pubblico anche il Sindaco di Prato, Luca Manuelli e il Comandante Falchi, della stazione dei Carabinieri di Romagnano.

La ex chiesa viene utilizzata per occasioni particolari e la mostra di Enrica Pastore, scenograficamente arricchita da un’illuminazione rossa e blu, che valorizzava le immagini, scaturite dall’amore per la pittura olandese del Seicento, era perfetta. Enrica Pastore, attraverso le ventitré storie per immagini della mostra, invita ad un viaggio nel Seicento, il secolo d’oro per l’Olanda, Repubblica delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi, in cui si rivitalizzò la “natura morta”, un “genere” molto antico, risalente ai romani, testimoniato negli affreschi delle ville pompeiane, ripreso e arricchito di riflessioni filosofiche sulla caducità dell’esistenza. Il “memento mori” trae origine da una particolare usanza tipica dell’antica Roma: quando un generale rientrava nella città dopo un trionfo bellico e sfilando nelle strade raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, correva il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dalle manie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse qualcuno, alle sue spalle, gli pronunciava la frase: «Respice post te. Hominem te memento» (“Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo“).Il memento mori divenne poi popolare nella pittura cristiana della Controriforma nell’ambito della natura morta. L’esempio più tipico è quello di un teschio posizionato accanto a fiori o frutta, ma si pensi anche alla candela spenta, o al silenzio degli strumenti musicali.L’inesorabile trascorrere del tempo viene spesso rappresentato con la clessidra o l’orologio, mentre le bolle di sapone, alludono alla transitorietà della vita e  dei beni terreni, così come dipinti o manoscritti sono simboli dei piaceri vani dell’uomo.

Enrica Pastore, dopo aver studiato la pittura olandese, le composizioni, le tecniche, le luci, i colori, li ha ricreati con la fotografia, cristallizzando il tempo, riaffermando l’importanza del silenzio in una società vociante, cercando di recuperare l’essenziale, contrapposto all’effimero, per farlo ha collazionato oggetti antichi e preziosi con memorie di casa, ritessendo il filo di un pensiero che cerca di valorizzare l’unicità e l’irripetibilità di ogni persona.

Nel prezioso catalogo, che accompagna la mostra, la parola scritta ed il progetto fotografico, sono amplificati da inedite citazioni di poeti, ambasciatori, compositori olandesi del Seicento.

La mostra non si concluderà a Grignasco, ma andrà molto più lontano: tornerà in quel nord Europa dove ha le sue radici profonde.

Dopo l’inaugurazione della mostra è stato presentato il volume dello scrittore Mario Alzati: “La bella gioventù di Olonia, ambientato in quello che al tempo dell’Unità d’Italia, avrebbe dovuto essere il risultato dell’unione dei due Comuni della Valle Olona: Gorla Minore e Gorla Maggiore, un microcosmo animato da personaggi che l’autore crea e tratteggia con ironia, facendoli evadere da un facile localismo. Alzati, già insegnante ed autore di libri per la scuola, indagatore di archivi e responsabile dell’archivio di Gorla Maggiore, trova nell’inesauribile miniera dei documenti l’ispirazione per raccontare la storia attraverso la letteratura. La “saga” di Olonia è ormai giunta al quarto romanzo, dopo: “Le morose del segretario del fascio di Olonia”, ambientato negli anni Trenta nella profonda provincia lombarda con la guerra d’Etiopia sullo sfondo, che sarà presentato in Biblioteca a Borgosesia, sono seguiti:“Il notaio libertino di Olonia”, che si svolge nella primavera del 1940, quando l’Italia sta per entrare nella seconda guerra mondiale, “L’allegro Cancan della Banca di Olonia”, sviluppato tra la Cooperativa Agricola alla quale vengono affidati i risparmi, come se si trattasse di una banca e Lulù, un’affascinante ballerina di Cancan, che l’autore vorrebbe presentare in Biblioteca a Varallo. La vena dello scrittore varesino pare inesauribile ed il racconto si articola su tre piani narrativi: vecchie storie di paese, tenute insieme dall’ironia e da pennellate di fantasia, la Storia ed il tentativo di raccontare il costume, la mentalità di un’epoca, evocandoli anche attraverso l’utilizzo di un linguaggio popolare, connotato territorialmente attraverso l’uso di lombardismi.

La bella gioventù di Olonia” è un omaggio a quella generazione che ebbe la sfortuna di vivere gli anni più belli durante la tragedia della seconda guerra mondiale. Il protagonista: Amelio Sassi, “L’Amelio”, ispirato ai personaggi di Ennio Flaiano, non è certo un esempio da imitare, ma è un “tipo” di italiano molto diffuso in ogni epoca: si tratta di colui che corre sempre in soccorso del vincitore, mentre il Canavesi di Gorla, il campione della Valle Olona, che volava sulla sua bicicletta, facendo battere il cuore a tutti i varesini, vincendo anche un titolo italiano, superando Coppi e Bartali, è un personaggio che non si monta la testa per il successo.

Mario Alzati, non perde tempo: sta già lavorando al quinto romanzo, una storia ambientata negli anni del boom economico, quindi in un’epoca che consente all’autore di inserire i suoi ricordi personali.

Comunicato di Piera Mazzone

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