Reportage eventi

Varallo: doppia presentazione libraria in biblioteca

Sabato per la Biblioteca di Varallo è stata una giornata ricca di eventi.

Al mattino, in Sala Conferenze, è stato presentato l’ultimo libro di Mauro Julini: Uomini e donne per il dialogo, Negoziati, negoziatori, mediatori, definito dall’Autore: “Un testo come pretesto”, perché l’intero ricavato della vendita alimenta il “Fondo Nazionale per la cultura della mediazione”, che sostiene il progetto per la formazione dei giovani: “Invece di giudicare”.

Questo progetto a carattere nazionale, con il patrocinio dell’Unione Europea e l’apprezzamento e la viva considerazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica, si propone di costruire una rete di persone, mezzi e strumenti per la diffusione su larga scala della cultura della mediazione finalizzata alla conciliazione. Le scuole secondarie di secondo grado possono aderire al progetto annuale e/o biennale o triennale, finalizzato a diffondere la cultura della gestione pacifica dei conflitti, valorizzando la voglia di partecipare degli studenti.

Mauro Julini ha lavorato per quattro anni su questo libro, che è un “unicum” a livello europeo, perché “incontra” uomini e donne poco noti, che però lasciano il mondo un poco migliore di quello che hanno trovato, come ad esempio il finlandese Martti Ahtisaari, che è stato tra gli artefici della risoluzione del conflitto nella ex Jugoslavia. Dalle sintetiche biografie di quattordici uomini, due donne e della Comunità di Sant’Egidio, che hanno lavorato in silenzio, tessendo pazientemente la rete della conciliazione, emerge il ruolo di persone che hanno permesso di arrivare alla stesura di
trattati internazionali che hanno segnato, e talvolta cambiato la storia.

L’esigua presenza femminile è dovuta al fatto che le donne sono nettamente più vocate a stare dentro i conflitti, ad occuparsi delle persone schiacciate dai conflitti: “Le donne amano la democrazia del cuore, vanno dove c’è bisogno di loro. Nei grandi negoziati le donne sono state
pochissime, ma è stato dimostrato che quando i negoziatori sono donne l’accordo è più solido e dura di più”. La Comunità di Sant’Egidio è presente perché svolge anche un importante ruolo di mediazione: ad esempio durante i viaggi del Papa si creano occasioni di dialogo e si tessono alleanze.

La presentazione è stata interattiva: le persone tra il pubblico potevano pescare una busta che conteneva una frase, che veniva letta ad alta voce e commentata nel suo potenziale contenuto di mediazione. Ha aperto il giro di letture l’Assessore alla Cultura Alessandro Dealberto: “Non aspettare a chiedere scusa: il tempo divora le motivazioni”.

Venezia inventò la democrazia moderna, creando la figura degli ambasciatori che venivano “formati” per questo delicato compito in una scuola che all’ingresso recava la scritta: “Prima di parlare taci”. Julini ha sintetizzato il significato delle parole negoziatore, facilitatore, mediatore: “Il mediatore è il facilitatore del negoziato altrui: se la mediazione fosse un acquario, la negoziazione sarebbe l’acqua”.
Il complesso concetto del “perdono”, un processo nel cuore dell’uomo, è alla base per vivere bene e a lungo, e questo è condiviso anche dalla scienza, come ha dimostrato una recente inchiesta del Corriere della Sera, che riconosce un valore catartico al perdono. Julini ha sottolineato che grandi avversari della mediazione in Italia sono banche ed assicurazioni, invitando a riflettere sul perché. Si è poi parlato del ruolo diverso nei secoli degli ostaggi, dell’importanza del dialogo, che implica il riconoscimento dell’altro e delle “tecniche di negoziazione”, individuando il duplice
approccio: “Le società pragmatiche partono dalle soluzioni, le società ideologiche, come la nostra, dai problemi”.

Nel pomeriggio, è stato presentato il libro di Annita Guglielmina Squaratti: Pascular…buscar… stramar. Piccola storia del Comune di Camasco”, la prima storia organica del paese, che fu Comune fino al 1929 e oggi è frazione di Varallo, ma ha mantenuto intatte le sue caratteristiche storiche, architettoniche e culturali. L’Assessore Enrica Poletti ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale, ribadendo la sua soddisfazione nell’aver scoperto come Camasco sia un luogo ricco di talenti e molto attivo nella costruzione della memoria in senso propositivo, non come sterile
rievocazione. Il Presidente del Consiglio di Biblioteca, Aristide Torri, ha incentrato il suo intervento sull’importanza di costruire la storia locale in modo scientifico, cogliendo gli addentellati con la storia generale: operazione che ad Annita Guglielmina è riuscita molto bene.

L’autrice, che è stata insegnante per tanti anni, raggiunta la pensione, ha trovato il tempo per interrogarsi sulla storia del suo paese d’origine, ricostruendola attraverso i documenti, ma anche “leggendo” la storia materiale che si è sedimentata in un divenire dialettico in “monumenti”, istituzioni ed edifici: “Ho immaginato questo lavoro come un grande puzzle da completare con le varie tessere: naturalmente non ho esaurito tutto, ma credo di aver offerto una base per successivi approfondimenti”. Camasco, paese di confine, tra la Valsesia e la Riviera d’Orta, principato del vescovo
di Novara e la Valsesia, è nato da una continua migrazione nei secoli: da Alagna, da Riva, da Cervarolo, che però registra una coesione sociale altissima: “Originariamente si era creata una federazione di tre cantoni: Rolate, Corte e Camasco alla Chiesa, che raccoglieva Cavallo, poi Scolaro, e la Costa”. Annita Guglielmina ha scoperto che il primo catasto seicentesco era solo un catasto terreni: “Non c’era il catasto fabbricati, perché le abitazioni non avevano caratteristiche di durata nel tempo venendo spesso distrutte da periodici incendi”. E’ stata raccontata la complessa vicenda della “strada”, prima “barozzabile” e poi “carrozzabile”, centrale nella storia dell’Ottocento: “Camasco non ha cave di micascisto, per coprire i tetti delle case bisognava portare su le beole e per farlo serviva la strada”. Questo paese aveva anche una visione molto moderna di territorio, infatti sovvenzionò la ferrovia Novara-Varallo: “Per togliere la Valsesia dall’isolamento”.

La storia di Comune autonomo fu conclusa dal fascismo nel 1929 con la
“fusione” con Varallo, che per un certo periodo riconobbe ad ogni frazione di avere un rappresentante nel Consiglio Comunale.

La presentazione è stata arricchita da alcune letture fatte da signore camaschesi che indossavano il costume tradizionale.
Il libro è valorizzato dalle illustrazioni di Giuliana Guglielmina Ratti, che nel portico del Cortile d’Onore della Biblioteca esponeva una mostra di oli e di disegni, che si è conclusa domenica 29 settembre ed è stata visitata da
centinaia di persone, come attesta il Quaderno delle Firme nel quale sono state annotate frasi di stima e di apprezzamento per quest’arte fresca e rigorosa, che da un lato ricorda quella dei viaggiatori inglesi dell’Ottocento, che nei loro taccuini disegnavano ciò che si presentava davanti ai loro occhi, mentre negli oli, rappresentanti alberi e paesaggi, trova compimento.

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