A Fobello la presentazione degli atti del convegno Il battesimo nelle comunità dell’alta Valsesia
Sabato 11 luglio, alle ore 17.00, verranno presentati a Fobello gli atti del convegno Il battesimo nelle comunità dell’alta Valsesia, che si era svolto l’anno precedente nella stessa località.
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La presentazione, curata da Piera Mazzone, vedrà la presenza di curatori e autori del volume e si svolgerà nel giardino di Villa Musy; in caso di maltempo l’evento sarà spostato nel Teatro Comunale di Fobello.
Il volume
Il volume raccoglie le relazioni presentate al convegno. Nell’articolo introduttivo Roberto Fantoni analizza la stagionalità delle nascite nelle comunità dell’alta Valsesia, dove l’emigrazione stagionale nelle attività della filiera edilizia era caratterizzata da rientro nel periodo invernale che determinava una concentrazione della nascite nei mesi compresi tra agosto e dicembre. In queste comunità i battesimi avvenivano generalmente con l’assenza del padre, con una scelta dei padrini limitata per età e professione, e soprattutto, con una scarsa partecipazione al rito della popolazione maschile.
Si differenziavano da queste le comunità, come quella di Fobello, in cui gli emigranti praticavano attività non stagionali legate prevalentemente alla ricezione alberghiera. Elena Vigitello descrive il rito battesimale nella comunità fobellina, caratterizzato dal trasporto del bambino dalla frazione natale sino alla chiesa parrocchiale con una culla portata sul capo, illustrato da una ricca iconografia che parte dalla seconda metà dell’Ottocento. Paola Borla si è invece soffermata sul rito del battesimo a Rimella e in altre comunità walser. Mentre a Fobello questa tradizione continua a essere praticata costantemente, a Rimella questo evento viene praticato in modo più discontinuo; in altre comunità walser sopravvive invece solo il suo ricordo.
Angela Regis ricorda che la maggior parte delle culle raffigurate nelle fonti iconografiche sono state realizzate da Francesco Arcardini (Vocca 1846 – Rossa 1933), che un articolo della Gazzetta della Valsesia del 14 gennaio 1933 definiva “notissimo per la industria delle cune”; Francesco non era mai sceso oltre gli aunicci dla Rocca, ma le sue culle, oltre ad essere vendute al mercato di Varallo per entrare in tutte le case valsesiane, venivano esposte e premiate alle Esposizioni nazionali di fine Ottocento e inizio Novecento.
Durante la preparazione degli atti del convegno numerose persone intervistate per raccogliere notizie sui riti battesimali e sulle culle utilizzate per questi riti hanno riposto a chi chiedeva informazioni: siete arrivati troppo tardi. La perdita, almeno parziale, della memoria nelle ultime generazioni costituisce in effetti un problema consistente nella ricostruzione storica delle antiche usanze. Speriamo che gli atti di questo convegno, basati sulle informazioni ancora disponibili nella memoria collettiva delle nostre comunità, affiancate dall’esame della memorialistica storica ed integrate dalla consultazione delle fonti documentarie, iconografiche, fotografiche e giornalistiche, abbiano, almeno parzialmente, rimediato a questa perdita della memoria.