Quando la spatola incontra il cielo
Nelle Sale dell’Ecomuseo di Cellio, la XII edizione di Sculturando, domenica 2 agosto, si è aperta con l’inaugurazione di una mostra antologica delle opere del pittore Franco Pastrello a dieci anni dalla sua scomparsa: Quando la spatola incontra il cielo, allestita dalla moglie Giuliana e dai figli Ivan e Cinzia.
Dopo il saluto del Sindaco di Cellio con Breia, Daniele Todaro, e l’introduzione di Floriana Zavattaro, ideatrice e organizzatrice con il marito Silvano Rotti del simposio Sculturando, giunto ormai alla dodicesima edizione, come amica ed estimatrice del pittore Franco Pastrello, nato a San Donà di Piave nel 1941, ne ho ricordato l’umanità ed il percorso artistico.
La passione di Franco Pastrello per la pittura
Negli anni Sessanta, arrivato dal Veneto in Piemonte, con la prima decade da militare, acquistò una scatola di colori, iniziando a “pacioccare”, dando finalmente sfogo ad una passione innata, affinando poi lo stile alla scuola varallese del Maestro Arturo Farinone, imparando a guardare, osservare, frequentando le mostre dei grandi artisti come Morbelli e Segantini, ispirandosi agli Impressionisti e alla pittura in plein air. Franco era una persona allegra e gioviale, sempre con il sorriso, che ha lavorato moltissimo, esponendo le sue opere in numerose mostre in Valsesia e anche all’estero: riscuotendo ovunque un notevole successo.
Nel 2008 aveva pubblicato una monografia, curata da Gualtiero Bobbio, in cui presentava i suoi quadri come fossero tappe di un percorso che portava in alto, tendeva al cielo, meta di un viaggio che per lui è stato purtroppo troncato prematuramente dalla malattia.
In mostra a Cellio sono esposte una trentina di opere che ne ripercorrono l’itinerario artistico, l’evoluzione della tecnica e rappresentano i temi a lui cari: il paesaggio naturale, il paesaggio antropizzato con le baite di montagna, ma anche i casoni della sua laguna, Venezia con le eleganti gondole, gli antichi mestieri: la sarta, il “curamè”, il falegname, le lavandaie inginocchiate sull’acqua della roggia, i fiori semplici: dai bucaneve a quelli che costellano i prati di montagna.
Pastrello amava ritrarre le persone, soprattutto gli anziani: attraverso le rughe che ne solcavano i visi raccontava storie di fatiche, di lavoro e di miseria, racchiuse dalle mani screpolate e nodose. Non mescolava i colori sulla tavolozza, ma li creava direttamente sulla tela, utilizzando le “sue” spatole, strumenti raffinati, con forme e spessori diversi, che aveva personalizzato al punto che la RGM, ditta leader nel settore, aveva creato una linea a lui intitolata che aveva pazientemente testato, mostrando nel catalogo i vari modi di utilizzo.
Negli ultimi anni aveva sperimentato ed applicato una tecnica originale: il pennacquo, pastelli acquerellabili, che gli consentivano anche il monocromo, come nell’opera esposta in mostra: “I raccoglitori di patate”.
L’artista e l’uomo era inscindibili, la sua profonda umanità si traduceva in particolari che raccontavano più di un intero libro di storia: il vetro rotto della finestra di una vecchia casa ormai disabitata, era l’indice di quello spopolamento che avrebbe impoverito le nostre montagne.
Il senso del sacro è racchiuso nel Crocefisso intitolato: “Perché ancora una volta?”, realizzato in un difficile momento della sua vita, legato alla salute dell’amata figlia Cinzia: la domanda accorata di un padre, si trasforma nell’appello rivolto ad un mondo indifferente, che non conosce più il significato del perdono e della misericordia.
Franco Pastrello aveva iniziato la sua carriera proprio esponendo a Cellio, dove era tornato negli anni con sempre nuove mostre, anche in abbinamento con l’arte scultorea, come nel caso dell’amico scultore Dino Damiani, che è tra i protagonisti del simposio celliese.
Questa mostra postuma è un omaggio all’artista, per il quale la pittura ha sempre rappresentato una “valvola di sfogo”, un modo per superare e vincere le difficoltà con i colori che si facevano più vivi, più intensi, più carichi di vita, quasi volesse trattenerla sulla tela.
Foto inaugurazione mostra















