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Vercelli 25 settembre: conferenza “Lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina”. Laura Bosio e Dante

L’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Vercelli e la Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare propongono, sabato 25 settembre alle ore 10,30 presso la Sala del Trono del Palazzo Arcivescovile di Vercelli la conferenza LO DOLCE PIANO CHE DA VERCELLI A MARCABÒ DICHINA, Laura Bosio e Dante.

La conferenza sarà il primo di una serie di eventi organizzati nell’ambito della rassegna LO DOLCE PIANO CHE DA VERCELLI A MARCABÒ DICHINA. Dante, musica e narrazioni dall’Ufficio Beni Culturali diretto dall’arch. Daniele De Luca coadiuvato dall’ing. Fabrizio Tabacchi.

Il 25 settembre sarà l’occasione per il lancio ufficiale di un ambizioso percorso in tre tappe che celebrerà Dante e Vercelli a 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

Vercelli, citata da Dante nel XXVIII canto dell’Inferno come limite della pianura padana, sarà teatro di appuntamenti legati alle cantiche di Inferno, Purgatorio e Paradiso, declinati insieme a importanti protagonisti del panorama letterario e musicale internazionale. I nomi di questi importanti artisti saranno svelati solo il 25 settembre con la conferenza inaugurale di Laura Bosio nella splendida cornice della sala di rappresentanza degli Arcivescovi di Vercelli.

Laura Bosio, vercellese, è una scrittrice riconosciuta a livello nazionale. Vincitrice di numerosi premi letterari per le sue opere, ha esordito con il romanzo I dimenticati nel 1997. Il suo ultimo lavoro, Erba matta, è del 2021, edito da Aboca Edizioni. Alla scrittrice, oltre che ad alcuni ospiti della cultura vercellese, l’onore e il compito di dare inizio alle celebrazioni dantesche curate dall’Arcidiocesi che avrà inoltre, tra i protagonisti, anche l’artista vercellese Antonio Toma, che sarà presente con una selezione di sue opere esposte in sala, e che traghetteranno il pubblico durante questo percorso tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Per partecipare alla conferenza è necessario essere in possesso di green pass.
L’entrata è gratuita ma la prenotazione obbligatoria entro il 24 settembre chiamando lo 016151650 o scrivendo una mail a info@tesorodelduomovc.it .

L’evento è inserito nel programma delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Ministero della Cultura.

Per chi volesse inoltre approfondire il rapporto tra Dante e Vercelli l’Ufficio Beni Culturali
dell’Arcidiocesi e la Fondazione propongono per sabato 2 ottobre, alle ore 10, una speciale visita al patrimonio della Biblioteca Diocesana e Agnesiana, alla Biblioteca Capitolare e al Museo del Tesoro del Duomo.

Per partecipare alla visita Dante a Vercelli, le Divine e le virtù tra l’Agnesiana e il Tesoro del Duomo, a pagamento, e per informazioni e prenotazioni obbligatorie entro il 30 settembre: 016151650info@tesorodelduomovc.it


Laura Bosio

Laura Bosio è nata a Vercelli e vive a Milano. Ha pubblicato, tra l’ltro: I dimenticati (Feltrinelli, 1993; Premio Bagutta Opera prima), Annunciazione (Mondadori, 1997; nuova ed. Longanesi, 2008- Premio europeo Moravia), Le notti sembravano di luna (Longanesi, 2011), D’amore e di ragione (Laterza, 2014), Per seguire la mia stella (con Bruno Nacci, Guanda, 2017), La casa degli uccelli (con Bruno Nacci, Guanda, 2020), Erba matta (Aboca Edizioni, 2021). Dal 2015 è responsabile della Scuola di italiano per migranti Penny Wirton Milano. Su questa esperienza ha scritto Una scuola senza muri (Enrico Damiani Editore, 2019). Le stagioni dell’acqua (nuova edizione Guanda 2021) è stato finalista al Premio Strega 2007.
 
Antonio Toma

Antonio Toma nasce a Torino il  04/11/1986 e consegue il Diploma d’arte applicata  al disegno di architettura e arredamento presso il Liceo Artistico “Felice Casorati” (NO), arricchendo in seguito le sue competenze sia grazie a corsi e seminari  a Roma sia attraverso esperienze formative all’estero . Fin da giovanissimo “utilizza materiali più vari per costruire sculture interroganti, al confine tra pensiero e verità, fra emozione e disorientamento. La sua collocazione è tutta interna alla contemporaneità in un continuo nomadismo del pensiero che sollecita ed offre nuovi e più sapienti approdi . (P.Bonanno)

Il corpo è la sua principale fonte di ispirazione e rappresenta l’ambito privilegiato della sua
sperimentazione artistica. Muscoli, volti, occhi : tutto ció che irradia energia ed è in grado  di
propagarsi da corpo a corpo diventa occasione privilegiata per una riflessione approfondita. Nelle sue opere, che siano sculture, pitture  o installazioni , spesso realizzate con materiali di recupero, elementi naturali o scarti di produzione industriale, l’artista scava fino ad arrivare al cuore della materia, la graffia, la accarezza,  la plasma, avviando un dialogo tra la sua interiorità e la parte più profonda del materiale usato. L’energia che si sprigiona, in questo dinamico processo dialettico, è impressa nelle forme e nelle linee di opere che risultano volutamente antiestetiche, definite spesso “selvagge”, libere da ogni rigidità o gabbia concettuale. Opere che hanno fatto il giro del mondo  ( New York, Tokyo, Osaka, Las Vegas, Parigi, Barcellona, Berlino ecc. in spazi pubblici e privati. ) Numerose anche le esposizioni in Italia ricevendo ad esempio il primo premio per l’alta professionalità artistica dall’Accademia Internazionale città di Roma e il premio della critica per l’esposizione “FAIR” , presso Villa Doria Pamphilj.

MTD

A Vercelli, il Toma  ha incantato la comunità con l’esposizione “Art is life” in grado di mobilitare diecimila studenti e decine di Associazioni di volontariato, ha inoltre realizzato opere monumentali come il Monumento in acciaio  ai Caduti di Nassiriya a Gattinara (VC). Attualmente l’artista è impegnato in una mostra collettiva “Troisi poeta Massimo” a Castel dell’Ovo (NA) organizzata dall’istituto Luce e Cinecittà, e con l’ esposizione presso il Museo del Mediterraneo a Castelsardo, in Sardegna organizzata dallo “Spazio Vivace” di Novara.

Nominato dalla Santa Sede “Cavaliere dell’Ordine Equestre pontificio  di San Gregorio Magno” per i suoi meriti artistici, ha successivamente partecipato in qualità di membro ufficiale, al “Tavolo di lavoro nazionale BCE” per la tutela e valorizzazione dei beni culturali, storici e contemporanei, organizzato dall’Ufficio Nazionale dei beni culturali e l’edilizia di culto della CEI.
Negli ultimi suoi lavori il Toma ha avviato un processo di sintesi e fusione di alcuni tratti che
connotano la sua identità stilistica: energia corporea e metamorfosi naturale, declinandole ed
immergendole letteralmente in un fiume policromatico  ed amorfo che intende rappresentare uno stimolo a porsi in un incessante processo di ricerca di se’. Nasce così l’ installazione “Arcobaleno terrestre” intreccio chilometri di tessuto colorato , dal forte impatto emotivo, che delinea fisicamente e spiritualmente sentieri di vita, lasciando a ciascuno individuo la libertà di percorrere strade emozionali più in linea con la propria corporeità, la propria metamorfosi, la propria energia vitale… il proprio colore…fino a giungere all’Arca, opera – metafora del viaggio esistenziale dell’intera umanità.

“La versatilità di Antonio Toma, potrebbe far pensare ad un’arte impulsiva. Toma possiede,
certamente, una sicura capacità metamorfica, testimoniata nell’uso disinvolto di materiali diversi senza soluzione di continuità. E tuttavia il suo lavoro nasce anche da una attenta analisi progettuale. Se a monte della sua opera c’è un senso di libertà, riflesso in un gusto prevalente per l’installazione e in generale per le manipolazioni del linguaggio, l’intuizione non si disperde in un puro esercizio inventivo, ma attraversa strati di coltivata prefigurazione dell’immagine. Da qui si può partire per una lettura delle opere di Toma, In particolare di quelle più conosciamo dell’artista installazioni con materiali anche deperibili: gomme, plastiche e tessuti; opere che l’artista contestualizza sovente in ambienti naturali ed inserisce con gusto sperimentale all’aperto e al chiuso. Ma l’artista lavora anche la pietra (come nella collezione “Future Generation”) e lo fa con una particolare attenzione allo sviluppo della forma, con una vaga allusione antropomorfa e una sensualità piena e fluida, che si riflette nella superficie levigata e nella materia plastica e serena, si direbbe leggera, libera di espandersi e di volare. Siamo nel solco avanzato di una scultura brancusiana e in parte nell’alveo delle ricerche spazialiste, con una pronunciata tensione alla immersione nell’ambiente, alla contestualizzazione naturalistica. Ecco, questo è di sicuro uno degli
aspetti più interessanti dell’arte di Toma, la sua spinta a non limitare la forma, a non costruire
oggetti per così dire conclusi, chiusi in una loro assiomatica espressione, bensì aperti alla
contaminazione espressiva, all’innesco espansivo del teatro del visibile, anche ordinario, anche corrente. La sua è ricerca che appare subito pervasiva, totalizzante: chi aspira ad un’assimilazione profonda dell’arte con la vita.”
(cit. critico Giorgio Agnisola)

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