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Romagnano Sesia: premiazione concorso ideato da La nosta Gent

Presentati anche i restauri a due quadri

Domenica 1 dicembre, alle 17, a Romagnano, alla presenza del Sindaco Alessandro Carini e dell’Assessore alla Cultura Gilberto Agarla, Marisa Brugo, Presidente della Fondazione “La Nosta Gent” ha presentato gli interventi eseguiti su due quadri di Giuseppe Antonio Pianca, esposti in Sala Consiliare, finanziati dalla Fondazione.

I due quadri furono restaurati circa vent’anni fa da Claudio Valazza, restauratore di Boca: l’intervento attuale di ritensionamento delle tele e
di pulitura “per recuperare appieno le qualità tecniche ed espressive dell’artista”, è stato realizzato dal Laboratorio varallese De Dominici Restauri. La riverniciatura satinata ha conferito maggiore brillantezza e chiarezza di lettura, in contrasto con l’opacità iniziale.

Virginia Comoletti, Storico dell’Arte, Perito Antiquario, ha reso note le ricerche sui due quadri romagnanesi del Pianca in una pubblicazione, anch’essa finanziata dalla Fondazione “La nosta Gent”: “Giuseppe Antonio Pianca a Romagnano Sesia”. Specializzata nell’arte degli Old Masters, la Comoletti venerdì 18 ottobre, ad una conviviale del Rotary Club Valsesia, aveva tenuto una conferenza intitolata: Dal mercato mondiale del Bello alle preziose collezioni private: Giuseppe Antonio Pianca, il pittore valsesiano ritrovato.

In quell’occasione, attraverso un’indagine diagnostica serrata e confronti con opere dell’artista coeve e documentate, riattribuì al Pianca un “San Francesco in preghiera” (soggetto all’epoca molto richiesto dalla committenza) dalle ragguardevoli dimensioni, rinvenuto in collezione privata valsesiana, che possiede un prestigioso pendant in collezione Cavallini-Sgarbi, che era considerato anonimo. Le due tele romagnanesi del Pianca erano conosciute, ma un po’ dimenticate, anche per la loro collocazione nella parte alta della sala consiliare che non consentiva di vederle al meglio. Virginia Comoletti, dopo aver tratteggiato la vita del Pianca, nato ad Agnona nel 1703, che ebbe modo di studiare le opere dei grandi maestri secenteschi attivi in Valsesia, senza tralasciare di aprirsi agli stimoli e alle influenze dei suoi contemporanei aggiornati sulle moderne tendenze rococò, ha presentato i due quadri romagnanesi: “Il recupero presso il Comune di Romagnano Sesia di una opera giovanile di
Giuseppe Antonio Pianca, il bel pendant con San Giuseppe col Bambino e L’educazione della Vergine, che veste oggi l’abito della domenica, grazie ad una preziosa pulitura, giunge a documentarci proprio questo: il “peso” di un giovanissimo artista alle prime armi disposto a sacrificare tutto pur di esprimere il suo amore per la vita, la dignità dell’uomo e la passione per il suo mestiere”: commentandoli puntualmente, con riferimenti stilistici e bibliografici appropriati, che hanno consentito al numeroso pubblico presente di apprezzarli maggiormente attraverso l’inquadramento nella vasta produzione artistica del Pianca e dal confronto con opere analoghe di altri artisti a lui vicini.

La vivace descrizione ha contribuito a far cogliere la “familiarità” delle due scelte iconografiche del Pianca: San Giuseppe in funzione “nutritiva”, Nutritio Domini, mentre Sant’Anna che istruisce Maria era un tema suggerito dalla Controriforma che ci teneva a ribadire l’importanza di una educazione religiosa rigorosa.

All’applaudito intervento ha fatto seguito una tavola rotonda tra i membri della Giuria dell’annuale Concorso bandito dalla Fondazione: “La nosta Gent”: Piera Mazzone e Claudio Sagliaschi (lo storico Alessandro Orsi era assente per impegni precedentemente assunti) sulle intitolazioni di lapidi e strade valsesiane, condotta da Lorenzo Del Boca, che ha fatto notare come la storia sia scritta dai vincitori, ricordando come il nome di Mosè, quando fu scoperta la sua origine ebraica, fu cancellato ovunque. Ai due storici è stato chiesto se concordassero sul binomio toponomastica/potere, invitandoli ad esprimere le loro  considerazioni.

Claudio Sagliaschi ha brevemente descritto gli otto lavori pervenuti: Silvia Chersich, che ha presentato un lavoro molto articolato, dettagliato e organizzato per categorie, Samuel Cimma che si è occupato del pittore Tarquinio Grassi, Nicola Brugo, romagnanese e Carlo Ottone pratese, hanno rivolto l’attenzione a Frà Dolcino, mentre Edoardo Brugo, partendo dalla Piazzetta Pinet Turlo di Grignasco, ha fatto un ampio excursus sul personaggio, Gianni Martinetti, cavallirese, nel suo lavoro dedicato allo scultore Sertorio, ha anticipato la sua prossima pubblicazione.

Al termine Marisa Brugo ha annunciato il nome della vincitrice del concorso: l’architetto Magda Omodei Zorini, vedova del compianto storico romagnanese Carlo Brugo, che ha presentato un lavoro su Giacomo Grai, che la Giuria ha giudicato completo, esaustivo, inedito ed originale.

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