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Trivero: visita alle opere del Mainoldo con Casimiro Debiaggi

Sabato 4 settembre a Trivero Matrice, nella chiesa parrocchiale, dopo i saluti di Marcello Vaudano, Presidente del DocBi, e della Presidente della Società Valsesiana di Cultura, Donata Minonzio, Giovanni Vachino, fondatore del DocBi e Presidente Onorario, ha ricordato il progetto: “Muovere. Museo virtuale delle opere restaurate”, di cui la pubblicazione dedicata allo scultore Mainoldo: Giovanni Pompeo Mainoldo. Scultore da riscoprire, costituisce l’avvio
della seconda parte, quella dedicata alla promozione del patrimonio culturale del territorio biellese. La Madonna del Carmine di Trivero, opera del Mainoldo, è stata assunta come simbolo del progetto” spiega l’architetto Vachino: “Perché il Mainoldo è uno scultore di particolare valore che pochi conoscono, esattamente come avviene riguardo al patrimonio artistico e culturale del Biellese: di pregio, ma sconosciuto ai più”.

Casimiro Debiaggi, con la consueta competenza e vivacità, ha tratteggiato la figura del Mainoldo, “scultore perso nella polvere di stelle dell’arte valsesiana”, nato a Varallo nel 1662, morto chissà quando e chissà dove, attorno al 1735-36, che ha lasciato opere di scultura immortali, molte delle quali purtroppo erano e sono tuttora quasi irriconoscibili, perché
oggetto di interventi di restauro maldestri e pesanti, che le avevano “impiastrate” spegnendone la grazia e la scioltezza dei panneggi, la delicatezza degli incarnati di figure che poggiano su pietre e rocce scheggiate – forse un ricordo dell’attività di famiglia, poiché il padre dal comasco era venuto in valle al servizio dei D’Adda per occuparsi delle miniere – o trovano una base su “nuvolette a cirri accavallati e arricciolati tra testine di angioletti”, per le quali Debiaggi ha ipotizzato un ricordo del Maestro del suo “apprendistato” al Sacro Monte, negli anni in cui si stava raffigurando il Paradiso sulla volta della cupola della basilica.

La statua della Madonna del Carmine di Trivero rappresenta un capolavoro assoluto per la scioltezza, l’eleganza e la raffinatezza dei dettagli, che il mirabile restauro, della compianta Cristina Rapa, ha restituito nella loro interezza. Il Professor Debiaggi ha solo rimpianto l’altare originale che avrebbe consentito di ammirare l’opera nella sua cornice originaria: “Resta un capolavoro, ma non è al suo posto”.

Ad accogliere il nutrito gruppo a Coggiola, in frazione Villa, c’erano il fabbricere Carlo Penna e il Vice Sindaco Pierangela Bora Barchietto: nell’oratorio di San Rocco, sull’altare principale, poggia la statua del Santo, scolpita dal Mainoldo, purtroppo ridipinta pesantemente, perdendo i colori originari, certo più leggeri, vivaci, briosi. Debiaggi ha ricordato il San Rocco del vicino Santuario della Novareia, sempre del Mainoldo, che invece ha mantenuto i colori
originali, per mettere in luce ancora una volta l’assoluta originalità dello scultore che, pur rappresentando lo stesso soggetto, non lo replica mai. Debiaggi si è augurato quindi che la sola lettura dell’opera scolpita di Villa, mancante del suo intero splendore, sia un incentivo per un restauro che valorizzi maggiormente il gruppo statuario. Le visite “mainoldesche” si sono concluse a Crevacuore nella chiesa parrocchiale, accolti da Don Alberto Albertazzi, per
ammirare una Madonna del Carmine, inserita in una splendida cornice di candidi stucchi realizzati dagli Zaninetti di Breia, che composero un altare complesso, maestoso, creato scenograficamente per accentrare l’attenzione sulla Vergine con il Bambino: “Una delle prime opere del Mainoldo”.

“Ammirando queste figure svolazzanti, investite da un vento, da un turbinìo, che crea un movimento tale che si dimentica il materiale di cui sono fatte, viene da pensare che la sua maestria fosse tale che forse lo si potrebbe definire lo scultore piemontese più geniale, quello che lavora con maggiore libertà e fantasia” Debiaggi ha poi aggiunto: “Gli si potrebbe accostare, in ambito ligure, la scuola del Maragliano”. La “Mainoldite” si sta manifestando con segnalazioni plurime di opere che potrebbero essere attribuite a questo straordinario artista barocco, originale e completo, del quale speriamo che Casimiro Debiaggi arricchisca il catalogo.

Piera  Mazzone

 

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