Reportage eventi

Presentazione volumi su “Anton Detoma” a Rima

Una biografia ed un romanzo

PRESENTATI A RIMA I DUE VOLUMI DEDICATI ALLA FIGURA DI ANTON DETOMA ARTISTA ED IMPRENDITORE DI IMPORTANZA EUROPEA

Da molti anni Anna Parish Pedeferri voleva che il bisnonno fosse ricordato come si meritava e ha concretizzato il suo sogno con la stesura di una biografia riccamente illustrata: Anton Detoma (1821–1895) da Rima a Vienna, accompagnata da un romanzo, scritto da Annalina Molteni, intitolato con un felice calembour: Il Walser dell’imperatore.

I volumi, editi dal Magazzeno Storico Verbanese, erano stati presentati per la prima volta sabato 17 marzo nella prestigiosa sede di Villa Della Porta Bozzolo, a Casalzuigno, sontuosa residenza dei discendenti di Camillo Bozzolo e Anton Detoma, che dal 1989 gli eredi hanno donato al FAI.

Il 17 agosto sono stati portati in Valsesia: nella chiesa parrocchiale di Rima il vescovo di Novara, Monsignor Franco Giulio Brambilla, che da quarantacinque anni trascorre qualche giorno dell’estate nel capoluogo della Valsermenza, ha posto a confronto il saggio e il romanzo definendoli: “Due felici frammenti di memoria che si completano a vicenda e vanno ad aggiungere un tassello importante alla conoscenza della cultura Walser, studiate in modo approfondito dal Professor Enrico Rizzi e dal compianto Professor Luigi Zanzi, entrambi presenti tra gli autori del volume “Storia di Rima” pubblicato dal Walser Gruppe Rima e dalla Fondazione Monti nel 2006. Il racconto è avvincente e vi compare anche la figura di un prete Don Libero, nomenomen, il quale trasmette il segreto della formula del marmo artificiale al giovane Tugnin, perché ne ha intuitola competenza e l’abilità, e soprattutto ha individuato l’uomo che saprà utilizzarlo per sé, ma anche per aiutare i rimesi e i valsesiani, perché il bello non è mai disgiunto dal buono”.

Come premessa lo storico Roberto Fantoni ha citato la ricca bibliografia storica su Rima, avviata nel 1989 dal volume di Pier Benedetto Bertoli, cui seguirono la monografia di Corrado Mornese, pubblicata nel 1993 e i due volumi nati dalla tesi di laurea di Maria Cecilia Axerio, dalla quale emerge, fin dal Cinquecento, la presenza della famiglia De Toma, allevatori che utilizzavano gli alpeggi.

I due libri di Anna Parish e di Annalina Molteni, sono diversi e complementari, accomunati anche dalle felici scelte grafiche editoriali: nella biografia campeggiano le due foto di Anton De Toma e dell’imperatore Francesco Giuseppe, sullo sfondo di un lavoro a stuccomarmo di Antonio De Toma, immagini riprese nell’ultima di copertina de Il Walser dell’imperatore sullo sfondo del Burtheater di Vienna, mentre in copertina compare la riproduzione di un biglietto  di Klimt, appartenente all’Archivio De Toma, sullo sfondo della rielaborazione di un particolare del quadro di Klimt: “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”.

Il saggio di Anna Parish all’inizio era stato pensato come una sorta di postfazione al romanzo, ma la ricchezza del materiale raccolto ha indotto l’autrice e l’editore ad inserirlo in una pubblicazione a parte.

Il romanzo nacque dall’incontro e dall’amicizia tra Anna e Annalina, autrice con Gianna Parri del romanzo: “Due donne e una bandiera”. Anna capì subito che Annalina era la persona giusta per raccontare la storia del bisnonno: ne aveva la cultura e le capacità letterarie. Iniziò un lungo periodo di assidue frequentazioni: attraverso frequenti conversazioni Annalina conobbe la famiglia De Toma e Anton in particolare, ma fu molto importante consultare la ricca corrispondenza che Antonio De Toma intrattenne con i collaboratori di Rima e la propria famiglia tra il 1846 e il 1878, che descrive in maniera esaustiva le vicende personali e imprenditoriali di questa importante figura dell’Ottocento valsesiano.

Le lettere furono riordinate e trascritte da Anna, che parlò all’amica scrittrice anche della zia Annina, poetessa, nata a Vienna e tornata a vivere a Rima. Fu proprio Annina che fornì la chiave del romanzo, perché tutto appare filtrato attraverso i suoi ricordi, dai quali riemerge la splendida stagione del “marmo finto” e si spalanca una finestra sul mondo walser. Per Anton Vienna fu il punto di arrivo, per Annina ci fu il percorso inverso, perché scelse di tornare a Rima: le due direzioni incrociate sono l’asse portante del romanzo, che si immagina scritto alla fine degli anni Settanta, proprio negli ultimi mesi di vita di Annina,come se fosse una lettera al nonno, che nella realtà lei non conobbe mai, perché morto prima della sua nascita. Questo artificio letterario permise alla scrittrice di poter anticipare il destino di alcune delle opere più importanti di Anton, che purtroppo finirono distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.Quello tra Anton e Annina è un colloquio a distanza: sull’intero libro cala un velo di mestizia, si avverte un senso di perdita, di assenza, c’è sempre una bellezza velata dalla malinconia.

Fantoni ha osservato come il romanzo ripercorra tutta la vita di Anton De Toma, e sia scandito dalle più importanti tappe lavorative: Anton partì emigrante a undici anni per fare il suo apprendistato all’estero,come era comune ai suoi tempi, diventando poi un grandissimo impresario che operava in tutte le maggiori città d’Europa, cambiando radicalmente la sua vita, trasformandolo in uno degli uomini più ricchi d’Europa. Anton sposò Anna Maria Axerio, i primi due figli Antonio e Giovanni nacquero a Rima, mentre la figlia Caterina nacque a Vienna, dove fu fissata la residenza della famiglia, mentre la madre Maddalena resterà sempre a Rima, continuando la sua vita di contadina ed allevatrice. Anton non rinnegherà mai le proprie umili origini, elemento tipico della civiltà Walser, e mantenne sempre rapporti con tutte le altre famiglie rimesi, dando lavoro ad un gran numero di compaesani e di valsesiani, che a loro volta poi si misero in proprio, creando nuove ditte, come il cognato Pietro Axerio Piazza, che sposò Margherita.

Anton De Toma nei suoi ultimi anni tornò in Valsesia, a Varallo fece costruire lo Splendid Park Hotel, lussuoso albergo termale per “passare le acque”, ma soprattutto elegante luogo d’incontro per l’alta borghesia e la nobiltà negli anni felici della Belle Epoque.

Nel romanzo sono presenti anche personaggi “negativi” come Kuno, quasi un alter ego nero del protagonista, che rinnegala propria patria di origine: Annalina Molteni ha spiegato che questo è il classico gioco letterario dell’eroe e dell’antieroe, in cui anche il male ha una sua grandezza. L’ambiguo rapporto che legò Anton a Kuno finisce proprio nello Splendid Park Hotel. Nell’ultimo colloquio Kuno pare sfidare il suo ospite, irridendo il suo attaccamento a Rima: “E come se ti fosse stata cucita addosso la povertà di Rima” e offrendogli un fatale bicchiere di tokaj. Il libro si conclude con la scomparsa del Kaiser, preceduta due anni prima dalla morte di Anton, forse dovuta ad un avvelenamento, come si sussurrava in famiglia: “Uno spunto letterario al quale non potevo rinunciare” come precisa la scrittrice. L’ultimo capitolo è affidato ad Annina che chiude il cerchio consegnando all’editore austriaco il manoscritto in italiano.

Fantoni ha prospettato la felice idea di tradurre i due libri in tedesco e proporli a Vienna, dove certo potrebbero riscuotere molto interesse.

L’incontro si è chiuso con un intervento di Anna Parish, sapiente conduttrice di questo duplice progetto editoriale, che ha ringraziato Annalina Molteni, lo storico Roberto Fantoni, il figlio John, attore, che ha sapientemente interpretato alcune letture del romanzo, spiegando che quello che le interessava era: “Non tanto il raccontare la vita del bisnonno, ma rievocare una civiltà arcaica, perché anche in Valsesia con il cambio di secolo tutto muterà per sempre. La vicenda era un diamante grezzo che è passato attraverso le mani sapienti dell’intagliatrice, la scrittrice Annalina Molteni, la quale ha saputo renderlo meraviglioso e sfaccettato, evidenziandone il fascino cristallino, e mi ha più volte stupita per le sue felici intuizioni che puntualmente traducevano le emozioni che io stessa avevo provato salendo in alpeggio”.

Il volume è poi stato presentato il 21 agosto a Macugnaga, il 24 a Milano e presto lo sarà a Varallo, in Biblioteca, in occasione dell’intitolazione di una via ad Anton De Toma.


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