Reportage eventi

Vercelli: un incontro per ricordare Sergio Marchionne

Giovedì 7 marzo presso la Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, Luca Avenati, direttore di TG Vercelli, quotidiano online della provincia di Vercelli, ha aperto l’incontro presentando i due ospiti della serata dedicata a Sergio Marchionne: Luca Ponzi, giornalista, oggi caporedattore di RAI Calabria, autore del volume: “Sergio Marchionne. La storia del manager che ha salvato la Fiat e conquistato Chrysler” e Gigi Moncalvo, giornalista e scrittore, autore di molti libri dedicati alla dinastia Agnelli.

 



Moncalvo ha ricordato che la biografia di un personaggio rivoluzionario come fu Sergio Marchionne, scomparso nove mesi fa, si può scrivere in vari modi, ma Luca Ponzi ha scelto quello più diretto ed accattivante, avendo avuto l’onore di conoscere il manager italo-canadese dietro le quinte delle conferenze stampa e avendo avuto modo di colloquiare con lui: “Il libro, scritto in uno stile simpatico ed agevole, ricostruisce la personalità e le vicende che videro Marchionne come protagonista”.

Le domande erano dirette e concise per dar modo all’autore di raccontare le vicende.

“Come fece Marchionne a “tirare il pacco” a General Motors, la prima casa automobilistica del mondo, inducendola a pagare una cifra esorbitante per rinunciare al diritto d’acquisto sull’80% della Fiat?”

: Ponzi, dopo aver premesso che il libro non è un’agiografia, infatti si parla anche del Marchionne che non credeva all’auto elettrica, di quello che litiga con FIOM e Confindustria, ha spiegato che Sergio Marchionne si trovò alla guida di un’azienda che andava male, tecnicamente fallita, con modelli vecchi, che stava perdendo dei soldi, e dichiarò tutto questo a chi avrebbe dovuto comprarla. Sergio Marchionne avrebbe potuto passare alla storia come colui che liquidò cento anni di storia italiana vendendo la Fiat, invece riuscì a farsi pagare dagli americani, realizzando un miliardo e mezzo di dollari, denaro fresco con il quale tappò i buchi, tacitò le banche, investì sui nuovi prodotti.

Lo stipendio di Marchionne era di sei milioni di euro all’anno, ma lui spiegava che era proporzionato alle responsabilità che si era assunto. La sua “divisa”, il maglioncino nero, lo faceva sembrare un marziano in un mondo di grisaglie e completi scuri, ma in realtà era un modo per farsi riconoscere.

“Oggi anche il concessionario è un salotto in cui si entra da ospiti”. Ponzi ha poi risposto alla domanda relativa alla Chrysler che fu “regalata” da Obama a Marchionne: “Fiat aveva motori molto buoni, che consumavano meno rispetto a quelli americani”.

Sergio Marchionne era sicuramente spietato, ma ebbe molto coraggio nell’investire sui giovani manager. Dotato di una solida cultura calvinista, la sua forza era quella di avere il “padrone” dalla sua parte, purtroppo morì senza avere la soddisfazione di vedere vincere la Ferrari. L’ultima uscita pubblica di Marchionne fu il 26 giugno a Roma in occasione della consegna di una Jeep al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, in cui intervenne, lesse dieci righe e se ne andò, pensando davvero che sarebbe tornato, poi scomparve letteralmente per un mese. La sua morte fu annunciata il 25 luglio. Tutti sapevano che era malato, che fumava troppo, ma il silenzio era necessario, si sarebbe creato uno sconquasso in borsa e un vuoto in azienda. Di fatto la sostituzione del Presidente venne fatta quattro giorni prima dell’annuncio della sua morte: “Elkann annunciò: Sergio non tornerà più”. La compagna di Marchionne, Emanuela Battezzato, lavora all’ufficio stampa della Fiat, ma non lasciò trapelare nulla, se non l’intenzione di Marchionne di tornare a una vita più normale delle venti ore al giorno di lavoro con novanta sigarette fumate.

Gigi Moncalvo ha osservato che oggi nella Fondazione Agnelli al posto di Marchionne siede Valeria Fedeli l’ex
ministro della Pubblica Istruzione.
Ponzi, dopo aver ricordato che questa di Vercelli è la trentesima presentazione, ha sottolineato che a nove mesi dalla morte già non si parla più di Marchionne

 “E’ una figura manageriale troppo in fretta dimenticata, ma sarebbe necessario raccoglierne e pubblicarne i discorsi, perché non diceva mai cose banali: senza di lui la Fiat non ci sarebbe più”.

Pomigliano D’Arco era uno stabilimento che cadeva a pezzi: oggi è tra i migliori del Gruppo FCA e lì costruiranno la nuova Alfa Romeo Tonale. Il Successore di Marchionne, Manley, ha pochi rapporti con l’Italia e con il governo italiano, e quindi è stato chiesto: “Cosa succederà?”: “Così com’è FCA da sola avanti non va: l’asticella dei sei milioni di auto vendute si è fermata a 4,8: questo è un segnale, adesso si dovrà decidere se si sarà preda o cacciatore. Marchionne con la sua laurea in filosofia aveva un approccio diretto ai problemi dei quali sapeva trovare soluzioni che altri non avevano neppure intravisto. Amava l’inglese perché è più diretta come lingua, ha meno vocaboli, meno costruzioni e convinse a parlare inglese tutta l’Azienda, ma soprattutto aveva una visione etica del futuro”.

Al termine è intervenuto Gian Mario Borello, Sindaco di Balocco – dove Marchionne si recava spesso e dove tenne il suo penultimo discorso pubblico, il 1 giugno, quello in cui annunciò l’azzeramento di tutti i debiti – ricordando che FCA pagò tutti i costi della strada intitolata a Umberto Agnelli e consentì l’uso della eli-superficie per l’atterraggio di elicotteri di soccorso: “Dopo la sua morte avremmo voluto intitolare a lui la Sala Consigliare”, ma Emanuela Battezzato ha fatto sapere che lui non lo avrebbe gradito: “Ha dato tanta vita ai giorni, non giorni alla vita”.

Commenta

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker