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Varallo: “Cave Spente” il libro di Giorgio Faglia

Sabato 31 agosto, nella Sala Conferenze della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo, è stato presentato il libro di Giorgio Faglia: “Cave spente”, il primo tentativo di censimento delle cave non più utilizzate del territorio di ben quattro province: Vercelli, Novara, Biella, Verbania.

Tra il numerosissimo pubblico il Vice Sindaco del Comune di Varallo, Pietro Bondetti, l’Assessore all’Istruzione, Pamela Negri, e, in rappresentanza del Consiglio di Biblioteca, il Presidente Aristide Torri e l’insegnante Mimma De Leo.

L’autore, Giorgio Faglia, che si è sempre interessato a studi di geologia e mineralogia, raccoglie “sassi” da una vita e si è incuriosito
cercando il marmo rosa di Locarno, quindi è nata l’idea di compilare delle schede sulle cave, che avrebbero potuto servire per sviluppare ulteriori studi, sia di carattere geologico che storico–artistico: “In questi due anni e mezzo ho visitato tante chiese e cimiteri per vedere le pietre che erano state utilizzate per costruire e che in genere non venivano da molto lontano, preferendo utilizzare i materiali presenti sul territorio. Il “Macchiavecchia” e il “Broccatello” sono presenti in pressoché tutte le chiese del nostro territorio. Ho ricavato preziosi indizi per ritrovare le antiche cave di materiale lapideo, rintracciabili osservando se nella montagna sia presente qualche incavo, o qualche scasso, dai quali potrebbe essere stato prelevato del materiale. Nella mia ricerca non mi sono occupato delle fornaci di calce. I graniti di Roccapietra, utilizzati per costruire la Stazione Centrale di Milano nel 1929, non hanno nulla da invidiare a quelli di Montorfano. Con la sienite Balma di Campiglia Cervo, è stata costruita la base della Statua della Libertà…e anche il basamento del monumento della piazza di Serravalle. Ci sono cave di cui oggi non si vede più nulla, come quella di Oira, dalla quale si ricavò il marmo per scolpire l’ambone dell’isola di San Giulio, e che Mariagrazia Degrandi ha utilizzato per una sua opera esposta in mostra. Il marmo di Civiasco, con il quale sono stati realizzati i gradini e i plinti dell’altare del Sacro Monte, ricorda il “venato” di Carrara”.


NELLA SALA CONFERENZE ESPOSIZIONE DI TRE BLOCCHI DEI PIU’ PREGEVOLI “MARMI” VALSESIANI E DI UN’OPERA DELLO SCULTORE IRENEO PASSERA, REALIZZATA CON I TRE MARMI VALSESIANI: “La decisione di Maria”

Lo scultore Ireneo Passera, ha esposto nella sala tre blocchi dei tre più preziosi marmi valsesiani, con accanto una sua opera, intitolata: “La decisione di Maria”, realizzata proprio utilizzando i tre marmi valsesiani.

Aristide Torri ha segnalato la presenza di una cava proprio sotto il ponte sul Mastallone, mentre Arduino Vettorello membro della Delegazione FAI della Valsesia ha ricordato che nel nostro territorio la pietra era il materiale da costruzione più utilizzato per chiese, palazzi nobili o borghesi, rappresentava la stabilità e la sicurezza, realizzando il desiderio dell’uomo di creare qualcosa che restasse per le generazioni future: “Noi siamo proprio nel cuore di una faglia di importanza mondiale: la faglia Ivrea-Verbano, ricchissima di minerali, marmi, oficalci, rocce eruttive, basalti, e il FAI recupera e valorizza anche la cultura materiale di quei nostri valligiani che sapevano trattare la pietra, e, con il loro bagaglio d’esperienza, partivano per l’estero per fare i costruttori”. Arturo Pugno ha ricordato un antico proverbio valsesiano: “I sas i gamulu mia”, che allude alla durata della pietra, che non viene attaccata dai tarli e non viene divorata dagli incendi, mentre Ilaria Selvaggio, guida escursionistica e divulgatrice scientifica, che: “Va in giro e parla di sassi”, ha trovato questo libro utilissimo ed importante, perché: “Dalla geologia nasce tutto il resto: Associazione Geoturistica Sesia Val Grande Geopark Onlus è un sito UNESCO, importante a livello mondiale”.

Il volume, per chi lo desiderasse, è disponibile in Biblioteca e presso l’Autore.

Domenica si è conclusa anche la mostra: “Armonie”, sculture di Mariagrazia Degrandi e quadri di Cate Maggia, che ha riscosso un
grande successo testimoniato dalle centinaia di firme, spesso accompagnate da giudizi lusinghieri: “Solo uno sguardo che sa andare
oltre alla banalità e all’evidenza può dare forma e significato a ciò che il marmo, o semplici oggetti quotidiani racchiudono”.

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