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Varallo: l’editoria Valsesiana si arricchisce di due nuove pubblicazioni

Sabato 7 dicembre in Biblioteca a Varallo sono state presentate due nuove pubblicazioni “valsesiane”.

Al mattino è stata presentata l’ultima guida didattica dedicata al puncetto: per imparare a realizzare “Il circolare”.

L’autrice: Anna Axerio, Maestra puncettaia, non era presente perché vive in Spagna, a Gijòn, ha completato la sua serie di volumi “tecnici” sul puncetto valsesiano: Manuale di Base, Le Stelle, Le puntine, Gli angoli, sempre pubblicati dal Centro Libri di Varallo.

I volumi sono nati da anni di esperienza racchiusi in un prezioso ed unico campionario, donato alla Biblioteca Civica nel 2018, costituito da oltre novecento disegni di puncetto, ognuno dei quali accompagnato dal rispettivo campione in filo, custodito in dodici raccoglitori suddivisi secondo le categorie: angoli, circolare, puntine, stelle miste, stelle verticali, stelle diagonali, cui si aggiunge un tredicesimo raccoglitore contenente le riproduzioni in fotocopia di tutti i centrini realizzati in vent’anni di lavoro.

Nella sala conferenze della Biblioteca, oltre alla raccolta dei campionari di Anna Axerio, sono presenti preziose testimonianze di puncetto: dal costume da lavoro, donato dalla Signora Erba, nel costume da bambina, donato da Mariarosa Milanini, ai camicini per neonati, donati da Mirella Morre, alla bambola Ivonne, donata da Manuela Longhini, fino alla tovaglietta che arricchisce il tavolo dei relatori, donata dalla sorelle Della Vedova, come ricordo della zia Elda.

A questi oggetti preziosi si accostano le testimonianze bibliografiche, i molti libri che parlano di puncetto, raccolti nella sezione locale della Biblioteca. “Federico Tonetti nel suo Dizionario del dialetto valsesiano, raccolse parole che si sarebbero perse, le Maestre puncettaie come Anna Axerio, hanno raccolto una cultura del fare che fa parte della tradizione valsesiana: sono due operazioni di salvataggio della memoria egualmente degne di considerazione e di attenzione¨ così si è espresso il Presidente del Consiglio di Biblioteca, Aristide Torri, dando la parola a Ornella Marchi, Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso, che con un apposito Comitato, costituito dalla Maestra Paola Scarrone e da Giorgio Bozzo, fa parte di un coordinamento nazionale che dal 2016 lavora per il riconoscimento del merletto italiano come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO.

Nel 2012 si approntò un progetto per il puncetto valsesiano, ma l’ambito locale era troppo ristretto e quindi si decise di fare una richiesta nazionale, raggruppando venticinque Comunità italiane, sostenuta anche dal Ministero per le attività Culturali, che ormai è in dirittura d’arrivo: la prossima riunione si svolgerà il 18 dicembre a Roma, presso il Ministero.

Attilio Ferla, Assessore dell’Unione dei Comuni Montani, ha sottolineato l’appoggio dell’ente rappresentato per ottenere questo importante e doveroso riconoscimento. Ornella Marchi ha sottolineato che non si tratta solo di manufatti da conservare, ma di tramandare la manualità e la pratica, che costituiscono il “patrimonio dell’umanità”.

Il puncetto grazie alle numerose scuole che sono sorte sul territorio, da Fobello a Romagnano, per la maggior parte ospitate in strutture pubbliche, poiché gli enti locali hanno percepito l’importanza di questi incontri, garantiscono la continuità nel tramandare questo antico sapere. Dal pubblico presente è giunta la proposta di istituire in Valsesia una: Giornata del Puncetto, in cui ognuno dovrebbe indossare o esporre qualcosa di realizzato al puncetto.

Nel pomeriggio è stato presentato il volume: “Cornelia Ferraris (1909 – 1983). La vita e le opere di un’artista senza confini a Rimella e nel mondo, fortemente voluto dal Centro Studi Walser di Rimella per far conoscere l’attività artistica di una donna che negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso aveva assiduamente frequentato Rimella lasciando in numerosi disegni e in un inedito manoscritto testimonianze delle tradizioni, degli usi, dei costumi e della gente di quel paese.

Erano presenti il Presidente del Centro Studi Walser, Mario Remogna: “Gli occhi sono l’elemento che identifica di più l’artista. Non sono mai ritratti di circostanza o di maniera, ma attraverso lo sguardo si cerca di penetrare l’animo, capendo la vita quotidiana nelle frazioni di Rimellae il Vice Presidente, Pier Giorgio Vasina: “Cornelia ci ha lasciato il ritratto di una civiltà agro-silvo-pastorale. Era una donna in anticipo sui tempi”, Gianni Bonaccio ha ricordato l’antropologo Paolo Sibilla, che fu una presenza costante a Rimella per alcuni anni e scrisse due opere fondamentali: Una comunità walser delle Alpi e Cultura e vita quotidiana nelle testimonianze del contadino valsesiano G.B. Filippa. E’ stato ricordato Carlo Buccelloni, che con Mario Remogna fece nascere la prestigiosa rivista Remmallju, che è arrivata al trentesimo numero e continua le sue uscite. La presenza di Sergio Ferrari, Vice Sindaco di Casalino, il paese d’origine dell’artista, accompagnato dal Consigliere Comunale Giuseppe Andreotti, e dai parenti di Cornelia Ferraris, ha dato spessore affettuoso all’artista, che è diventata un vero e proprio trait d’union tra le due comunità.

Ai ricordi artistici si sono intercalati quelli personali costruendo una rete di affetti.

Italo Bignoli, Vice Sindaco di Rimella, ha espresso l’apprezzamento dell’Amministrazione, al quale si sono uniti l’Assessore alla Cultura del Comune di Varallo, Alessandro Dealberto e Aristide Torri, Presidente del Consiglio di Biblioteca.

Ornella Maglione, che a Rimella ha curato l’allestimento del Museo Filippa, del Museo dedicato a Cornelia Ferraris e del Museo Multimediale, attraverso le sue esaustive ricerche, è riuscita a ricostruire il catalogo delle oltre quattrocentocinquanta opere di Cornelia Ferraris, molte delle quali sono in collezioni private.

Nel sottotitolo Cornelia Ferraris è definita: “Artista senza confini”, perché davvero non ne ebbe nell’arte, avendo sperimentato le tecniche artistiche più disparate, ma neppure nella vita, avendo viaggiato e vissuto in molti luoghi: “Rimella fu fondamentale per Cornelia: visse nella bella casa alla frazione Sella e descrisse le persone ed una civiltà connotata dai diversi “riti di passaggio”. Con il parroco Don Buratti, Cornelia Ferraris aveva ideato una storia di Rimella, che lei avrebbe illustrato, ma il progetto non si concretizzò e quindi negli anni Settanta stese alcune: “Memorie rimellesi”, che costituiscono una testimonianza etnografica importante e sono state pubblicate da Paola Borla, corredate da note e da un ricco apparato iconografico a commento del testo. Le Memorie si leggono come un romanzo per lo stile giocoso, mai malevolo, che sapeva cogliere l’attimo, le trascrizioni linguistiche sono approssimative, perché allora il rimellese non era ancora stato codificato a livello di scrittura e quindi lei trascriveva così come udiva pronunciare.
Cornelia Ferraris, durante la sua carriera espose in varie mostre che furono molto apprezzate: negli anni rimellesi prediligeva il paesaggio antropizzato rispetto a quello selvaggio, ma soprattutto “aprì delle finestre” su un mondo che altrimenti oggi non sarebbe più conosciuto.
Come è già stato ribadito in altre occasioni Rimella è davvero un paese molto amato e molto studiato, e che merita di esserlo.

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