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Vercelli: al via il ciclo di conferenze dell’Ass. Italiana di Cultura Classica

L’Associazione Italiana di Cultura Classica, Delegazione di Vercelli, presieduta dalla Professoressa Maria Pia Saviolo Magrassi, lunedì 30 settembre ha avviato il ciclo annuale di conferenze con l’intervento del Professor Massimo Cavino, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università del Piemonte Orientale.

La conferenza era intitolata “Rari nantes: migrazioni e fondazioni tra storia e mitologia”.

“Rari nantes in gurgite vasto” è un’espressione virgiliana divenuta ormai proverbiale: “Pochi nuotatori galleggiano nel vasto mare”. È il quadro che Virgilio presenta nella descrizione del naufragio arrecato alla flotta troiana di Enea dalla dea Giunone, in cui alcuni dei suoi compagni si ritrovano in mare, soli e dispersi tra le onde e il fasciame divelto di navi ormai affondate. Un’immagine che noi purtroppo conosciamo bene per i frequenti naufragi di barconi carichi di migranti.

La conferenza è stata ispirata al Professor Cavino dal primo Decreto Sicurezza, nel quale alcuni soggetti politici avvertivano la necessità di difendere l’italianità rispetto ai nuovi migranti, distinti in migranti economici e migranti che sfuggivano ad una guerra, per i quali la Costituzione stabilisce il diritto d’asilo.

Enea era un migrante in cerca di una nuova patria, una guida per i suoi compagni che era preoccupato della loro sorte. Lo attendeva un destino straordinario: fondare Roma. Nella Novella 47 di Giustiniano (537 d.C.) Enea è il fondatore cui l’imperatore rimanda, è il “pio Enea”, è la guida
che accomuna il carattere guerriero con quello di guida spirituale, è protetto dagli dei: è l’eroe migliore che si poteva trovare per costruire la propaganda imperiale, e la sua discendenza va nella stessa direzione. Cavino citando Romolo e Remo, figli di Marte e di una vergine, ha fatto notare come la protezione divina non basti e ci voglia anche la virtù degli uomini: “Il divino lascia all’umano un margine di libero arbitrio”. Elemento fondamentale della propaganda romana era l’idea di portare ordine, in virtù di un disegno divino superiore, così prevaleva colui che aveva la forza di proteggere le mura della città anche andando oltre il sentimento che nutriva per il fratello:
Roma era al di sopra di tutto.

Il 19 settembre di quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa: Cavino si è chiesto in quale misura il potere politico possa intervenire per costruire una memoria unita e condivisa, quasi avvertisse la necessità di legittimare il potere politico con l’indicazione di nobili origini.

Il 25 maggio, anniversario dell’esecuzione del comandante Pilecki, eroe di Auschwitz, viene istituita la “Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo”, considerando che: “Fin dall’inizio, l’integrazione europea è stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all’Olocausto e all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici dell’Europa centrale e orientale….”, mentre in realtà il processo di integrazione europea serviva per costruire un grande mercato come spazio economico per il benessere degli europei. Oggi, che il processo di integrazione è in grande crisi, il Parlamento Europeo si inventa un mito fondativo.

Le letture dell’attore vercellese Roberto Sbaratto, di passi tratti dallo storico romano Livio, hanno offerto l’opportunità di avvicinarsi alle fonti. Il relatore davvero ha saputo fornire molti spunti sui quali riflettere, come ha concluso la professoressa Saviolo Magrassi, chiudendo l’incontro.

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