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A Guardabosone presentate nuove scoperte artistiche

Domenica 12 giugno: presentazione imperdibile di nuove scoperte artistiche a Guardabosone, paese museo, ma anche, come ha ricordato Don Albertazzi: paese parco”, per la cura con la quale viene mantenuto l’ambiente naturale, complemento inscindibile del paesaggio antropizzato costituito da un armonioso contesto storico e architettonico perfettamente conservati. L’incontro, iniziato nella chiesa parrocchiale di Sant’Agata, è nato da un’importante scoperta: l’altare di Sant’Antonio è opera della prestigiosa bottega dei Fantoni di Rovetta, paese della Val Seriana,in provincia di Bergamo, a 180 chilometri da Guardabosone.

Il Parroco Don Alberto Albertazzi, e il Vicesindaco, Enrica Caccia, hanno dato il benvenuto al pubblico attento e numeroso, ringraziando gli organizzatori.

Cesare Locca, storico e ricercatore, ha rievocato la storia di questo singolare paese, nato come avamposto di guardia, attestato in età carolingia, nell’826, in un diploma di concessione del feudo di Biella a Bosone I, re di Borgogna e di Provenza.  Il paese gradualmente accrebbe il numero degli abitanti: nel Cinquecento contava 350 unità – come oggi – e dipendeva come parrocchia da Crevacuore, ma, osservare il precetto della messa domenicale era difficoltoso, soprattutto nella stagione invernale, quindi le persone del luogo decisero di edificare una chiesa, dedicata a Sant’Agata, santa catanese (culto portato da coloro che erano emigrati in Sicilia, richiamati dalle richieste di Federico II che aveva cacciato gli arabi e necessitava di manodopera: come ha spiegato Cesare Locca). Si costituì la Carità di Sant’Agata per costruire la chiesa sulla sommità della collina, dove anticamente c’era il cimitero, collocato fuori dalle mura del borgo. L’inizio della costruzione può essere ascritto al 1560. La prima visita pastorale che cita il nuovo edificio sacro è del 1573: il vescovo Ferrero parla dell’Oratorio di Sant’Agata. Nel 1599 la chiesa era finita…ma non aveva porte, e di ciò il vescovo rimproverò il parroco: in sei mesi fu completato il meraviglioso portale ligneo scolpito, oggi conservato al Museo di Arte Sacra di Guardabosone. Nel 1629 la Comunità ottenne l’autonomia religiosa e venne nominato un parroco. Nel 1657 divenne parroco del paese un uomo straordinario: Don Giovanni Antonio Traversino, un vero e proprio ciclone, Cesare Locca lo ha definito “un prete con il vento dentro”, uomo brillante, esuberante, proveniente da una famiglia postuese molto importante e ricca. Affascinato dall’altare piramidale di Campertogno, realizzato dalla bottega degli Sceti, ne commissionò uno per Guardabosone, conservato oggi al Museo di Arte Sacra, e sarà sempre lo stesso parroco a rivolgersi alla bottega dei Fantoni di Rovetta per l’altare di Sant’Antonio. Dell’altro altare affiancato, dedicato alla Madonna del Rosario, non si conosce ancora la storia, ma le ricerche proseguono.

Lidia Rigon, Direttrice della Fondazione Fantoni di Rovetta, ha tracciato la storia di questa prestigiosa dinastia di artisti, che dal Quattrocento operò ininterrottamente per quattro secoli: “Era una bottega stanziale e famigliare, che ebbe sempre sede nella casa-bottega di Rovetta, dove si accumulò nei secoli tutto il materiale operativo e documentario, di ideazione e progettazione delle opere: oggi nella stessa casa è nata la Fondazione Fantoni”. La casa-museo, aperta al pubblico, mantiene anche gli ambienti domestici, dando un ordinamento didattico ai materiali e alla documentazione. I Fantoni erano essenzialmente scultori, iniziarono con il legno e proseguirono con il marmo, ma saranno poi anche architetti. La gestione della Bottega è ricostruibile attraverso l’archivio: libri mastri, il Libro delle opere, la corrispondenza con i clienti, gli atti di pagamento.

Nel 2021 dalla Fondazione fu pubblicato un Quaderno, curato da Lidia Rigon: “I Fantoni dalle origini al 1693. Disegni dalle collezioni della Fondazione Fantoni” che contienecirca duecento disegni, ascrivibili al periodo più antico di attività della bottega, arrivando fino al 1693, data di morte di Grazioso il Vecchio. Tra i disegni, due sono riferiti al progetto dell’altare di Sant’Antonio di Guardabosone. Su uno è riportata la nota di contratto, datata 7 settembre 1662, firmata dal parroco don Giovan Antonio Traversino, e la località di destinazione dell’opera: Guardabosone, in passato mal interpretata, perché nulla lasciava presagire che i Fantoni avessero lavorato in Piemonte. Il disegno è diviso in due soluzioni proposte al committente: prassi di lavoro usuale per la bottega, che partiva già con progetti alternativi, basi sulle quali discutere. Purtroppo manca il Capitolato di Guardabosone, però questo disegno è diventato “caposaldo di testimonianza documentale”: cioè le opere vengono datate prima o dopo il progetto di Guardabosone. La Dottoressa Rigon, ha mostrato molte comparazioni di dettagli di opere fantoniane, che rappresentano una sorta di “cifra stilistica” della bottega: “I Fantoni, anche in epoca precoce, furono sempre molto abili nel fermare il movimento dei personaggi, creando quasi delle istantanee, che li bloccano nell’azione”.

I contatti tra uomini di chiesa, colti e influenti, erano sicuramente frequenti, tra predicatori, sacerdoti e penitenzieri nascevano delle relazioni: “Si creava una sorta di passaparola che si concretizzava in nuove realizzazioni e certo la fama di questa bottega dovette influenzare positivamente Don Traversino, che cercava sempre il meglio di quanto il mercato artistico offriva”. Al termine del suo brillante intervento la dottoressa Rigon ha invitato i guardabosonesi a Rovetta per visitare la Fondazione Fantoni, ricordando che dopo Ferragosto, sono state organizzate due giornate fantoniane “full immersion”.

Cesare Locca, dopo i calorosi applausi tributati all’intervento di Lidia Rigon, ha ripreso la parola per comunicare: “Oggi sono riuscito a concretizzare un mio sogno: ricostruire l’aspetto della primitiva chiesa cinquecentesca, trasformando in disegni architettonici, realizzati dall’amico scultore Ireneo Passera, quanto è rimasto ed è stato riutilizzato e tutte le testimonianze ricavate dai documenti. L’originario edificio sacro era una chiesa buia, con un unico punto di luce nella zona absidale del transetto, in cui troneggiava l’altare piramidale e al centro la trabeazione dorata, sovrastata dal gruppo del Crocefisso”, ricordando che nelle chiese antiche il gruppo del Crocefisso spesso veniva posto sulla trabeazione, Cesare Locca ha fatto osservare come: “Le statue dell’attuale altare del Crocefisso sono di concezione cinquecentesca, rigide, compassate, non nate per quell’altare:forse furono recuperate dall’antica trabeazione, che oggi è ancora visibile nella chiesetta dei Torni. Per cercare di ricostruire l’aspetto della vecchia chiesa sono state fatte ricognizioni attente sugli intonaci esterni, ipotizzando la presenza di quattro colonne per sorreggere il tetto, ed un’unica navata, in osservanza delle Instructiones Fabricae di San Carlo Borromeo. La raffinata acquasantiera lapidea cinquecentesca del Maestro di Pietre Gemelle, HW,posta all’ingresso, è un’opera d’arte importante: di quel maestro lapicida sono attualmente note ventitrè opere in Valsesia, una a Guardabosone e una ad Andorno”.

Queste affascinanti ipotesi, tradotte in disegni, sono il frutto di anni di ricerche documentarie e di un appassionante collaborazione tra lo storico e l’artista.

Il pomeriggio si è concluso nella Chiesa dei Torni, per riconoscere l’antica trabeazione ed ascoltare un suggestivo concerto di musica barocca, offerto dal trio composto da Francesca Guala, Enrico Marone e Massimo Zanetti.

Anche in questa chiesa Cesare Locca ha ipotizzato alcune prestigiose attribuzioni, che si spera trovino conferme documentarie: una splendida Madonna lignea policroma, dalle movenze dell’abito e dalla postura del corpo, potrebbe essere attribuita allo scultore valsesiano Mainoldo, cui recentemente il Professor Casimiro Debiaggi ha dedicato una ricca monografia pubblicata dal DocBi.

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