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Valduggia: terminata la personale di Dino Damiani presso il Museo delle campane

E’ durata solo un fine settimana la mostra personale delle opere dello scultore Dino Damiani, allestita all’interno del Museo Antica Fonderia di Campane Achille Mazzola a Valduggia, che ha richiamato un gran numero di visitatori, interessati e affascinati da questa antologica in cui sono state esposte opere rappresentative dei vari periodi: dalle bagnanti ai musicisti, alle misteriose donne, al bisonte futurista, al guerriero.

Dino che scolpisce da più di mezzo secolo, ha scelto buoni maestri: a Varallo Arturo Farinone e Lino Tosi e poi Peppino Sacchi ad Auzate, ma la sua formazione è stata completata attraverso la partecipazione a simposi, estemporanee di scultura in Italia e all’estero, che sono servite per confrontarsi con altri scultori, scambiare esperienze e conoscenze. Oggi lui stesso è un Maestro e accoglie degli allievi nell’atelier di scultura a Carola, frazione di Grignasco, dove con “semplici gesti” dà forma e sostanza a materiali come il legno o la terracotta. Il semplice è qualcosa che parrebbe non difficile da raggiungere, ma che invece va conquistato, abbandonando gli orpelli. Una persona semplice è sobria, vive in maniera frugale, senza troppe pretese: la semplicità è una virtù.

Il titolo del nuovo catalogo presentato: “Semplici gesti”, nasce da una scultura in legno di cirmolo, alta circa un metro e venti, realizzata nel 2021 con la quale Dino ha vinto l’Ex tempore di scultura su legno 2021, iniziativa artistica promossa a Belluno e giunta alla trentacinquesima edizione. Le mani sono le indiscusse protagoniste di questo libro, realizzate in anni che vanno dal 1997 al 2021, con essenze arboree differenti: tiglio, noce, cirmolo, bosso. Mani femminili, maschili, idealizzate, veristiche, colme di fatica e di anni, mani giunte in preghiera, alzate verso il cielo nella felicità di un momento, bianche e delicate, che volano leggere su una tastiera, mani che con generosità distribuiscono doni, mani che salutano tremanti dal vetro di un finestrino di un treno che parte, mani allungate in ombra verso sera.

La scelta di ambientare la mostra nel Museo antica Fonderia di Campane Achille Mazzola, non è stata casuale: è un luogo dove il lavoro manuale era importante, ma si doveva coniugare con l’intelligenza e con il cuore. Il Museo traduce un’emozione in un viaggio nel tempo che conduce molto lontano, fino agli inizi del Quattrocento, quando in questo paese nacque una proto-fonderia, fondata dalla famiglia Mazzola, originaria di Soriso, giunta a Valduggia per sfruttare l’ampia disponibilità di legno e soprattutto di argilla, entrambi elementi fondamentali per costruire gli stampi delle campane. Nel 2003, dopo seicento anni esatti, i Mazzola chiusero la storica attività di fonditori di campane. Carlo Barlassina e la moglie Gisella Fantini, persone sensibili e attente nel cogliere l’evoluzione della storia, dopo aver acquistato l’immobile, nella fonderia hanno realizzato un museo interattivo. L’apertura straordinaria del Museo con una simulazione dell’attività, nel 2013, in occasione delle Giornate di Primavera del FAI, richiamò più di milleduecento visitatori: oggi questo luogo è candidato per il FAI ai “Luoghi del cuore”: si può votarlo firmando i moduli disponibili presso il Museo di Valduggia, o in Biblioteca a Varallo.

 

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